Giorno: 14 gennaio 2012

Poesie di Fiorella D’Errico

da Lettere dal ventre

*

Se non dormi, scrivi.
O prega: il corpo si piega nello stesso modo.

Ti alzi, lasci il letto – riprendi i nodi che trascini
normalmente al ventre.

Hai paura. Anche stanotte.

*

Dico del ventre come avesse acqua, lo scroscio che annuncia
una presenza. Come se fosse mare, abitato, e nave
scorrendo in corpo con i suoi tremori.

Tutto nasce da lui. Lo nutre la forza
che è degli animali sparsi al mondo: quanto più scarna la vita
sempre lontana dalla morte.


da Architetture

*

A mia discolpa
posso (a)scrivere poco.

Lascerei indietro le stanze,
questa stanchezza consapevole
di tracce antiche.

Ma non so mai partire
e prendo in cambio la colpa
su me come una crepa, per sempre
alla luce chiusa dei muri

………………..poi  muove la notte
come intonaco nelle fessure.

*

L’esatta posizione degli oggetti
dopo un calore d’aria e di ombra
– di sbieco, alla rinfusa amorosa
ché l’amore, almeno, quasi mai è dritto –
non va cambiata.

Preserviamo così il candore
di un’architettura nata senza progetto
campata in cielo e in terra
come la sagrada familia.

Tutto quindi resta intoccato
come è stato toccato:
nell’attimo che non ci sei
io colgo il senso, ti passeggio dentro.


da La fatica del metallo

*

Dicono che fuori sia la guerra.

Anche qui, in un piccolo mondo
dalle feritoie dei fili – fisso
nelle orecchie c’è il rombo

anche qui
nella scappatoia
la lotta per la vita

di sera i feriti
stendono al fuoco ciò che resta

Vento pace sangue miele
tra il sentirsi bambina e sparare
anch’io come un cecchino

Non devo guardare oltre: miro alla mia testa.

*

Tanta resistenza
e questa schiena dritta in attacco

cammina con le spalle al cielo
non guardare che il vuoto

vita morte amore inevitabili fiere
da tenere stretti i tendini, sempre
all’erta – come se – una preveggenza
di scatto

da Di questo centro infisso nella terra

*

Di questo centro infisso nella terra
sordo ai richiami inamovibile
forse non scriverei così
come un cuore brillante, disperato.

Se il resto del corpo lo seguisse
composto e gentile, senza lo scatto
convulso di un pensiero solo
sarebbe vivere.

*

Dovrei uscire, andare verso il mare
e stendermi come una conchiglia
per la raccolta di qualcuno che dopo
dica guarda quante righe sul dorso
com’è bella, mettiamola in salotto
con un po’ di sabbia ci ricorda l’estate.

Sarebbe un modo straordinario
di riciclarmi, giustificare la gabbia.


Fiorella D’Errico vive a Roma. Scrive poesie da età giovanissima, ma solo negli ultimi anni si dedica alla scrittura con costanza. Le sue raccolte sono tutte edite nel suo blog personale (http://fiorelladerrico.blogspot.com). Poiché ama condividere la poesia con altri autori, gestisce anche un blog collettivo dove di volta in volta presenta le voci che maggiormente l’hanno colpita durante la navigazione in rete (http://fiorelladerrico.wordpress.com). E’ stata selezionata al Concorso Verba Agrestia del 2011 e sue poesie compaiono nell’antologica curata dalla Lieto Colle.

Ha pubblicato su vari blog letterari, fra cui: VDBD-Viadellebelledonne, La Stanza di Nightingale, RaiNews24, Rebstein – La dimora del tempo sospeso, Neobar, Poetry wawe-dream, Moltinpoesia.