Giorno: 2 gennaio 2012

Lost in quotation (5)

 

Se non diventi l’oceano, soffrirai sempre il mal di mare. Ci sono dei pesci che nessuno riesce a catturare. Non è che sono più veloci o forti di altri pesci. È solo che sembrano sfiorati da una particolare grazia. Pensa se tu e io avessimo una macchina da sogno così che cosa non potremmo fare. Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada. Se vuoi fare un attimo un sonnellino, lungo la strada, guiderò per te. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un’altra parte, e non ti raccapezzi più. La maggior parte degli uomini in ultima analisi non ama e non brama di vivere se non per vivere. L’oggetto reale della vita è la vita e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima strada un carro pesantissimo. Quando arriviamo allo scopo, crediamo che la strada sia stata quella giusta. È perché l’Umanità non ha mai saputo dove stesse andando che è stata in grado di trovare la sua strada. Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale.

I libri aggiungono all’infelicità dell’uomo una profondità che scambiamo per consolazione. Una manciata di personaggi letterari hanno segnato la mia vita in modo più durevole di buona parte degli esseri in carne e ossa che ho conosciuto. Sotto tutti gli aspetti fu un errore grossolano. Su di essi immaginiamo, costruiamo, inventiamo, deliriamo, sogniamo. Cosa succede nel sogno non è importante e del resto non succede quasi mai niente di straordinario. Al momento non c’è una nuvola in cielo, non c’è nemmeno un’allusione all’idea di nuvola. Sono arrivato qui alla fine di Luglio e come al solito ho preso in affitto un appartamento. Il sole sorgeva lentamente, come se non fosse sicuro che ne valesse la pena. Mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo. Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. Ogni mattino, quando fa ancora fresco, mi metto alla scrivania a lavorare. Tema delle mie riflessioni: le mie attività letterarie, a cui dedicavo le mie ore libere. L’idea che un libro dovesse avere un solo inizio e una sola fine, non mi convinceva. Questa mattina mi sono alzato abbastanza tardi. Saputo che erano passate da un pezzo le dieci, ho cominciato in fretta a vestirmi. Sognai che un tizio mi chiedeva se volevo un cane e io dissi di sì, mi piacerebbe avere un cane e lui se ne andò e tornò con un cagnolino nero dal pelo duro e quasi dorato in superficie e occhi tristi, che somigliava a qualcosa come un terrier a pelo corto. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato. Nessuno riusciva a capire che malattia fosse. Quando il medico se ne fu andato, stavamo cambiando l’acqua alla vasca del pesce rosso. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. Un bambino voleva vedere. Occhi lucenti come gocce di caffè. Il modo del tutto inaspettato con cui lo fece ci colse completamente di sorpresa. Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. Non avevo precedenti esperienze nel tirar su bambini: neanche la minima idea di come parlare o comportarmi con loro. Ricordate in che paese e in che epoca viviamo.

Devo raccontare lentamente. Ero nudo, in piedi. Bocca aperta alle mosche. Il giorno in cui lasciai l’ospedale camminavo a fatica e quasi non ricordavo più chi avrei dovuto essere. Non so come ci sono arrivato. Forse in un’ambulanza, certamente un mezzo qualsiasi. Mi hanno aiutato. Da solo non ci sarei arrivato. Fu soltanto una logica conseguenza. La pratica d’ospedale non sta solo nell’assistere a complicate operazioni intestinali, nell’incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonari, nell’amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo. Ma il futuro non possiede questa realtà (contrariamente al passato rivisto nel ricordo e al presente percepito); il futuro non è che una figura retorica, un fantasma del pensiero.

Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti. Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Non è strano che a Natale qualcosa ti faccia rattristare tanto? Non so esattamente cosa ma è qualcosa a cui non dai molta importanza non avendolo provato in altri momenti. A volte penso che pretendiamo troppo dal giorno di Natale. Il Natale è il momento in cui tutti vogliono il loro passato dimenticato ed il loro presente ricordato.

Ma il punto, ovviamente, è che la paura più grossa dell’ubriacone non è quella di morire per colpa dell’alcol, cosa che tanto gli capiterà. È restare a corto di alcol prima che gli succede.

Di fronte a me sedevano due addetti alla manutenzione dei trasporti pubblici. Li guardai con una sorta di meraviglia, indotta dal capogiro e dall’ubriachezza, sbalordito al pensiero di quelle vite alla rovescia e dal fatto che il loro mestiere dipendesse dal nostro viaggiare, ma potesse essere esercitato, lo vedevo adesso, solo quando noi non stavamo viaggiando. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d’ingannare il tempo con necessità fasulle o d’altro genere. I personaggi appaiono immersi nel torpore della vita provinciale, sia quelli che hanno trascurato di mettere l’orologio all’ora attuale, sia quelli che si illudono di incrementare il proprio destino con spunti di cinismo o atti di violenza. Tutti guardano la TV: ladri, guardie e gente comune. Su un’isola ci sono un numero k di persone con gli occhi azzurri, il resto della popolazione ha gli occhi verdi. C’è almeno una persona con gli occhi azzurri sull’isola (k>=1). Se una persona viene a sapere che ha gli occhi blu, deve lasciare l’isola entro l’alba del giorno dopo. Ognuno può vedere il colore degli occhi degli altri, non ci sono specchi né conversazioni a proposito del colore degli occhi. Ad un certo punto un esterno arriva sull’isola e fa il seguente annuncio pubblico, sentito e compreso da tutte le persone sull’isola: “Almeno uno di voi ha gli occhi blu.” Il cielo è blu perché tu vuoi sapere perché il cielo è blu. Se cerco di girarmi l’universo si gira con me e dall’altra parte dell’universo non va affatto meglio.

Sono sempre pronto a imparare anche se non sempre mi piace che gli altri mi insegnino qualcosa. La mia è una filosofia semplice. Riempire quello che è vuoto. Vuotare quello che è pieno. Grattare dove prude. Il nostro compito è diventare sempre più quello che siamo. Un poeta cresce quanto più è capace di essere a suo agio di fronte alla vita. La vita imita l’arte. Non riesci più a fare distinzione tra vita e letteratura. Oh, si che ci riesco. La letteratura tratta soprattutto di sesso e molto poco delle sue conseguenze concrete: i bambini. La vita, invece, è esattamente l’opposto. Non sono le somiglianze ma le differenze che si somigliano.

Si è addormentato sul libro. All’improvviso la finestra gli è apparsa aperta su qualcosa di desiderabile, e da lì è volato via, per sfuggire al libro. Immaginazione non significa menzogna. Tanta pazienza sarebbe stata ricompensata, finalmente. Indossa una blusa rossa e quei jeans che non si toglie quasi mai. È come se la vedessi con indosso gli abiti di sempre. L’unica differenza è la giacca blu con una spilla sul risvolto, che ha messo appositamente per l’occasione. Quella che faceva avanti e indietro non lontano dall’ingresso del metrò conservava tracce di una buona educazione: “Buonasera, signore”, mi disse quando la raggiunsi. Risposi: “Buonasera, signora”, e proseguii per la mia strada. Non era lei che cercavo.