ARGO – VIXI

segnalo l’uscita del nuovo numero di Argo (numero diciasette) : VIXI

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in lettura qui alcune poesie contenute nel numero:

Marco Giovenale

Dolciastro un dentro
un iter nel pruno.
Il dito mostra le escavazioni e il nero
la masticazione dalla
ruggine dei vermi,
la gomma brillante, i canali, una lacca,
minimo fiume interno fluminis acedia
sottocorticale poi più
niente fra vita e morte – una
fascia di frazioni
di hertz, quasi zero.
(Meno).

Gianni Montieri

Gli spararono in faccia
che tutti sapessero, che tutti ricordassero
la sera stessa in piazza
commenti da stupidi ventenni
stabilivamo con una birra in mano
il grado di importanza di una morte
(chi lo conosceva, quanti colpi
se c’era tanto sangue, quanta polizia)
qualcuno stava zitto, qualcuno parlava

pochi minuti per tornare all’ordinario:
la biondina in jeans tagliati a chi la dava
il centravanti squalificato, il motorino truccato.

Franca Mancinelli

un colpo di fucile
e torni a respirare. Muso a terra,
senza sangue sparso.
Cose guardate con la coda
di un occhio che frana
mentre l’altro è già sommerso; e tutto
s’allontana. Gli alberi
si piegano su un fianco
perdono la voce in ogni foglia
che impara dagli uccelli
e per pochi istanti
vola.

Viola Amarelli

(vestito rosso)

Mettetemi il vestito rosso
e poi alla terra morbida una fossa
ch’io rinasca verme e insieme mosca
magari campanula o cicoria
e tutto questo senza tante storie
che anche la morte, sai, serve la vita.

Salvatore Della Capa

Se la sera rientro
un angolo buio mi accoglie.
I muri conficcati nella carne
le ginocchia segnate
dal silenzio dei morti

Paolo Fichera

<frame nella morte>
un lenzuolo che sa di birra e urina, l’ultima festa
prima del tramonto
quel tramonto lo chiami sangue, o fierezza, non ricordi.
un riflesso: io sono te, l’uomo che cammina tra gli alberi
nel suo paesaggio
<io sono l’uomo che stupra la voce nell’ora in cui sarai muto>
<io sono te, ora, scritto nella voce>

Anna Lamberti-Bocconi

Chi sente il flusso dei morti, la fiaccola,
il volo dello zucchero filato,
la lana, i soffioni, i ciuffi bianchi,
librati a poca altezza dal suo cuore
a roteare in cerchi ripetuti
sopra le scaturigini del mare,
quelle abissali fenditure fredde
da dove sgorga il sale senza fine;
chi ha l’aureola dei morti sopra il mare
irradia come febbre in nervature
di foglie, porta in sé l’ultravioletto,
i gesti dell’arare e seminare
astratti in invisibili scritture
Chi sia: si allunga verso l’orizzonte
con un tributo teso, individuale,
dove tracolla il necessario amore.

14 comments

  1. Facciamo come con le figurine dei calciatori: ce l’ho e me lo tengo.
    unico appunto a questo lavoro bello e preciso: sarò vecchia, ma mi piace la chiarezza, sta nella forma, ossia nella scelta di un unico indice ad inizio book che segnali testi e autori (anche in modo graficamente da far ballare gli occhi), che mi spiazza, mi confonde, mi costringe (forse è questa la volontà, ma non la condivido) a leggere ininterrottamente senza stacco, senza rendermi pienamente conto di passare da un articolo ad un altro; il che può avere una sua funzione, un finto abbattimento dell’autore a favore del testo nudo e crudo, ma – ripeto – sarà l’età, ma avrei gradito di più una formula “superata”.
    Contenuti ottimi, inutile dirlo, e qui gli estratti proposti ne danno ampiamente prova.
    nc

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  2. la tua notazione natàlia è condivisibile.
    l’organizzazione dell’indice sarebbe dovuta essere più leggibile, più friendly. l’idea della lettura senza soluzione di continuità è la prospettiva che Argo si pone come “romanzo di esplorazione”, sempre in divenire, sempre da migliorare.
    grazie per la critica e per l’apprezzamento!

    tommaso

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  3. Per passione sono sempre alla ricerca di poesie. Alcune mi sembrano belle, altre meno.Ma in realtà chi può dirlo se una poesia è bella o brutta? (io stesso faccio errori) A mio
    avviso bisognerebbe conoscere a fondo la personalità dell’autore per dare un giudizio
    sufficientemnte sereno, e non solo. Inoltre anche il lettore se non è nella condizione
    psicologica ottimale, puo’ errare nei giudizi. E qui mi piace citare il grande Gibran che
    dice: La poesia è il segreto dell’anima; perchè sciuparla con le parole.

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  4. aggiungo a quanto scritto da tommy, che la volontà è precisamente quella di creare un unico “flusso” narrativo e analitico, che noi chiamiamo “romanzo collettivo di esplorazione”, ovvero un’unica “narrazione critica”, la quale, come un film o altre opere che prevedono la partecipazione collettiva, è stata realizzata da un’équipe, una molteplicità di intelligenze, cervelli, occhi, mani, gambe, da ricordare nei titoli di testa e di coda, ma da sciogliere, in quanto entità individuali, nella soluzione generale, in modo che non appaiano più i singoli elementi, strutturalmente eterogenei, ma il risultato della loro ibridazione. esperimento riuscito? ibrido che non è ancora né carne né pesce? sta ai lettori dirlo.
    certo è che un’opera del genere non si rivolge a lettori già definiti, ma da definire, da trovare.

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  5. Pingback: ipotesi di vita
  6. a me invece il flusso contiuo e anonimo (e non, perché poi le voci che conosci le inividui) mi ha attratto; scoprire i raccordi/le deviazioni implica un lavoro a più mani che corregge e amplia le intenzioni autorali, per una volta tanto ricondotte a un “coro” necessario; forse una più agevole collocazione e rilevanza tipografica dell’indice porebbe salvare capra e cavoli; besos e grazie del viaggio, Viola

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    1. a scanso di equivoci e fraintendimenti, che credo non ci siano, ma non si sa mai… ti ringrazio, Viola, per questo intervento che mette l’accento in modo più puntuale su quanto volevo dire; il senso del mio intervento stava proprio sull’aspetto “presentazione”, quindi fruibilità immediata – o meno – del lavoro collettivo; ed in tale prospettiva un indice più chiaro, penso che non avrebbe guastato, mantenendo intatto il fine che la raccolta corale promette e mantiene.
      bravi tutti e al prossimo viaggio, che intendo seguire.
      nat

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