Giorno: 30 ottobre 2011

AAVV – Contatti – Enea Roversi (post di natàlia castaldi)

.

.

.

.

Enea Roversi

Asfissia

in

AAVV Contatti

.

Sergio Pasquandrea Parole agli assenti

Patrizia Dughero Canto di sonno in tre tempi

Enea Roversi Asfissia

.

Edizioni Smasher – Collana Ulteriora Mirari – Sezione Tripodi


Adicere animos: l’incivile compito della poetica roversiana.

[…]
Ma cosa è mai l’Asfissia di cui parla Roversi?

Stando alla definizione letterale del termine, siamo in presenza di una condizione che nega la libertà di respiro ed ossigenazione, una condizione che provoca soffocamento e, figuratamente, noia, oppressione, appropriazione e disappropriazione, schiavitù, distacco e impotenza, reazione o abbandono.

Asfissia, dunque, è mal du vivre, è noia nell’accezione esistenziale del termine, ma non solo. Asfissia è presa di coscienza di una condizione limite da combattere, è necessità di respiro e riscatto, condizione precaria che denuncia e non si arrende, ma si dimena, si rifiuta, si contorce in una lotta estrema contro il tempo, contro la realtà sociale, contro gli ingranaggi che stritolano senza perdono.

imperativo non nascondere /la testa mai (attenzione) / dalla realtà marcita / vuota e disillusa / irreale e irrisolta / ci siamo dentro tutti / magra consolazione

Asfittico dunque è il presente che si dispiega come un cumulo di rovine, un ammasso di cemento che ha divorato gli spazi del vivibile, ornandoli di eccesso “inutile”, di superfluo destinato a travolgerci tutti. L’uomo appare spettatore malinconico e inerme – “un tempo l’immaginario viveva / in trame intricate di fili d’erba / ora abbiamo l’inutile tutto” –  soggiogato da se stesso, dai finti bisogni che si è imposto – “incombe sovrana /la pubblicità” – dagl’ingranaggi dell’economia e del mercato, “eretica parodia della modernità”.

Verrebbe da chiedersi a questo punto, come l’uomo si sia potuto rendere schiavo di se stesso, e la risposta arriva, arriva come una sentenza: “ci manca l’anima purtroppo”. Ecco, su questo verso mi sono a lungo interrogata:

di quale “anima” parla il poeta Roversi?

Dalla lettura dell’intera silloge, bene emerge quanto ciò che si dimena in questo stato di asfissia sia la lotta, la necessità di denuncia di una realtà che mortifica l’uomo e che viene additata, spogliata, scarnificata e mostrata, perché non soddisfi, perché – appunto – provochi “asfissia”.

vi maledico senza rimorso alcuno / … // penso con lo stomaco e la mente / non c’è più tempo per osservare / forse c’è  tempo per rimediare / lo sfacelo fu di certo annunciato / programmato con cura e accudito / i servi hanno ottemperato / al loro compito con precisione

Il poeta sembra volerci dire che proprio nell’asfissia, in quello stato di sofferenza estrema, si debba seminare il seme della ribellione, quale ultimo atto per la sopravvivenza; una lotta terrena dunque, che ravvisa nel presente la necessità di ricostruire un mondo a noi più “somigliante”, più vero.

tacciano per favore i falsi filantropi / non vogliamo più ascoltare / le loro attorcigliate litanie / che tornino alle loro caverne / … / c’è bisogno di umana intelligenza / e di sottoscritte regole certe / per poter alimentare il nuovo sogno.

Da qui, l’associazione del termine “anima” mi scivola via dalle dita nella sua più comune accezione “spirituale”, per materializzarsi in tutta la sua forza, come veemente volontà di “adicere animos”, infondere coraggio, smuovere coscienze. […]

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

Selezione testi

il conto

domino senza effetto
le carte giocate
con rovello
la scelta prima o poi
si dice che è dovuta
ed ecco qualcuno arriva
prima o poi si sa
maitre dai modi freddi
a presentarti il conto
a dirti mi dispiace
soltanto un poco invero
e tocca a te pagare
per le lacrime versate
le discese schivate
gli specchi concavi
dove muore lo sguardo
tacere di quell’obolo
così mal sopportato
infine accorgerti
che quel conto è sbagliato
il dessert tu non l’avevi
neppure ordinato.

*

Asfissia

con l’ansia di spargere sale
sulle ferite di questa strada bagnata
mi fermo riluttante all’incrocio
ignorando le voci dietro i muri
sono in balìa di ricordi furiosi
questo senso di torpore
mi prende le mani e le stringe
questa vita oziosa e pagana
mi soffoca con guanti di velluto
questa asfissia rarefatta e molle
mi fa perdere i sensi per sempre.

*

altri versi ancora

tenebre di carta sottile
una scritta inutile
con inchiostro giallo
pagina scavata
lettera nuda
impiastricciata
per altri versi ancora
scritti male
pensati forse
con scaltra ispirazione
riversati motu proprio
senza sbavatura alcuna
ma quella carta sottile
non può certo mentire.

*

reality

imperativo non nascondere
la testa mai (attenzione)
dalla realtà marcita
vuota e disillusa
irreale e irrisolta
ci siamo dentro tutti
magra consolazione
osservati giorno e notte
dall’occhio miserevole
il taglio de L’àge d’or
produsse mille rivoli
oggi si cerca il sangue
dietro la porta di casa
mani compassionevoli
pregano a comando
share senza rossore
la vergogna è obsoleta
non c’è tempo alcuno
per ragionarci sopra
incombe sovrana
la pubblicità.