Giorno: 28 novembre 2011

Poesie di Domenico Lombardini

Poesie di Domenico Lombardini

 

L’oggetto individuato fuori, segnalato dai sensi:
la sua presenza sostanziale rassicurante.
Poi l’attenzione vòlta ad oggetti interni,
invisibili ma apprezzabili, a volte distintamente.
Seguì l’oscillazione: dedicarsi-prostituirsi
o incunarsi-partorirsi?
Ci si rifugiò nella contingenza, per non scegliere.
Lo stato non risolto poi riemerse, lo si chiamò “nevrosi”,
e l’oscillazione riprese: si trattava di sciogliere il nodo
o di romperlo; o di cambiare la percezione dell’io-mondo.
Sapeva bene: non si può servire due padroni.

Curriculum

dovrei forse ho deciso di ecco che
ah bene non bene proprio veramente poteva
non vedo perché meglio ecco potrei
abbiamo avuto un riarmo ecco un suono
non vedo come peggio ho avuto
non proprio come avrei voluto cambio
si va sempre non mica ben potuto
non ecco proprio come avrei
strazio si cresce un po’ si svolta
poco declina piano si va giù
siamo tanti giù c’è da fare
non posso corde ordàlia non
proprio bello fatto accumulo
facce non bene – non faccio.

*

ai margini della strada, una lumaca:
la prendo, la manipolo, la apprezzo, la ripongo sul
marciapiede, al sicuro.

volontà dice fai, e il fatto è; il desiderio vuole
questo, e questo è; il pensiero desidera
un mondo, e il mondo è;
siamo persuasi: basta pensarlo.

Osservazione 2

si erano dette cose del tipo:
ci sarà tempo per; oppure,
se cercherai, troverai;
infine: l’amore salva. ma il tempo
non basta e l’amore consuma; e quella voce
interna sostanziata
da prove, da un certo nesso causale.

Abitare il niente

un oggetto: la mano pregusta
il tatto, stupisce al contatto
e apprende questo diverso,
non previsto, né nuovo né vecchio.

così l’occhio modella
il mondo, lo informa e
stilizza, ma poco fende
il vero, e apre al falso.

immediatezza richiede visioni,
dischiudono queste
immagini future: a un passo
seguirà per forza un altro.

non il momento, si vivono
irrisolte giunzioni di durata,
si abita il niente: indeterminati
sono lo spazio e il tempo.

un costante anestetico
convincimento di coscienza,
che è incoscienza, brusio
di fondo, Io, lògos.

per il resto, certo automatismo
induce a fare quel che facciamo
incautamente: dimentichi
del tutto, abitiamo il niente.

*

si tratta di questo:
si son fatte rare le esperienze, rarificate sono
le risorse, inficiate le possibilità
di scambio empatico, reificato
è il tutto, sprofondato in materia,
materializzata è ogni cosa, ogni sentimento
inchiodato al muro della sua irresponsabilità, tutto.
oltre lo sguardo di altri l’invidia, il sospetto
che altri stiano meglio, che dispongano del modo,
dello strumento, del segreto per aggiogarla infine la vita.