Giorno: 16 gennaio 2012

Le quattro partite di Gianni Montieri (da: La prima antologia del calcio astrale)

LE QUATTRO PARTITE di Gianni Montieri

“Puoi chiedere a uno che è nato ala, mettiamo ala destra, uno che sapeva saltare l’uomo e crossare, uno per cui le misure del campo cominciavano dal sessantesimo metro, puoi chiedergli a un certo punto di fare il tornante,
puoi farlo. Se è un professionista tornerà, se è un fuoriclasse non lo farà per sempre”.

Marzo 2011

La frase gliela avevano sentita ripetere almeno un migliaio di volte, almeno loro tre che erano i suoi clienti più affezionati. La ripeteva da dietro il bancone mentre spillava birra o preparava i caffè. Gli saltava fuori all’improvviso, ogni volta che un cliente cominciava a far due chiacchiere (perché qui in provincia non è mica come in città, qui due parole riesci a farle ancora). La declamava quasi, quando poi un cliente lo riconosceva e gli domandava: “Ma lei perché ha smesso?” Giulio abbassava lo sguardo, si passava lo straccio tra le mani e
ripeteva quella frase lì, come fosse un mantra. Una bella frase di quelle che ti inchiodano sul posto, come una finta di corpo o un dribbling riuscito. Uno di quei dribbling che faceva lui. A questo punto avrete capito di chi sto parlando. No? Allora ve lo spiego. Giulio, al secolo, Giulio Bistazzoni, classe 1950, ruolo: Ala destra. Nato a Vignola (Modena). Ha militato nella Triestina C1 e B; Parma serie B; Bologna serie A; Juventus serie A. Vanta 35 presenze e 8 goal in Nazionale A. Il posto da dove scrivo questa storia è il suo bar, in centro a Sassuolo. No, non si chiama “Bar Sport”, l’insegna reca la scritta “Caffè Roma”, vai a sapere perché. È il suo bar, dicevo, anche se Giulio qui non c’è più, se ne è andato via tre settimane fa, senza dire niente a nessuno, eccetto sua figlia
Lucia. Poche righe su un biglietto di saluto e le chiavi del bar: “Starò via per un po’, da domani apri tu”. Lucia ha obbedito, è preoccupata ma non troppo, spera sempre che suo padre torni, l’ha sempre fatto. Anche i tre clienti, amici, affezionati: Luciano, Mario e Stelvio, dicono che tornerà, e stanno lì tutti i giorni a bere, giocare a carte e a aspettarlo. Io, io spero che torni, ma non ne sono tanto sicuro, già una volta non ha più voluto saperne di tornare.

15/09/1971

Giulio Bistazzoni esordisce in serie A, con la maglia numero 7 del Bologna nel campionato 71/72, le sue prestazioni nel precedente campionato di B, media voto 6,5, 30 presenze e 12 goal, e dio solo sa quanti cross vincenti, hanno convinto i dirigenti della squadra del capoluogo emiliano a fare il grande salto. È la seconda di campionato, siamo al Marassi di Genova, il Bologna è ospite dei grifoni. Negli spogliatoi Giulio è emozionato e si vede. Il suo allenatore Luigi Buslenghi, uno della vecchia scuola, uno tosto, lo tranquillizza: “Tu guarda la
tua fascia, guarda la porta, segui il movimento del centravanti, il resto inventatelo”. Il resto, quello che Giulio inventò sta nei manuali del calcio. Siamo al 15° del secondo tempo, la partita non si schioda da uno di quei noiosissimi zero a zero, roba che vorresti tornartene a casa, fino a che non accade qualcosa, quel qualcosa che è la magia del calcio. La magia di un ragazzo di vent’anni che riceve palla poco dopo la metà campo: stop a seguire
per liberarsi del primo uomo, palla giocata d’esterno sulla tre quarti a Biagini, la mezzala (che non l’aveva mai vista per tutta la partita). Biagini la ripassa di prima sulla destra a Giulio ed ecco la magia. Giulio controlla, scatta palla al piede, punta l’uomo. Finta di rientrare sul sinistro, finta sul destro, di nuovo sul sinistro, ancora un movimento e il terzino abbocca, uomo saltato. Un’occhiata in mezzo all’area, Baldi (il centravanti) sta tagliando sul primo palo, cross perfetto, colpo di testa e goal. la partita finì due a zero, il secondo goal lo segnò proprio Bistazzoni con un gran tiro da fuori area. I titoli dei giornali del giorno dopo furono tutti per lui. Un trionfo.

Marzo 2011

Me lo ricordo bene quel settembre, era nata una stella. Giocò su quei livelli per tutto il campionato, da più parti si sollecitava una convocazione in Nazionale, quell’estate si sarebbero giocati gli Europei ma Mallardo, l’allenatore degli azzurri di quei tempi, era uno strano napoletano, uno prudente. Lo stava seguendo ma avrebbe aspettato ancora un po’ per convocarlo in Nazionale. In quegli anni qualcosa stava cambiando nel calcio, si faceva avanti la scuola di pensiero olandese. Il calcio totale del grande Ajax e della nazionale arancione
che avrebbe incantato tutti ai mondiali del ’74. In Italia era ancora presto, si giocava ancora alla vecchia maniera: difesa tosta e contropiede. Quel tipo di gioco era perfetto per Giulio, velocissimo, intelligente, abile come pochissimi a saltare l’uomo (qualcuno, forse esagerando, paragonava i suoi dribbling a quelli di Garrincha), dotato di un gran destro ma anche di un buon piede sinistro. La sua forza, però, quello che lo distingueva dalle altre ali, era la visione di gioco, Giulio sapeva sempre, intuiva prima, che movimento avrebbero fatto gli attaccanti, come avrebbe reagito il terzino del giorno alla sua finta. Lo sapeva per istinto, come i geni. Lucia mi si avvicina e mi chiede se voglio qualcos’altro da bere, le chiedo il terzo caffè. Stelvio alza gli occhi dalle carte, solleva il bicchiere e mi sorride. A loro piace che io sia qui, gli serve qualcuno che li aiuti ad aspettare.

25/10/1973

Quinta partita di campionato, Giulio Bistazzoni, dopo due stagioni splendide a Bologna, è stato acquistato dalla Juventus, per una cifra astronomica per quei tempi. Nelle prime quattro giornate Giulio ha sempre giocato, ma non ha incantato come al solito. Sente la responsabilità della maglia, qui si lotta per lo scudetto, c’è la coppa Uefa da disputare; in più è bombardato continuamente dai giornali che gli chiedono di spiegare, secondo lui, quali siano i motivi, per cui Mallardo non lo convochi ancora in Nazionale. Giulio è un ragazzo, i motivi non li sa, non sa spiegarseli, anche se ci spera, ci spera sempre. Giulio sorride e non risponde. Al 7° del primo tempo, Bistazzoni finalmente ritorna nei suoi panni e inventa una cosa fantastica. La Juventus gioca contro il Napoli,
una buona squadra, il terzino sinistro Frascogna lo segue a uomo, la fascia destra pare bloccata. Pizzi il mediano della Juve recupera una palla a centrocampo e la butta in profondità, a casaccio. L’azione pare persa, non
per Giulio. Il ragazzo taglia dalla fascia al centro verso il limite dell’area di rigore, di testa salta più in alto del libero avversario che si aspettava di prenderla comodamente; la palla va verso Alfonsetti l’attaccante sinistro
della Juve, che, spalle alla porta, di prima la rimette rasoterra verso la lunetta, Giulio al volo, con una splendida traiettoria a girare, la piazza all’incrocio dei pali. Uno a zero, due minuti d’applausi. La partita finì uno a uno ma ciò che contava era il ritorno di Giulio, si era sbloccato.

Marzo 2011

Quello fu un altro campionato travolgente per Giulio, giocò 28 partite, fece dieci goal, e moltissimi passaggi vincenti. La Juventus vinse il campionato e perse la Coppa Uefa in finale dall’Atletico Madrid. La convocazione in Nazionale non poteva più tardare e, infatti, di lì a poco arrivò. Molte squadre cominciavano un po’ a variare il tipo di gioco, molto spesso era chiesto all’attaccante e all’ala di tornare a coprire quando la squadra indietreggiava
in difesa. Qualcuno lo faceva, qualcuno no, qualcuno ci provava. La fortuna di Giulioo fu che l’allenatore della Juve, Magatti da Mondovì che era un tradizionalista, per tutto quel campionato non gli chiese mai di tornare.
Ebbe ragione. Mario mi fa cenno dal tavolo, se voglio unirmi a loro per una briscola, sorrido e dico di sì. Mi farà bene una pausa dalla scrittura, e poi loro sono simpatici. Faccio coppia con Stelvio, che con quel nome lì mi ricorda Coppi e Bartali, anche quelli erano altri tempi. Roba che parlarne adesso sarebbe come raccontare di qualcosa di talmente distante che parrebbe venire dallo spazio. Giochiamo, Stelvio ha l’aria di chi ha fra le mani buone carte, sul tavolo c’è una bottiglia di grappa, me ne verso un goccio. Gli altri approvano.

8/11/1973

Qualificazioni ai mondiali del 1974, ultima partita del girone: Italia – Jugoslavia. La nostra Nazionale è già qualificata, si possono provare giocatori nuovi, finalmente il prudente Mallardo convoca Bistazzoni che in questo momento è probabilmente il più forte giocatore italiano. Seguendo un preciso ordine gerarchico, Mallardo fa entrare Giulio al 10° del secondo tempo al posto di Montieri. Passaggio di consegne, Montieri, storica ala destra della Fiorentina e della Roma, è a fine carriera e questa è la sua ultima partita in Nazionale. Uscendo dal campo, abbraccia il ragazzo e gli dice qualcosa all’orecchio, Giulio sorride ed entra. Fu una bella partita, libera dai vincoli del risultato. Fini due a due. Giulio, ovviamente emozionato, non combinò granché, partecipando
comunque all’azione che portò al pareggio dell’Italia. Goal di Socci a chiusura di un triangolo proprio con Bistazzoni. La pacca sulle spalle che Mallardo diede a Giulio a fine partita lasciò intendere che altre convocazioni sarebbero arrivate e arrivarono. Giulio da quel momento diventò titolare della squadra considerata fra le favorite ai mondiali del ’74.

Aprile 2011

Le giornate qui al bar passano tranquille. Tutto è come se fosse sospeso. Lucia pare serena, conosce suo padre, sa che ha i suoi buoni motivi, che troppo spesso fermo lui non ci ha mai saputo stare. Apre il bar, sorride
ai clienti, lavora. La sera chiude quando il suo ragazzo passa a prenderla. Ormai i tre non giocano se non mi aggrego, hanno visto che me la cavo. Che quando uno sbaglia la carta so mandarlo a quel paese. Chi lo sapeva che da pensionato avrei scoperto di essere tagliato per la vita dal bar. Proprio vero che le cose cambiano, che non ci si conosce mai fino in fondo. Gli anni settanta passavano, Giulio stava facendo un’ottima carriera anche in Nazionale. Non fu considerato fra i colpevoli di quella incredibile eliminazione al primo turno dei mondiali
in Germania del 1974. Furono, invece, silurati Mallardo e il suo staff. Il nuovo allenatore Gezzi, un emergente, uno di quelli considerati “moderni”, fece fuori sei/sette titolari e disegnò la nuova squadra quella che si sarebbe battuta per le qualificazioni agli Europei del 1976. Bistazzoni restò fra i titolari, era troppo forte per privarsene ma fu costretto a cambiare il suo gioco. Gezzi predicava il pressing, i tagli, la tattica del fuorigioco, la zona. Per la fase d’attacco era una manna, Bistazzoni con quel gioco lì arrivava anche a fare la terza punta. Le azioni offensive erano bellissime da vedersi e da giocarsi. I goal fioccavano, la squadra piaceva, i giocatori si sentivano parte di qualcosa. Cominciavano a convincersi che tornare a coprire per poi ripartire fosse il calcio del
futuro. Qualche mese dopo iniziarono i problemi per Giulio. Lui non era mai stato polemico, non aveva mai discusso con gli allenatori anche se chi lo conosceva bene, sapeva che a lui quella cosa di “tornare” a coprire
tutta la fascia, di seguire il terzino, non poteva piacere, ma lo faceva. Lo fece per un bel po’. Tutto quel lavoro di copertura gli faceva perdere, però, lucidità nella fase offensiva. I dribbling gli riuscivano sempre, pure i cross, ma la sua percentuale di precisione calava nella ripresa, ogni tanto non riusciva a saltare l’uomo e quando questo accadeva il pubblico (che non era abituato) lo fischiava. La stampa che l’aveva sempre adorato prese un po’ a punzecchiarlo con titoli del tipo: “Bistazzoni sembra aver perso lo smalto di un tempo” “Luci e ombre nella prestazione di Bistazzoni” “Bistazzoni copre bene ma sbaglia troppi cross”. Giulio sorrideva, si allenava, giocava. Obbediva. Fino a un bellissimo giorno di giugno del 1976.

16/06/1976

Campionati europei di calcio, si gioca in Portogallo. Seconda partita del girone, l’Italia si schiera con il consueto 4-3-3 di Gezzi, si gioca contro la Spagna. Al 20° del primo tempo Baldi sblocca il risultato su perfetto assist in velocità di Bistazzoni, che sembra aver ritrovato lo smalto d’altri tempi. Al 37° è lui stesso a raddoppiare: Splendido lancio in profondità di Puzzi, Giulio taglia dalla fascia e si avventa sul pallone, entra in area, dribbling a rientrare sul difensore spagnolo, e sinistro in diagonale sul secondo palo. Due a zero. Applausi. E’ uno
show dell’Italia, gran gioco e risultato che gira dalla propria parte. Tutto lascia prevedere un intervallo tranquillo e invece qualcosa va storto. Al rientro negli spogliatoi Gezzi si avvicina a Bistazzoni e gli urla: “Giulio, guarda che così non va mica bene, non hai coperto la fascia una sola volta, così saltano gli schemi. Non vedi che i tuoi compagni vanno in difficoltà? Se nel secondo tempo non torni a raddoppiare e a dare una mano a Testa, ti tolgo”. Giulio e i compagni erano sconcertati. Bistazzoni stava facendo, forse, la più bella partita degli
ultimi due anni e Gezzi se ne usciva con quelle frasi lì. Gezzi amava il bel gioco e i giocatori che sapevano farlo, ma non intuiva ancora che la rigidità nell’applicazione del suo credo tattico gli si sarebbe rivoltata contro.
Giulio non disse niente, si tolse la maglia, la mise in mano a Gezzi, aprì la porta dello spogliatoio e se andò. Il giorno dopo fu rispedito in Italia e squalificato per un anno, per grave intemperanza verso l’allenatore L’Italia fu eliminata ai quarti di finale. Gezzi durò ancora per poco come allenatore, certe cose non sono perdonate, meno che mai l’ottusità. Giulio rilasciò una sola intervista a Beppe Viola, e la chiuse con quella frase lì. Quel giorno annunciò anche il suo ritiro dal mondo del calcio. Nessuno ne seppe più niente per anni.

Settembre 2011

Da settembre ricomincia la stagione calcistica. Ieri sera qui al bar, abbiamo guardato una partita di Champions League (ora la chiamano così), una bella partita: Manchester City – Napoli. Bella squadra il Napoli, i miei nuovi
amici sono tutti concordi. Mi è capitato di pensare a Giulio al goal del Napoli, palla recuperata nella propria metà campo, contropiede micidiale (ora la chiamano ripartenza) di Maggio e Cavani e goal di quest’ultimo
sotto le gambe del portiere. Un goal così, è come Coppi e Bartali sullo Stelvio, è fantascienza. Talmente distante nel tempo, che pare venire da un altro universo. Alla fine i miei compagni di briscola mi hanno convinto,
ora credo e aspetto anch’io il ritorno di Giulio. Ah, adesso che ci penso, non vi ho detto il mio nome. Mi chiamo Lucio Gezzi e sono qui per chiedergli scusa.

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elenco autori: (Cletus Alfonsetti, Stefano Amato, Martino Baldi, Marco Candida, Marco Crestani, Samuele Galassi, Franz Krauspenhaar, Antonio La Malfa, Héctor Genta, Giuseppe Manfridi, Mauro Mirci, Gianni Montieri, Mario Pischedda, Paola Ragnoli, Ezio Tarantino, Rocco Traisci)  prefazione di Enrico Vaime