Anteprima di “Ossa carne” (Le voci della luna, 2012) – Dome Bulfaro

Ossa Carne

di Dome Bulfaro

traduzioni in inglese Cristina Viti

dot.Com Press – Le Voci della Luna, 2012 (redazione@dotcompress.it)

fotografia di copertina: Simone Casetta

dalla serie “Fanno finta di non esserci”, 2011

 

dalla Nota della traduttrice Cristina Viti

(…) Ed ecco in queste pagine il corpo in viaggio dalla morte alla vita, un viaggio di ritorno verso una carnalità consapevolmente e pienamente intesa. Partendo dall’immagine impossibile degli scheletri di un uomo e di una donna che durante la vita hanno inciso iscrizioni nelle proprie ossa (a indicare non uno sterile ripiegamento, ma un’acuta consapevolezza che qualunque esperienza vissuta lascia un solco nella profondità della struttura corporea), incontriamo via via un corpo che si confronta con vari stati: corpo che si ribella a se stesso, scomposto in una serie di sistemi e tessuti discordanti, votato all’autodistruzione; ma anche corpo che illumina, che infuso d’amore e di compassione ripristina il mondo, che giocando con la propria forma e sciamanicamente sognandosi libero dalla propria valenza maschile o femminile trova nella voce e nel canto la chiave dell’integrità dell’essere. (…)

from Translator’s Note (Cristina Viti)

And so we find in these pages the body voyaging from death to life, a return journey towards a carnality understood with full awareness. Starting from the impossibile image of the skeletons of a man and a woman who during their lives have carved inscriptions into their own bones (signifying not sterile self-absorption but the acute awareness that every experience deeply marks bodily structure), we come face to face with a body living through various states: a body rebelling against itself, broken down into warring systems and tissues, sworn to self-destruction; but also a body of light, infused with love & compassion & thus able to restore the world, a body playing with its own form & shamanically dreaming itself free of male & female valency, finding the key to the integrity of the self in the voice & its song.

 

Colonna vertebrale. reperto n° 9

In noi, s’impernia Galla Placidia, mosaico

di cellule staccate dall’arcobaleno

in noi, s’infuria Giovanna d’Arco, alla testa

di giuste, schierate ed apocalittiche, arse

vive per le stregonerie dei loro boia

in noi, il tempo ha succhiato il midollo del mondo

per farne il geniale pozzo di San Patrizio

in noi, ruota la scala della sapienza infinita, poggia

la colonna: serpente a sonagli affamata di popoli

antichi e moderni ingoiati come patatine ed hamburger

in noi, i ruderi di coda rizza, ci ammoniscono, sotto

rimembrano l’origine animale dell’umana natura

l’istinto quadrupede di sopravvivenza, di lotta

in noi, la posizione retta è coscienza, abbiamo ricorsi

di capobranco, di capostipite, di prevaricazione

di faraone che si mantella del sole, di graffi e amore

in noi, l’amore si alimenta nell’eterna follia, il pathos

l’elettricità che grida nel nostro vertebrato cavo

può illuminare città rase, far del cupo Las Vegas

in voi, domandatevi se per lui infilzereste il vostro cuore

come spiedino, per lei intingereste la lingua nel veleno

in voi, domandatevi se sareste disposti all’adulterio

pur sapendo che quel Malatesta già vi prende le misure

domandatevi se del vostro filmato siete attori autori!

ecco, ora posso sentirti superiore, sacro, or che scalzo fin le ossa

francescano, posso anche non manifestare la tua potenza

posso essere cibo e commensale dell’ultima cena

posso anche non essere di un sesso od esemplare

posso dare all’altro quel ch’è serbato a me

ecco, cosa è realtà cosa sogno

cosa è la spina dello stare

che dolce s’incunea

nel non dire

 

 

Spinal Column. finding no. 9

 

Inside us, Galla Placidia pivots, a mosaic

of cells loosened from the rainbow

inside us, Joan of Arc is raging, at the head

of righteous, close-ranked & apocalyptic

women burnt alive for the witchcraft of their butchers

inside us, time has sucked the marrow of the world

to turn it into St Patrick’s genius well

inside us the revolving stairway of endless wisdom turns,

the column rests: the rattlesnake hungering for peoples

ancient & modern that she gobbles like burgers & fries

inside us are hard-tail relics that warn us underneath,

remembering the animal origin of human nature

the four-legged instinct for survival, for fight

inside us, the righteous position is consciousness, we’ve

ways of the pack leader, the forefather, the forcings

of sun-mantled pharaoh, of scratches & love

inside us, love feeds on eternal madness, the pathos

the electricity howling inside our vertebrate hollow

can light up razed-down cities, turn gloom into Las Vegas,

inside you, ask yourselves would you spike your heart

on a spit for him, dip your tongue in poison for her

inside you, ask yourselves would you be game for adultery

even knowing that Malatesta’s already sizing you up

ask yourselves are you the acting authors in your own film!

there, now I can feel you as superior, sacred, now that barebone

scraped, Franciscan, I can also not manifest your might

I can be food & sharing guest at the last supper

I can also not belong to any sex or sample

give to the other what’s been kept for me

there, what is reality what dream

what is the spine of abiding

wedging itself gently

into not-telling

 

 

Costato. reperto n° 10

 

Scardina il fianco scoperchia me spurio

sarcofago oratorio di sette strati

tegumentali essiccati per ospitare

te mia Nefertiti che nei respiri hai i tesori

estirpa me e aspira il respiratorio poi l’endocrino

nervoso digerente circolatorio l’escretore

dissolvi me il riproduttore di ritratti a me somiglianti

disossami il locomotore d’avorio ora che ancora viva

t’inglobi intera ti scuoi e colleghi ai miei canoni gli impianti

cinti come voglio in vita vivere coi tuoi apparati

quando non di coste o stracci ci bendiamo

ma d’abbracci presentiti immortali

Ribcage. finding no. 10

Unhinge the hip unlid me the spurious

oratory sarcophagus of seven layers

of tegument desiccated so as to host

you my Nefertiti holding treasure in every breath

extirpate me inhale respiratory endocrine

nervous digestive circulatory excretory

dissolve me the reproducer of portraits resembling me

debone my ivory mover now that still alive

you englobe & skin yourself whole & wire to my canons

your circuits waisted the way & how I want

to live in life with your systems

when we bandage ourselves not with ribs or rags

but with embraces forefelt as immortal

 

 

Ginocchia senza più legamenti. reperto n° 13

 

Adesso s’incarna in Trasimeno dal suo femore ricava un remo, dalla

rotula un sasso che mi segnala quel suo desiderio

dalla tibia un flauto che ci permette telecomunicazione

dal suo perone l’ancora che come lancia mi spacca il cuore

Agilla, ninfa dal corpo di lago, m’inabisso in te e m’adagio sul fondale del grembo

come bimbo come suicida imbarcazione che affonda. Aderisci

come polena alla prua del mio fisico ma da allora i miei simili mi chiamano

guardo sù, scorgo gambe, e ti parlo da marinaio lontano dalla propria terra

 

Knees With No Ligaments Left. finding no. 13

 

Now he’ll incarnate as Trasimeno make an oar of his own femur, of

his patella a stone alerting me to that desire of his

of his tibia a flute allowing us telecommunication

of his fibula the anchor splitting my heart like a lance

Agilla, lake-limbed nymph, I plunge down, lay myself down in the lakebed

of your womb like a child like a sinking suicidal vessel. You fit

like a figurehead to my body‘s prow but since then my peers’ve been calling

I peer up, sight legs, & speak to you as a sailor far from home

Frontale. contatti n° 22 – 24

È da quando sono donna che dissanguo gli anni

batto la strada gli lavo i piedi coi capelli

e con spilli non più sotto il tacco ma come una farfalla

dispiego le ali e il dorso s’una bacheca di rovi t’accolgo

crocifissa per dirti quanto misura un battito materno

quanto una madre spiri di crepacuore per qualunque figlio

quanto essere madre sia condanna madida d’eterno

 

Sulle punte quasi stessi rincasando

tardi, danzo a un soffio da cielo e terra

per non esistere almeno una frazione

in forma di uomo o donna ma come sono

sulle punte quasi stessi rincasando

tardi, danzo a un soffio da cielo e terra

per non esistere almeno una frazione

in forma di uomo o donna ma come sono

sulle punte quasi stessi rincasando

tardi, danzo a un soffio da cielo e terra

per non esistere almeno una frazione

in forma di uomo o donna ma come sono

sulle punte quasi stessi rincasando

tardi, danzo a un soffio da cielo e terra

per non esistere almeno una frazione

in forma di uomo o donna ma come sono

La tua gioia è la mia agopuntura, simula

lo stesso numero di scarpe, piedi giunti che rendono l’increspatura

di non essere il passo che sono, meno duro e lento allo sprofondare.

Ci copiamo non capiamo chi è sole o riflesso pare bello annegare

mi sento mare che abbraccia mare specchio d’universo solo quando

ti asciugo le lacrime col mio pane

 

 

Front. contacts nos. 22-24

 

Since I’ve been woman I’ve been bleeding the years

blazing the trail washing his feet with my hair

& with pins no longer under my heel but as butterfly

I spread my wings & back well-come you into a showcase of thorns

crucified to tell you the measure of one mother-heartbeat

how much a mother dies of heartbreak for any child

how being mother is a sentence drenched in eternity

On tiptoe almost as if I’m coming home

late, I’m dancing one breath away from heaven & earth

so as not to exist at least for a fraction

in man or woman form but as I am

on tiptoe almost as if I’m coming home

late, I’m dancing one breath away from heaven & earth

so as not to exist at least for a fraction

in man or woman form but as I am

on tiptoe almost as if I’m coming home

late, I’m dancing one breath away from heaven & earth

so as not to exist at least for a fraction

in man or woman form but as I am

on tiptoe almost as if I’m coming home

late, I’m dancing one breath away from heaven & earth

so as not to exist at least for a fraction

in man or woman form but as I am

Your joy is my acupuncture, simulate

the same shoe size, joined feet rendering the creasing

of not being the step I am, less hard & slow to sink.

Understudying each other not understanding

who is sun who reflection it seems good to drown

I feel like sea embracing sea mirror of the universe only when

I dry your tears with my bread

 

 

 

Nuca. contatto n° 31

Una madre storta sul canarino

è vasta più d’un matrimonio un dio

la sua mano è gradina che percorre

la nuca e sbozza nel cranio carezze

scoprendo fra i capelli angoli, urgenze

rattrappite – imbeccate nel buio ragli

quel folle brancolare nell’abbaglio

che urta statua e scultore nella scaglia –

la madre sul bambino… quel non più

loro parlarsi per fosse comuni

La fronte di mio padre è lunga otto ore

non ha capelli intorno ma irte donne

a lutto, fra gli occhi ha un cestino dove

porre baci impacchettati da troppi anni.

La fronte di mio padre è pianura al sole

ma nel resto è come noi: non finito

scabro dolore, per questo ti prego

ora padre lascia che tuo padre sia io

la mano sotto la nuca la mia

sia, padre morto, tu bambino mio

Nape. contact no. 31

A mother leaning crooked over the budgie

is vaster than a marriage a god

her hand is a smooth step roaming

the nape & roughing out caresses in the skull

discovering angles in the hair, urgencies

stunted – mouth-fed in the dark, brayings,

that mad groping in the daze

bumping statue & sculptor in the scale –

the mother over the child …. how they no longer

talk to each other by common pits

My father’s forehead is eight hours long

it has no hair around it but bristling women

in mourning, between his eyes is a basket where

you can place kisses wrapped up for too many years.

My father’s forehead is a plain in the sun

but otherwise he is like us: unfinished

rough-hewn grief, for this I beg you

now father, let your father be me

the hand under the nape, let it be mine

let it, dead father, let yourself be my child

Dome Bulfaro

è nato a Bordighera nel 1971, vive a Monza. È poeta, performer, artista, insegnante. Ha pubblicato Ossa. 16 reperti (Marcos y Marcos 2001), Carne. 16 contatti (D’IF 2007) vincitore del Premio di Letteratura “Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo”, Versi a Morsi (Mille Gru 2008), Milano Ictus (Mille Gru 2011) da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo crossover di poesia, teatro, musica. Suoi testi poetici sono stati pubblicati negli Stati Uniti (Interim 2006) e in Scozia (Luath Press/Torino Poesia 2009) tradotti dal poeta americano Christopher Arigo. Ha vinto diversi premi di poesia ed è stato pubblicato in numerose antologie, blog e riviste letterarie italiane. Ha sviluppato metodologie didattiche applicate alla poesia contemporanea – scritta e ad alta voce – e tiene seminari e corsi per ogni età e grado di preparazione. Ideatore di numerosi eventi poetici, è direttore artistico di PoesiaPresente (www.poesiapresente.it).

 

Born in Bordighera in 1971 and living in Monza, Dome Bulfaro is a poet, performer, artist and teacher. Published work includes Ossa. 16 reperti (Marcos y Marcos 2001), Carne. 16 contatti (D’IF 2007), Versi a Morsi (Mille Gru 2008), Milano Ictus (Mille Gru 2011) which was adapted as a cross-over poetry, theatre and music performance. Some of his work, translated by American poet Christopher Arigo, has been published in the US (Interim 2006) and Scotland (Luath Press/Torino Poesia 2009). He has won several poetry prizes and his poems have been published in numerous anthologies, blogs and Italian literary magazines. He has developed new teaching methods for the practice of contemporary poetry in its written and spoken form, and holds seminars and courses suited to different ages and levels. He has created and organized many poetry events and is artistic director of PoesiaPresente (www.poesiapresente.it).

 

Cristina Viti

Poetessa e traduttrice italiana che vive e lavora a Londra.

Tra le traduzioni pubblicate, Selected Works of Dino Campana (Survivors’ Press 2006) e due parti di un testo poetico di Stephen Watts, Mountain Language/Lingua di montagna e Journey Across Breath/Tragitto nel respiro (Hearing Eye 2008, 2011). In preparazione per la MacLehose Press la versione inglese del romanzo di Mariapia Veladiano La vita accanto (Einaudi 2011, Premio Calvino 2010).

 

Italian poet & translator living & working in London.

Published translations include Selected Works of Dino Campana (Survivors’ Press 2006) and two parts of a long poem by Stephen Watts, Mountain Language/Lingua di montagna and Journey Across Breath/Tragitto nel respiro (Hearing Eye 2008, 2011). Forthcoming for MacLehose Press the English translation of Mariapia Veladiano’s awardwinning novel, La vita accanto (A Life Apart).

6 comments

  1. Grazie a Luciano Mazziotta che ha cucito ad arte questo post, a Morfea e Maddalena per l’incisione, e a Simone Casetta, la cui mostra “Registro dei poeti italiani contemporanei”, visibile all’Urban Center di Monza, chiude domenica 4 marzo. Poesia pura in bianco e nero, stampata al platino palladio! dome

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