Giorno: 13 febbraio 2012

Mariasole Ariot – poesie

Esili

I muri cantano
quando l’animale trema.

S’incontrano la Persona e il testimone, e lei s’inclina.

Le piega le spalle  un ferma-testa,
con le tenaglie separa il grigio dal grigio,
costringe ad un deserto.

-Piacciono ai denti
le parole dure, durano
le cose morte-

E i muri che cedono all’incanto
pesano la memoria ad ore.

Solo i pesci morti si salvano dal fondo: la testa non si mangia
né si avanza, l’origine
si frana nella forma.

***

Sulle foglie ruvide

L’asfalto non ha braccia eppure annoda,
ci buca nelle mani
a difesa della luce.

Indistinti barcolliamo nella folla.
L’uno dorme, l’altro piove
io mi accascio al tichettio.

Di luogo in luogo, di roccia che ritira, la strada
si sminuzza nel suo opposto: sulle secche la goccia non si arena
e voi vi separate
e noi ci separiamo.

Nel sogno vi schiudete ancora svegli
afferrati corpo a corpo come foglie
nel giardino dei mancini non c’è vento
e dove l’altro è già l’inverso
dove io non è più io, divento l’altro.

***

L’urgenza è ora, la parola è ora

Dove il nodo ripara
il vento cancella e non raduna.

Di silenzio in silenzio scardina
di bianco si avventa in verticale.

Al primo piano un volto afferra
……..-e il cielo si fa lento: la penombra è il mio artificio.

L’esilio che non sono e che già sono,
di esilio mi condanno alla parola.