Giorno: 18 febbraio 2012

Iosif Brodskij – Poesie italiane (alcuni estratti)

DALLA SEZIONE STROFE VENEZIANE (1)         a Susan Sontag

I

Fradicia stanga del pontile. Vi è legata triste una giumenta
che agita nel buio la criniera, resistendo al sonno.
Le chiavi di violino delle gondole dondolano, emettendo
silenzio ognuna per suo conto.
Quanto più il moro è fiducioso, tanto più nera è la carta
di parole.  E la mano, per raggiungere un collo troppo corta,
sgualcito dalle dita di Jago stringe al viso il merletto
d’un fazzoletto di pietra.

II

Le rive sono deserte, la piazza è vuota.
Più volti alle pareti del caffè che nel caffè stesso;
una fanciulla in pantaloni di seta suona un liuto
a un Mustafà vestito come lei.
Secolo decimonono! Nostalgia d’Oriente! Posa
dell’esule sulla roccia! E come un globulo bianco nel sangue traspare
la luna nelle opere dei cantori, che bruciano di tisi,
ma dicono che è amore.

III

Nessuno ha nulla da fare qui, la notte. Né un’ugola d’oro
né la dolce Duse. Batte un tacco solitario
sull’acciottolato.
La vostra ombra, come un tremante carbonaro,
si allontana da voi sotto il fanale
ed espira vapore. Di notte noi parliamo
col nostro stesso eco: il fiato caldo inzacchera
il vetro trasudato di quest’acquario in marmo, vuoto l’ideale
per ogni risonanza.

IV

Oltre le scaglie d’oro delle finestre emerse dal canale, è un olio
in cornice di bronzo, un pezzo di pianoforte, una cosa.
Questo celano dietro le tende tirate la perca e il cefalo,
sbatacchiando le branchie.
E se per caso incontri una dea con nulla addosso
sotto un soffitto, ti gira la testa, e gli ingressi
con il palato che un lume infiamma d’angina
si spalancano a pronunciare un <<a>>.

V

Un tempo qui i colpi di coda, guizzi, e in tondo
torcendosi in fregola, le coppie balzavano
di sbieco nell’ovale dello specchio, e che emozione sotto il domino
lo scollo bianco e fondo!
Come turba lo scirocco la laguna. Gonne visi pantaloni
si mischiavano in zuppe tiepolesche.
Dove sono finiti i pulcinella, gli arlecchini,
le maschere, le tresche?

VI

Così all’Opera lenti si spengono i lumi,
così a notte le cupole calano come meduse di volume,
così si stringe, avvitandosi, la calle-anguilla,
e s’appiatta la piazza-razza.
E raccoglie i pettini caduti da capelli
cotonati di donna per le proprie figlie
Nereo, ma lascia intatte le perle gialle
dei lampioni stradali.

VII

Così tacciono le orchestre. La città è come lo sforzo dell’aria
di trattenere sull’orlo del silenzio l’ultima nota.
e si ergono, come leggii ravvicinati, palazzi
mal rischiarati.
Solo una stella azzarda un falsetto tra le linee del telegrafo
là dove dorme di un sonno profondo il cittadino di Perm’.
Ma l’acqua applaude, e la riva pare brina
posata su un doremì.

VIII

La notte, moltiplicata dal mare per due, non dà
folla di zeri, cioè folla di uomini,
anche se i loro volti, a dir la verità,
più bianchi si fanno.
Voglia di spogliarsi, gettare la corazza di panno,
crollare sul letto, stringersi a ossa vive
come a uno specchio ardente, dalla cui superficie
nessun dito potrà più scrostarvi

(1982)

****

Iosif Brodskij – Poesie Italiane Adelphi -traduzioni a cura di Giovanni Buttafava e di Serena Vitale. In particolare, i testi qui proposti sono stati tradotti da Giovanni Buttafava