[Novità Editoriale] La Fame – Chiara Catapano

La Fame, Thauma Edizioni
2011


(madre padre)

Porto sulla pelle il nome affiliato di mia madre
sono ricorrenza calcificata delle sue viscere
ho le sue rughe precoci
a squadrarmi una via ragionevole
in mezzo alle sterpaglie
e rimozione algebrica
(non posso essere 1+1=2DNA sommati nella pancia)
Schiudo la porta all’uscio di mio padre
la maniglia lucida
di fatiche chiuse all’angolo

Nel cuore rosso d’uovo
graffio la parte cedevole
a crearmi un varco
luogo impreciso da non far quadrare i conti
luogo che sia vera privazione
dove alcuna gravità attecchisca alle pareti
I miei pranzi trafugati
alla giornata
sono fuoco negli occhi di mio figlio
C’è qualcosa che devo pur
abbandonarmi dietro
alla rinfusa
tirare dritta per la strada d’abbandono
Un figlio è un patibolo di vita
cui diligentemente offrire il collo
lasciarsi sgorgare in un fuori di battaglia

Alla durezza d’osso che copri    (a Creta)
con le tue bianche parole
sei così interamente condivisa
che spaventi
come una madre aperta al parto.
non ti sorprendere il sollevamento
e lo schianto nel cuore
di crudo melograno?
Capisci di cosa sto parlando?
Parlo di radici, quelle che mi escono
di bocca in ogni ieri.

Se questo mondo preme e tu
mi pieghi libellula all’acqua
ancora non capisco ma provo per poco
la giusta proporzione
da ripartirmi pezzo pezzo
ci fosse quasi un intero
cui crearsi pratica di qualche immunità,
perchè ho sempre troppe parole
da passarmi al setaccio delle mani
ripulirle all’osso
rendere riassunto di un’azione
-un verbo-
più confortevole al passaggio di tutte
le reliquie sacre della terra

5 commenti su “[Novità Editoriale] La Fame – Chiara Catapano

  1. mi è piaciuto molto il primo testo, il senso continuo tra madre padre e figlio
    vi è polpa in questa scrittura che trattiene il filo tra le cose-legami
    grazie
    elina

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  2. 1.
    Ragione ossidata di emozione. Pur sempre di ragione si tratta. O è uno squilibro o un ritrovato equilibrio, di maturità, di coscienza. La continuità pare essere una paura che costringe alla ragione. Forse mi sbaglio, la mia è un’accezione negativo del testo. Troppa ragione intendo dire. Ma c’è quel “luogo che sia vera privazione”, e allora torna tutto in ballo. Come deve essere. Come è la continuità. E vince. Una rimescolanza positiva, coscienti (razionali) che non tutto si afferra. Il più deve sfuggire.
    2.
    Refuso 6 verso.
    Dura realtà che spaventa. Una persona, una terra. E ancora il ritorno a. L’origine? No, ieri. I passi fatti per giungere qui. Dove c’è questa durezza che spaventa. Ok. E poi? E poi lasciarsi aprire, sventrare, condividere. Ma la Catapano fa un passo indietro. Questo me la rende vicina.
    3.
    Ritorno. Perché di ritorno si tratta. Un bisogno. Carnale. Deve e vuole un intero. Qualcosa di comprensibile e qualcosa che sappia comprendere. Prendere tutto insieme. Come la sacralità della terra, che oggi sentiamo, che non lascia dormire, che ci fa scrivere, che si frammenta in miliardi di parole.
    1. e. 2. Le ho apprezzate, con qualche sforzo, devo dire. Ma la 3. l’ho condivisa.

    A presto.

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  3. massimo ed elina, grazie per il vostro segno qui.
    alessandro, la tua disamina mi ha affascinato.
    comunque ho sentito mia la prima, per quelle viscere a me care.

    Chiara mi ha affascinato fin dal primo ascolto, visto che ho avuto il piacere di ascoltarla, ed è lì che ho capito che c’era un legame fra me e lei…scrittura quasi simile, con lo stesso amore profondo per le cose care e per la pelle e chi la sfiora.
    sia esso amore o familiare senso.

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  4. Un grazie a tutti.

    @Chiappanuvoli: questa raccolta è nata da un’esigenza non ancora organizzata. E’ questo magma che premeva (preme) sulla Ratio. E allora la ricerca ferma, occhi negli occhi di mio figlio, di questo luogo che sia privazione diventa carne e la carne ho dovuto a volte lacerarla –
    Grazie per il tuo leggermi.

    Chiara

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