Giorno: 4 gennaio 2012

Sono cambiati i posti prima, poi i viaggiatori. – di Luciano Mondini

Sono cambiati i posti prima, poi i viaggiatori.

Ho viaggiato molto, per lavoro ahimé. Nell’ottantuno l’inizio,
l’Oriente. Malesia e Singapore. Erano luoghi senza orario, senza
notte. Favoriti dal clima erano luoghi senza chiusure, tutto
avveniva all’aperto e a qualsiasi ora. Ci sono tornato vent’anni
dopo: pareva Lugano. Tutti e tutte si sono dati un nome
occidentale – Shelly, Jessica, Kathy, Brian – per favorire la
comunicazione, dice. Alle sei di sera tutto chiude e tutti si
rintanano, sabato e domenica chiuso, ovunque. Per strada solo
macchine, le persone stanno dentro. Gli uffici hanno l’aria
condizionata e le ragazze non ricordano i batik, portano
tailleur a righine, qualcuna ostenta calze di nylon nonostante i
trenta e più gradi di giorno e di notte. Nella hall di un hotel ne ho
vista una con la pelliccia, giuro. Però, mi chiedo, qui dopo i
venticinque cosa ne fanno delle donne, ché in giro si vedono solo
bellissime giovanissime strafighissime.
Anche, la prima volta in Irlanda ci sono stato negli anni ottanta.
Entravi in un pub ed eri assalito, non rimanevi senza compagnia
più di tre minuti, ti approcciavano come una novità: non ti ho mai
visto qui, da dove vieni. Dopo quattro parole chiamavano altri e ti
presentavano, ehi! lui è italiano, stessa bandiera. Se già non
l’avevi ti mettevano in mano una birra, se l’avevi si portavano
avanti col lavoro, te ne facevano preparare un’altra, ché spillare la
Guinnes vuole il suo tempo. Ogni tanto si usciva a prendere aria,
poi si rientrava e riprendeva la baldoria, la chiacchiera sommessa
e quella caciarona, la confessione; le partite di freccette.
Giovinotti pischelli e vecchi balordi insieme, nella partita e nella
chiacchiera.
I menestrelli suonavano e a mezzanotte tutto si zittiva solo un
attimo, attaccava una musica mormorata all’inizio, si alzavano e
cantavano tutti insieme. Era l’inno nazionale, l’ho capito perché
per cantare si tenevano una mano al petto, ché il cuore non se ne
uscisse.
Le ragazze erano bellissime rosse miti e severe, portavano gonne
lunghe e ampie e ogni tanto vedevi quei piedi lunghissimi
bianchissimi e senza calze anche d’inverno, o una caviglia o
mezza gamba bianchissima lunghissima sortiva, e pensavi che
quel gonnellone era il posto più bello del mondo.
Le sere di Dublino ora sono inutili come quelle di Novara. Pensi
saranno tutti nei pub, invece sono vuoti pure quelli, i pochi
avventori stanno fuori, dentro non si può più fumare. Piccoli
capannelli di ragazzetti fuori dalle discoteche, in fila per poter
entrare. Le ragazze hanno blue jeans troppo bassi e magliette
troppo corte, col pancino di fuori come le nostre. I negozi sono gli
stessi di tutti i centri di tutte le città. Di vecchi non ce n’è più.

@ articolo di Luciano Mondini

Solo 1500 n. 28 – Due ore al Natale 2012

Solo 1500 n. 28 – Due ore al Natale 2012

Mancavano due ore al Natale. Suo padre e due zii giocavano a scopa. Dai commenti e risatine, sembrava, in maniera molto improvvisata. Sua madre e altre due zie lavavano i piatti,  rapidamente, per poi correre alla messa di mezzanotte. Sua sorella, suo cognato e, purtroppo, suo nipote erano a cena altrove. La verità è che a lui non gliene era mai fregato un cazzo del Natale. Eccetto il tempo necessario, quello dell’infanzia, insomma i regali, Babbo Natale, l’albero e tutte quelle minchiate lì. Ora toccava sorbirsene un altro: la previsione dei Maya, si era rivelata sbagliata. C’era una sola speranza che avessero sbagliato i calcoli solo di qualche giorno, la fine del mondo poteva magari compiersi proprio quella sera, prima della mezzanotte. Risparmiando a Gesù la scenetta della rinascita e al resto del pianeta la pantomima degli auguri. Allora come diceva la sua amica Giulia, sarebbero stati tutti lì, stesi su un prato con del buon vino ad aspettare. Gli antichi matematici, perfetti calcolatori, non si sarebbero fatti attendere: scaraventando dall’alto, sulle teste, sulle vite,  tonnellate di margarina (nemesi della nemesi) acida. Ne sarebbe venuta giù talmente tanta che, finalmente, la storia della manna sarebbe stata ridotta allo status di semplice cazzata. Un’ora e mezza al Natale e stava pregando un Dio serpente. Sua zia lo stava invitando a giocare a tombola. Tutto questo era folle. Sua zia, insistendo, diceva: Dài vieni, come quando eravate tutti bambini, ti ricordi come eravamo felici?

Gianni Montieri