l’idea, l’immagine, la parola: Agostino Bonalumi – da te ascolto tornare le cose, Book Editore 2001 (post di Natàlia Castaldi)

Agostino Bonalumi

L’autore della silloge che oggi vi propongo è Agostino Bonalumi, figura tra le più significative per la pittura contemporanea del secondo Novecento, noto soprattutto, ma non solo, per il rigore della ricerca della luce che opera attraverso l’estroflessione e l’introflessione di elementi nella tela posta in tensione (sì da esaltare e scolpire la modulazione geometrica del colore in tutte le sue possibili espressioni d’ombra e luce); rigore che – dicevo – sembra imporre all’artista l’impossibilità, o per meglio dire la volontà, di non tradurre descrittivamente l’idea in immagine, operando ed infliggendo altresì una precisione chirurgica, direi quasi “fredda”, alle coltellate con cui definisce lo spaziotempo nelle sue tele.

In questo libro, al contrario, ci troviamo dinanzi un Bonalumi poeta che si stempera nella parola e in essa trova la chiave espressiva necessaria a smussare il rigore della ricerca, che qui si scompone e ricompone nella fusione surreale di immagini oniriche – di una visionarietà oserei dire magrittiana – che via via si alternano musicalmente alla scansione narrativa degli istanti del quotidiano e del consequenziale rapporto causa-effetto, che questi operano sull’aspetto più intimo ed emotivo dell’essere uomo.

Trascrivo qui di seguito una selezione di testi per me significativi. Buona lettura.

nc

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da te ascolto tornare le cose - Agostino Bonalumi

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Agostino Bonalumi

da te ascolto tornare le cose

 

Book Editore

fuoricollana, 18

dicembre 2001

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mi sorprendo

mi sorprendo che mi stringo
al mio ristagno
come la mano al morso
che la inchioda

 

*

era un gioco innocente

era un gioco innocente
mettere alle stelle
i colletti bianchi
offerti dal sambuco
e un crescere di vero
se intanto
con la mia ombra
altro già non fosse
a trafficare di suo

 

*

non eri tu

il giallo che mi figuravo
salire le scale
muore
nei passi che non salgono
dalla finestra.

alta sulla piazza grigia
avevo visto scendere
la diagonale
sopra due gambe viola
un ombrello giallo

 

*

tramonto

ormai da tempo osservo
la memoria
avvitarsi riportando
i giorni nei giorni.

osservo
che mette radici di morbida criniera
il passato
e nell’anima si preparano stanze alla nostalgia
ché la mente si volge
e stanchezza nel corpo fa prove
di lungo sonno

 

*

incertezza

essere ha un profilo di perdita
e la coniugazione al presente
che cade
tra le mani del tempo
mi trattiene irresponsabile
di un pensiero
che nemmeno nasce.

… in bilico sulla luce
di una porta che un attimo ha tagliato
il nero dell’ora
sorgendo segni dalla voglia di pioggia
nell’aria

 

*

taciuto

la voce che non ha detto
le parole che restano
la ragione che ripiega il profilo
un incavo che si scava
il tempo che scorre fisso
la notte dei sonni tranquilli
che mette labbra
di silenzio malato

 

*

importa che i conti tornino

oltre l’ultima moneta
non c’è chi pesi un resto
già che del resto anche
si dissangua il sospetto.

importa che i conti tornino.

e poiché la disputa del sillabo
si mantiene ambigua
al circolo dei santi
nessuno osserverà un arresto di bandiere
pendere da corde d’afasia
quando premura sarebbe
di un miserere

 

*

pausa

la pioggia che bagna la strada
rasenta di essere solo un’idea
plausibile
in fondo all’odore di chiuso
parallela all’esitare del tarlo
che frammenta
sull’altro profilo dell’ascolto
e sottostante
nel poco di luce della stanza
la pausa che trasale
di assenza-presenza

 

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Agostino Bonalumi nasce a Vimercate il 10 luglio 1935, tra il 2000 e il 2010 ha pubblicato sei libri di poesia:

scherzo io (Colophon, 2000);
da te ascolto tornare le cose (con un pensiero di Concetto Pozzati, Book Editore, 2001);
Difficile cogliersi (Edizioni Il Bulino, 2002);
Giusto provarci (Colophon, 2006);
è stato un nulla (Book Editore, 2008);
Difficile esserci (con un’introduzione di Leonardo Conti, Vanillaedizioni, 2010).

5 commenti su “l’idea, l’immagine, la parola: Agostino Bonalumi – da te ascolto tornare le cose, Book Editore 2001 (post di Natàlia Castaldi)

  1. La sordina di Bonalumi è accattivante , linguisticamente risolta e introspettiva nella misura di un minimalismo eslege in grado di farsi storia di tutti , in cui tutti possono riconoscersi .
    La semplicità formale è in uno con l’espressività , come è raro riscontrare nella nostra poesia contemporanea preoccupata più di apparire che di essere .

    Complimenti sinceri
    e un grazie a Natàlia per l’ospitalità

    leopoldo attolico –

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  2. Sono stralci di lettere, che decorano alcuni quadri, i segnali usati per avvicinare il tempo del passato al presente e confermare quella sua ciclicità che scorre fluida.

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    • grazie Lauren, trovo puntuale questo suo commento e l’idea che possano essere frammenti di un discorso più ampio nella ciclicità di un tempo intimo e universalmente umano, può essere una veritiera chiave di lettura.
      grazie, nc

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