[Novità Editoriale] La vita chiara – Maria G. Calandrone


Maria G. Calandrone, La Vita Chiara
Ed.Transeuropa, 2011

Acqua

La scocca della macchina terrestre è il mare

La pioggia
scocca
su tetti di zinco
e zolle in microscopici
crateri d’impatto e sull terra la fosforescenza dei fiori
mostra stelle esumate.

Un aroma di acidi e corteccia
nella vastità
con pala, luce e cisterna – piombo,
rottami in fiamme
sotto il rame del sole, massiccia forma di metallo dietro
gli alberi a fine inverno visti
dalla bolla domestica che sa di fieno
e vapore. Cosa li tiene
così precari e misericordiosi sulla terra – così
a misurarsi col dramma.

Ora – ruota
una clessidra ad acqua nel tempio
senza chiodi del mare – sottile
come un’ostia, oro racchiuso sotto la percossa.

Un transitare e un perdere
creature marine
abbandonate al fango – cera
negli occhi dei granchi
e sassi e inclinazione della terra
nello snodo dell’anca.

Il ciclo dell’azoto come un dolore
portato a segno che alza e abbassa il suo cuore
sulla sporcizia mondana – ora.

Niente altro che roccia
e albedo della crisalide
e nera processione di equinozi.
La deviazione della luce forma luminescenze perenni
della prima infanzia, la ritirata colossale
di un ghiacciaio
mette a nudo quest’altra libertà
utile, adulta.

Roma, 24 marzo 2007

Fuoco


4

Ecco la rinnegata e la incrollabile
Vengo ad attraversare il mio dolore
davanti a te: sono quella
che passa nel fuoco,
la flagellata e la pur sempre
amante, la programmata per transitare
in quello che non conta, nel suo proprio dolore
quando tutto il calore del mio cuore ritorna
al mio cuore e mette tra le piaghe
lame dolci di chiaroveggenza,
la distanza stellata delle anime dimenticate nei corpi
come piccoli campi di luce.

Terra

Una figura di calore

C’era qualcosa di accaduto per sempre
ai lavatoi
e impresso come un’orma
nel massiccio facciale
ma certi gesti
e gli occhi soprattutto
non si cancellano: lampi
in avaria nel cantiere aperto della sera
che sta scostando progressivamente il mondo delle sue
[braccia.

L’intenzione era fare ritorno. Ma dritto dalla grotta si vedeva
il mare
e contrastava con la posizione scomposta
dei tuoi occhi – la camera salmastra
dei tuoi occhi – e una luce di taglio sulla schiena
se le mani spiccate dal fango
avevano sordamente macchiato con il mio nome
[gli alberi e il volto desolato della terra.

Con un cuore di pietra che curva
la luce, ripete
il gesto dalle nicchie della memoria: prende
la rosa con la bocca
in una eterna clandestinità
e il candore del corpo arretra nel bosco
in un silenzio irreale
se la rossa miseria degli uccelli
gira
sul museo della terra.
Roma, 20 marzo 2007


Aria

Dodici. Uno.

lei dice la tua lingua
mi riguarda, dice ti vedo e vedo
che un oceano si mescola come il volto radioso di un morto
all’assedio segreto della terra – così lei
lo tiene in movimento nel cuore
fino a che ogni cosa sarà caduta
oh
morti che camminate senza dolore
cose altissime
godute fino all’estasi
che volano appena con disumana bellezza
cori di specole sottile sangue bianco
di fantasmi felici
spinti coi palmi aperti dall’amore
seduti qui sui nostri letti dall’inizio del mondo
tra le stesse canzoni come pozzi altissimi che ripetono
[ancora io ti amo.
voglio il tuo cuore io voglio il tuo cuore
la levità dei morti


Biografia

Maria Grazia Calandrone è del 1964.

Ha pubblicato:
Pietra di paragone, Tracce 1998
La scimmia randagia, Crocetti, 2003
Come per mezzo di una briglia ardente, Atelier, 2005
La macchina responsabile, Crocetti, 2007
Sulla bocca di tutti, Crocetti, 2010
Atto di vita nascente, LietoColle, 2010
e lo pseudoromanzo L’infinito mélo con Vivavox, cd di proprie letture, Sossella, 2011.

Scrive sulle pagine cultural de “il manifesto” e ha ideato e cura “cantiere poesia”.

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