Giorno: 20 gennaio 2012

Poesie da IO NO (Ex-io) di Valeria Raimondi e nota di lettura di Alberto Mori

IO NO (Ex-io), Valeria Raimondi, ThaumaEdizioni, 2011

Alcune poesie :

5
Maledizione
mi porto dai primi vagiti
da una bambola rotta
da quel latte versato
Io calpestata – fiorita – spogliata
doppia quadrupla
in frammenti
infiniti
divisa
per essere Una e Intera

14
Emigrare da me
da questo corpo in esilio
da questi letti stranieri
da queste mani inutili.
Emigrare da sé
da questi frastuoni
da questi sudditi
di re imbecilli.

24
Mi ammalo
per il gusto della convalescenza
mi ammalo sotto anestesia
Mi sgravo così dal dolore
Prendo il largo da te
a grandi bracciate
Ammaestro i cavalli
che salgono e scendono
nel ritmo impazzito
Infine scendo dalla tua giostra

—–

3
Le posso guardare,
leggère, salutari, pulite
foglie ben disposte
accuratamente asciugate.
Le prendo una ad una
in punta di forchetta:
sono Verde-Speranza,
di un pallido niente
coreografia perfetta.

—–

11
Razze di vuoti a perdere
Contenitori del nulla
di scorie – di cibi avariati
Non son della vostra pasta, sacchi pieni di cibo e di merda

18
Anche il corpo si allontana
cessa i desideri, è un altare una messa nera un [sacrificio ancestrale.
Voi avete un sogno.
Io no.
Mi vorreste far sognare il vostro sogno
ma il mio è differente,
non ha termini di paragone.
Il mio brutto sogno somiglia
agli incubi delle veglie e io
continuo a sognare da sola.

Nota di lettura

Talvolta l’oltranza deve essere  più forte  per  resistere oltre il lecito.Tutto ciò è stato compreso attraverso le loro esistenze da coloro che come Jim Morrison cercavano “Break on through to the other side” e si rifletta subito sulla traduzione di questo inciso dove il verbo “to break”, tolto l’infinitivo “to”, si regge sulla particella fraseologica “on” che lo pone in movimento .E’ dunque una rottura transitiva  ed in transizione del e nel movimento. In sintesi estrema  quanto il poeta e cantante dei Doors ha cercato con la sua esistenza. Andare dall’altra parte della vita attraversandola con il suo spostamento. La sua diversità.

Valeria  Raimondi  in  Io  No (Ex-io)  lega la particella “ex” ad una anteriorità cercata nel pronome, io simmetrico ,anche se minuscolo, a quello che immediatamente nega subito d’acchito. In questa fuga  antecedente vanno questi versi imprecati e resi non nati:” E fingo eludo  sorvolo” , quasi che la poetessa barricadera e rivoluzionata insceni anche il cedimento per poi rimanere con “le mani alzate perché scenda il cielo”. Arresa ed attesa alla vita perchè la raggiunga.

Quando poi si compie, come in questa plaquette, spoliazione autochirurgica dell’identità, restano  i referti da  lanciare  verso il lettore, attraverso anatemi organizzati in frammenti.In ogni caso queste poesie, al di là dell’evidente scelta d’urto comunicativo, hanno certamente avuto una lunga  gestazione. Lo si avverte soprattutto quando la negazione mette in gioco il corporeo e la sua organicità:allora si sazia una mistica ancora più resistente. Così mentre S.Teresa d’Avila nella traslazione del suo io corporeo entrava in “unio mystica” copulante con Gesù Cristo, Valeria Raimondi, pur restando all’interno di una anoressia laica,mostra con intensità le sue pulsioni nella carne della parola ed anche quando l’alterità viene fagocitata ,la poetessa sa restare “nella virtù monca
nello spazio di un vuoto”. Resiste ed assume il suo essere.

Io No  (Ex-io)  risveglia, pur nella sua convergenza con il presente ostile, antiche memorie post  punk ,tra  le quali il “Placebo effect” di Siouxie Sioux and the Banshees, nel vorticato dei neon violacei, sembra il più attinente, soprattutto nella sezione dei sogni, dove il dark dell’atmosfera nauseata viene qua e là interrotto da colori cangianti “osceni”,nell’accezione di “fuori scena”: il luogo di osservazione onirica ove si spinge la poetessa nella regolamentazione plasmatile dei suoi deliri di poesia.

Io No (Ex-io) non vuole dichiaratamente detenere neppure il diritto di piacere al lettore ed è attraversato da una forma di ascesi sotterranea.  Riscatto esistenziale che diviene alla  fine un patto delle viscere dell’anima dove leggere un augurio. Un segno per tutti
noi. Convocati e presenti a questo parto felicemente doloroso.

Gennaio  2012                                                      Alberto Mori

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