Solo 1500 N. 18 : Poesia e Canzone


 

 

 

SOLO 1500 N. 18 : POESIA E CANZONE 

 

 

 

 

Di tanto in tanto, mai scomparendo del tutto, restando sempre un po’ in agguato, salta fuori il dibattito: Poesia e Canzone. Ovvero se la canzone d’autore, possa essere in qualche maniera definita: Poesia. Quest’anno la discussione si è riaperta in occasione dell’assegnazione, avvenuta pochi giorni fa, del Nobel per la letteratura, che è andato al poeta svedese Tomas Tranströmer. I favoriti della vigilia (oltre al vincitore) erano: il cantautore folk Bob Dylan, il solito Philiph Roth e altri, soprattutto narratori. Le fazioni venutesi a scontrare nei giorni successivi alla premiazione sono state due, chi pro Tranströmer, chi pro Dylan. Nessuno, naturalmente, ha messo in discussione il valore immenso del musicista. La vera questione, posta da molti intellettuali, e che io sottoscrivo, sta in una differenza che non è così marginale. Il poeta ha a disposizione un foglio e una penna, la sua capacità di osservare e le parole. Il suo talento sta nel trovare un’armonia scegliendo o rinunciando ad alcune di queste. Il cantautore pur eccelso nella costruzione di un testo, avrà sempre dalla sua la musica. Per spiegarlo meglio viene in soccorso proprio un cantautore, De Gregori (dvd Left and Right) che alla domanda, se le canzoni d’autore potessero essere accostate alle poesie, rispose più o meno così: “Si tratta di un’invasione di campo non richiesta da parte della poesia, la canzone ha il vantaggio della musica e l’artista la fortuna (se vuole) di poterla cambiare ogni sera”. Conosco meglio le canzoni di Dylan che le poesie di Tranströmer, ma sono felice che abbia vinto un poeta.

Gianni Montieri                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Link ai tre numeri precendenti:  n. 17  n. 16 n. 15

28 comments

  1. …sono d’accordo con Gianni Montieri e mi avvalgo anche delle riflessioni di Fernanda Pivano su De Andrè lì dove la saggista genovese scrivendo dell’amico cantautore parla di un musicista che “usa” la poesia per poter “armonizzare” le canzoni,per renderle “uniche”,per arrivare a creare anche dei “versi ritmici” per “descrivere” meglio le parole della sua “musica”,quindi la poesia come strumento in più dell’orchestrazione,come valore aggiunto della canzone e non come fine ultimo e/o come progetto iniziale,a volte anche meravigliosa poesia “accidentale”,ma destinata sempre a “stupire” il ritmo,a “riempirlo”,a “capacitarlo”.E la storia letteraria è foriera di esempi di grandi musicisti che hanno reso poco come “poeti”,cito per esempio i tentativi di L.Cohen,del nostro Pino Mango e via dicendo.Forse un capitolo a parte meriterebbe G.Brassens ma sarebbe dicevo un capitolo a parte…

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    1. Completamente d’accordo Lele, d’altronde i termini della questione non tentano di misurare la grandezza di quel cantautore o di quel musicista. Semplicemente, credo sia bene, tenere separati i due campi, perché due campi sono.

      grazie

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  2. ma forse nel caso di dylan come nel caso italiano di de andre’ la musica è solo un accessorio non necessario alle parole che vivono invece di luce propria ……….

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    1. ciao Giuliano amo Dylan e De Andrè come pochi altri artisti al mondo, penso che però restino due campi diversi. Io non credo che i pezzi di Dylan avrebbero la stessa forza senza la musica, senza la sua voce. grazie

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  3. in fondo la diatriba sui due fronti (tifoserie?) del nobel mi interssa poco, e a dirla tutta mi interessano anche poco i premi nobel, come tutti i riconoscimenti istituzionali.
    se penso ai nobel per la pace che sono stati dati mi sento male, quello *sulla fiducia* dato a obama poi mi fa davvero orrore
    per me de andrè è un poeta, che ha musicato i suoi versi.
    alcune sue canzoni suonano senza musica, sono opere in sè.

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    1. Naturalmente, il Nobel è un pretesto. Su De Andrè, che per me artisticamente è quasi tutto, avrei qualche dubbio. Il valolre dei suoi testi è altissimo e indiscutibile ma sono canzoni, che nel caso di Faber vuol dire meglio di miliardi di poesie, ma sono canzoni. Io proprio non riesco a immaginarmela una “Creuza de mà” senza la musica strepitosa di Mauro Pagani o “Anime salve” (la mia preferita) senza quel dialogo a due voci con Fossati.

      Le ha musicate perché era un musicista, allora perché togliere importanza a quella cosa meravigliosa che è la musica?

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  4. Ci sono, a mio parere, assolutamente dei testi di canzoni che potrebbero essere poesia a sè stante, cito due testi a caso, i primi che mi vengono in mente, “Black Wings” di Tom Waits e “The Fight To Be Human” di Justin Currie, ma il fatto stesso che siano legati alla musica e nati per essere cantati, li sposta già altrove, in un contesto differente. Insomma una volta che si legano delle parole alla musica il discorso cambia e quei testi che ho citato sono poesia, ma gli autori hanno deciso che dovevano dipendere dalla musica e così ora sono canzoni;-)

    Concordo con stalker, alla fine i riconoscimenti istituzionali lasciano il tempo che trovano, del resto Ezra Pound il nobel non l’ha mai vinto, eppure ha rivoluzionato la poesia del 900. Ma lì c’erano questioni politiche, esattamente come ci sono state questioni politiche opposte nel darlo a Obama.

    Bene, adesso vi lascio, vado a musicare i Cantos…

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  5. E’ anche vero che cantautori come De Andrè, Cohen, Dylan sono stati in grado di mettere in musica della grande poesia (da Villon a Garcia Lorca).
    Sono del tutto d’accordo con Gianni sul fatto che molte canzoni perdono “senso” senza la musica con cui sono state generate. Lancio però questa provocazione. Se tra migliaia di anni venisse trovato un foglio con il testo di “Preghiera in gennaio” e se ne fosse persa la musica: potrebbe essere considerata poesia?
    Non c’è il nobel per la musica, ma ci sono svariati premi per la canzone d’autore. (solo in Italia: Lunezia, Tenco, Ciampi).
    Jacopo Ninni

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  6. Credo che Davide e Jacopo dicano cose molto sensate (provocazione compresa) ed è ovvio che anch’io la pensi così. Oltre agli esempi di canzoni che citate voi, ce ne sarebbero altre (molte), E’ chiaro che una canzone come “Preghiera di gennaio” con quel testo strepitoso che si ritrova reggerebbe qualsiasi confronto anche senza musica. Il punto è che con la musica è nata, la partenza è diversa, diversa è l’idea, poi voi due siete musicisti che ve lo dico a fare. Non credo che Faber o Dylan o Waits abbiano mai pensato – seriamente – di scrivere senza musica, altrimenti l’avrebbero fatto.
    De Andrè ha fatto il contrario ha tratto ispirazione da poesie e ne ha fatto canzoni strepitose, migliori delle poesie che le avevano ispirate.

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  7. sì sono d’accordo, la partenza e la finalità sono diverse e lo dico per esperienza ,perchè ho avuto modo di conoscere musicisti anche se non sempre cantautori,per loro comunque i testi sono strumentali alla musica che resta sempre la prima donna.

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  8. gianni, provo a chiarire un (probabile) equivoco.
    non penso che gli *autori* musicisti abbiano pensato i loro versi slegati dalla musica, volevo solo dire che nella musica ci sono dei poeti e degli stornellatori….

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  9. Stelle, già dal tramonto,
    si contendono il cielo a frotte,
    luci meticolose
    nell’insegnarti la notte.

    Un asino dai passi uguali,
    compagno del tuo ritorno,
    scandisce la distanza
    lungo il morire del giorno.

    Ai tuoi occhi, il deserto,
    una distesa di segatura,
    minuscoli frammenti
    della fatica della natura.

    Gli uomini della sabbia
    hanno profili da assassini,
    rinchiusi nei silenzi
    d’una prigione senza confini.

    [….]

    ecco, avessi trovato in una bottiglia questi versi, senza conoscerne le note, avrei potuto pensare che qualcuno stava facendo poesia?

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  10. solo l’ultima.
    rimanendo in italia, anche de gregori, o fossati, (entrambi da me amati) passano come poeti in musica, ma non so se le loro parole, secche, senza note, suonano da sole…..

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  11. Finché il ragionamento rimane così, girerà sempre a vuoto. Secondo me bisogna guardarla più dall’alto: osando proporre un approccio formale-fenomenologico, direi il discorso della differenza fra poesia e canzone è proprio sul manufatto artistico in sé e sull’intenzionalità creativa sottostante. Diciamo che sia la poesia tradizionale sia la canzone condividono il fatto di avere dei testi in metrica e rima, ma il testo della poesia è un testo e basta, scritto per essere letto così, mentre il testo della canzone è fatto per essere cantato su una melodia, non può prescindere da questo. Vista così, la cosa appare leggermente diversa dal pensare che una canzone è fatta di “testo + musica”; la canzone è fatta di “testo-destinato-alla-musica + musica”. Se trovassimo un foglio con scritto uno splendido testo in strofe e non sapessimo se è un testo di poesia o canzone, qualunque fosse la nostra impressione la verità dei fatti non cambierebbe. Se fosse stata una canzone, avrebbe condiviso con la poesia una certa struttura formale, ma noi non avremmo avuto gli strumenti per riconoscerlo. Ciò non lo rende “poesia”, ma solo un testo con la struttura della poesia. Mi viene in mente come esempio: mettiamo di sentire una persona che parla benissimo in italiano. Facendo finta che non esistano accenti o cadenze: come potremmo mai capire se questa persona è italiana o del Canton Ticino?

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  12. lo so anna, ma spesso mi chiedo se molta poesia come testo di poesia e basta sia davvero poesia…a volte è davvero un testo e basta.
    sarà che ancora mi interrogo su cos’è la poesia.
    dei testi in metrica e rima con la struttura della poesia?

    e sono finita fuori tema, lo so… :)

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  13. Sì, cara Stalker. Da un punto di vista formale, non fa una grinza: la poesia è un testo che si differenzia dalla prosa perché va a capo anche senza che in fondo alla riga ci sia un punto e anche senza che la riga abbia raggiunto il margine del foglio. Il fatto che ci sia una tradizione millenaria che ha orientato la poesia in un certo modo e come veicolo di certi contenuti, insieme al fatto che il 90% delle poesie che vengono scritte siano orribili, non cambia la verità “legale” della definizione di cui sopra.
    E come ci sono 1) canzoni molto poetiche e 2) poesie molto musicali, ci sono anche 3) prose molto poetiche e 4) poesie molto prosastiche. In genere 1) e 2) sono belle, 3) sono a medio rischio, 4) sono ad alto rischio.

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  14. a Stalker, tutto chiaro e ti ringrazio, è un tema molto aperto e mi pare che tutti gli intervenuti abbiano detto cose molto sensate. Grazie davvero.

    a Anna Lamberti-Bocconi: ti ringrazio tanto per i vari commenti che, chiariscono meglio certe differenze tra poesia e musica, mi ha fatto piacere il tuo intervento, avendo tu scritto oltre alle poesie, testi per canzoni e narrativa, insomma qualcosa ne sai. Un grande abbraccio

    a tutti gli altri di nuovo grazie

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  15. @semantica, letta la tua lunghissima nota, sacrosanta e corretta, ci mancherebbe, anzi correttissima.
    solo che non capisco quando dici del successo, di voler discriminare, di gatti persiani e di pelouches…..quasi di voler defraudare i poeti….
    per quanto mi riguarda nessuna tifoseria o facilità di comprensione (musicale) a discapito della complessità, e tanto meno creare steccati.
    solo che la metrica di “zum pà pà o dududu dadada” continua a sfuggirmi.

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  16. la metrica zum pa pa è quella per fare un esempio…del ballo del qua qua
    il successo, miraggio e ambizione della nostra epoca, è un idolo che crea idoli con la complicità di folle, esperti, critici e stampa.

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