Giorno: 13 novembre 2011

Matteo Bianchi (alcune poesie)

Quando si è in bicicletta
la sigaretta se la fuma il vento.
Matteo Bianchi

 

Mi piacerebbe fossi seduta
comoda sulla poltrona di fronte,
nostro vagone trasognato
con i graffiti ai finestrini
e le porte mezze aperte.
Rincuorandoti sornione
e a voce mansueta:
«è stata una bella giornata,
no?»
– cercandoti la pelle,
una carezza sotto la manica –
«ogni tanto ci vuole
una giornata così». Mia cara, di ritorno
dalla vacanza fingo solo
la vita si possa orientare
come più ci aggrada e deciderla
dall’altana di casa,
la mattina in piedi sul letto,
prima di andare al lavoro.
So bene quanto sia pura apparenza
– ma quale asso in mano, quale azzardo? –
di sorprendere la fuga del treno,
tratto di lazzo che ci lega al caso.
Uno sconto di pena.
Uno scherzo, uno sbalzo di stagione.

A Giulia

È caduta un’ala dalla finestra,
ho alzato gli occhi, ho perso il filo:

se non mi tenessero tanto
occupato a pensare
avrei già imparato ad oltrepassare
gli sforzi protrarsi dei corpi
da una frotta di frustrate promesse
travolti, e ad unirmi a te.

Folata troppo feroce
per la tenuta di una mosca.

 

Dove non si vede spettro di un suono
c’è un silenzio, lo stesso della mano
intenta che appunta poesia
sul diario vicino al frigo, in cucina.

 

Sospettavo che tu avessi ragione.
Con il tuo consiglio non pronunciato.
La nostra strada tocca a noi e nessuno
la può tracciare al nostro posto.
Solo un esempio da seguire, saggio,
quello di Cristo in terra

ma non credevo di comprenderlo qui
straziato tra baroni arenati
della letteratura di regime.

Ad Alessandro

Il distacco dal Sole
ha sempre un che di triste.
Tu, cieco, provi orrore
per il rumore del suolo che si apre,
l’eco profonda del suo ventre
ti mette in croce:
non più tua la distanza,
degli occhi e dei passi,
ma tutto oblio. .

Falso caos dei fumi di città,
tra specchi caduti in pezzi.
Noi legati ad un soffio,
irrecuperabile il rintocco
della pendola, pulsare
delle campane dietro la collina.

 

Bruciano proprio tutto
insieme al legno della sepoltura.
Il regista è sempre quello
meno coinvolto.
Gli attori non possono fare altro:
poiché il film sia bello,
esistere.

.

NOTA BIOGRAFICA

Matteo Bianchi, classe 1987, si è laureato in Lettere Moderne a Ferrara; oggi studia Filologia moderna e contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Ha pubblicato le raccolte Poesie in bicicletta (Este Edition 2007, Premio Lascito Niccolini ‘10, finalista al Premio Rhegium Julii ‘08) e Fischi di merlo (Edizioni del Leone 2011, Premio Rabelais ’11, segnalato al Premio Città di Massa ‘11). Ha inoltre ottenuto buoni risultati in vari concorsi letterari per l’inedito – a livello nazionale – vincendo le edizioni del Premio Caput Gauri ’06 e ’09. Suoi testi sono apparsi in alcune antologie, tra le quali Sedici poeti ferraresi emergenti (Liberty house, 2009), Svuotatasche dell’anima (Libritalia, 2010), Oltre le nazioni (CFR-Poiein, 2011), In questo margine di valigie estranee (Giulio Perrone Editore, 2011), Animalidiversi (Nomos Edizioni, 2011), su quotidiani locali e in periodici cartacei come Il Convivio, Secondo Tempo, La clessidra e Poesia, e online tra cui Il Giornalaccio, Tellus folio e Poeti e Poesia. È tra i fondatori del blog letterario correnteimprovvisa.blogspot.com.
È presidente dell’Associazione Culturale Gruppo del Tasso. Collabora con Red Magazine, bimestrale d’arte contemporanea internazionale e con SITI, trimestrale di attualità e politica culturale dell’Associazione Città e Siti Italiani patrimonio Mondiale Unesco. Ha curato la prefazione della silloge Poesie dimenticate (TLA, 2010) di Giosuè Arnone.