Giorno: 24 gennaio 2012

Gianluca Sansone – alcune poesie

ORE 16:38, SOPRAVVISSUTI.

Mi lasci qui, nel vuoto
del vuoto che meglio rendono
le nebbie che s’aggrovigliano
ai lampioni
che le fiamme
le mani
appena chiuse nella stretta
corsa a riprendersi le tue;

e poi dicono che i poeti
ignorino i passanti
della domenica mattina
al duomo
con l’aria di partenze
e di arrivi negli occhi
e un caffè senza zucchero in galleria:

io scriverei anche in salita
se ce ne fosse bisogno
e su per i soffitti
ma nessun cuore mi domanda

così sto zitto,
fermo come gli orologi
a Piazza Fontana.

 

LA NUOVA STAGIONE

La nuova stagione porto’
fili d’erba e bisbigli d’oltralpe,
parole a cavallo di stelle
sull’uscio di case verdi
ad interno rosa smeraldo.

Fuori campo, fuori contesto,
La mia biglia curvava
sempre oltre la buca.

Bianca di smalto
e rossa di polvere andava.
Sfiorando il viso alle dune.

 

CONGETTURE E CONGIUNTURE

Al pastrengo spiaccicato
contro il vetro annerito
cui neppure il giro chiuso
del tergicristallo pone
rimedio ho dato il vago
senso di oblio, di assenza
di fine della continuazione:

ed e` come se tutte le foglie
dell’ albero e le erbe pensili
e le ciglia dagli occhi cadute
ecco tutte le forme di stato

si fossero chiuse in quel punto
esatto d’oliva e di sole,
in quella vita che fu,
in questo pianto che viene.

 

ACQUE DI FIUMI CHE SCORRONO

Serrano i ranghi sparsi
gli oscuri eserciti
di formiche che sfilano
per la casa, quasi all’alba,
che s’inseguono passando
in rassegna la tavola
imbandita. Dormono mentre
passeggiamo sulle loro teste
complicate,si svegliano
sempre mentre noi dormiamo.
Questa casa li conosce tutti
i suoi abitanti, i mille cuori
il cui battito noi due ignoriamo.

 

ASCESA AGLI INFERI DI UN POETA E DELLA SUA MUSA

(Antefatto)

Non dare peso alle parole
che peso non hanno, Irene,
luce alle ombre, catene agli anelli
che insieme non vanno.

Comprendo anch’io il viaggio
delle minuscole polveri
da un fondo all’altro
delle eterne clessidre

– o discariche,
dissi una volta-

ma non amo scioglierne
il canto o le briglie,
ne` seguirne nel tempo
le tracce- l’ingrato son io,
certo, per tanta disattenzione:

1

A Gaza per una striscia
Di terra contesa
Sapessi quanto dolore
Irene, quanto amaro patire

Figurati per questa
Striscia di cielo appena appena
In salita che mai si farebbe,
Senti gia` che rumore?

2

Lascero’ che controllino negli
Albi professionali la mia dote
Di poeta, la mia attitudine
Alla follia
E la mattina niente caffe` schiumato
O discussioni da platea di reparto
Niente interviste sul come cambia
L’abitudine a soffrire della gente

Lascero` pure che mi additino
Con disprezzo gli agenti di commercio
Delle bombe in transatlantico
Pur di rimettere piede in fallo
Mano nella piaga aperta pulsante
Pur di ricomporre il decoroso
Cadavere della poesia
Potergli gridare come fosse Lazzaro
-E` tempo, cammina-
prima che il tempo asciughi la sua brina
anche per me che lascio ancora un giorno
al silenzio a filo d’erba, che avanza,
il resto allo schianto
o di taglio in doppiafila.

3

Si prosegue.
Due per volta verso la fine
Due a due,
Verso brulle colline.

4

Chiaro che nessuno ci rispondera`
Se neppure domandiamo, Irene,
noi due poi che non beneficiamo
di alcun accordo col rettore di turno
ne` di tesserini magnetici
per attraversare le porte
E chiaro e` pure che non ci sia
alcun modo di evitare la fila

-o forse quel citofono, aspetta,
quello strano interfono:
-Lei che cosa vuole signore?, dica?,
ma per favore…

5

Volevo un segno che agli onesti
Ogni cosa e` accordata, anche piu` avanti,
E magari sapere a quale punto preciso del lampo
E` previsto
Che effettivamente tutto s’aggiusti (poi)…

-Lei che cosa?…ritorni in fila, per favore-

6

Un’altra cosa volevo dirLe
Che non ho pazienza certa
Ne` amore per le faccende
Seriose o ripetitive
Per le attese che si prolungano
A dismisura

Forse sono in anticipo qui-
Che dice?-
Non lo crede lei pure?

7

(struscio un cerino
Nel buio, respiro quel poco
Che viene alle grate
E mi pare buono,
ancora buono cosi`primitivo)

8

Mi dicevano da ragazzo
Che questo di qua
Non sarebbe stato del tutto
Dissimile dall’altro lato
Del mondo,
solo che qui ogni cosa
avrebbe avuto il suo senso
e ogni parola disvolto il suo nodo

9

Nuova sosta
In prossimità di un declivo,
Nuova conta.
Infinito numero
Certo
Il mio numero
Invece sembra finito.

10

Naturale che io mi fermi
Qui Irene, che di colpo
Mi scadano i documenti
E mi si parino innanzi
le porte serrate e inviolabili,
al confine col purgatorio.
Io son qui, giunto
al varco dell’infero
al culmine del mio tragitto
al contrario
-e va bene che ho scritto
qualcosa di buono
ma non e` che fosse semenza,
chi vuoi che ricordi
cosa vuoi che ne sia?-

 

Gianluca Sansone, classe 1976, vive in provincia di Napoli. Sue poesie sono uscite in antologia, su ‘Lo specchio’ della stampa, su diversi siti letterari.