Lost in quotation (2)

(2)

Io sono il figlio, io sono l’erede di una timidezza che é criminalmente volgare. Sono il figlio e l’erede di niente. Comincia, come quasi tutto, con una canzone. La canzone è una vecchia fidanzata con cui passerei ancora molto volentieri buona parte della mia vita, sempre e soltanto nel caso di essere ben accetto. È così difficile trovare l’inizio. O meglio: è difficile cominciare dall’inizio. E non tentare di andare ancor più indietro. Da ragazzo mi piaceva il rumore della pioggia. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Io non lo so se mi ricordo. Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima. Ma la grossa differenza, fra gli amici e i libri, è che gli amici cambiano, i libri no.

Era quel genere di giorni per cui certe persone sarebbero pronte, sia pure in senso figurato, a dare la vita. Ma che la maggioranza darebbe qualsiasi cosa per evitare, non fosse altro che per paura della morte. O della vita. Lenzuola sporche. Le pareti erano coperte di libri. Avevano lasciato la porta aperta del corridoio. Eravamo seduti nella mia stanza, fumando e parlando di come eravamo messi male. Il mento poggiato sulle braccia incrociate. Invecchiare in fondo non significa altro che non avere più paura del passato. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. La storia era incomprensibile e non si poteva prevedere alcunché, né dai gesti né dalle azioni. È la verità che conta. La cosa più pietosa del mondo, penso, è l’incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutto il suo contenuto.

Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Spero di arrivare presto. Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Nei pubblici passeggi e nei ritrovi di una città, la gente va per vedere e per essere vista, e lì la stessa espressione si ripete cento volte con poche varianti. Le persone non sono cambiate molto, ma i luoghi sicuramente sì, e ovunque in peggio. I luoghi dell’infanzia appaiono immiseriti a chi vi torni adulto, lo sanno tutti. Niente, più niente al mondo servirà a mettere a posto le cose. Non è possibile perdere ciò che non si ha fin dall’inizio. Pur essendo vecchio, generalmente passeggio di notte. È meraviglioso essere qui, per conto mio. Sulla strada tutto appariva tranquillo. Ho vissuto in molti paesi dove la gente dice che il tempo è bello anche quando piove. E io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Lei potrebbe esser là in questo momento, appena arrivata. Nervosa com’era, e con tanto bisogno di sonno. No, nessun pallore in lei. La fortuna di certi viaggiatori è incredibile. Basta loro salire su un treno o su un piroscafo per imbattersi in un vecchio amico o, meglio ancora, per farsene uno nuovo. Io sto qui perché ci sono nato e quindi sono inadatto a qualsiasi altro luogo.

Non esiste al mondo un’altra libreria di seconda mano più rispettabile di questa. Ero il custode di un museo. Un museo di oggetti significativi. C’è un’inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza. Adesso conduco una vita falsa, una vita apocrifa, clandestina e invisibile sebbene più reale che se fosse vera. Cammino e cammino cercando di chiarirmi la cosa. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. Tutto il quartiere è così: strade e strade di case che fanno pensare a vecchie monumentali casseforti, colme dei beni deprezzati e dei brutti mobili di una classe media fallita. Ma lei non avrebbe approvato questa conclusione. Lei aveva già sentito quelle parole, avrebbe dovuto sapere che cosa l’aspettava. Nella semioscurità, debolmente illuminata dalla luce smorzata del museo, lei non guarda me ma la sala che si allarga alle mie spalle. Una sala tanto alta che il soffitto scolpito si sottraeva ad un esame minuto. Ci sono peccati necessari e peccati non necessari. Tuttavia, quello che un uomo immagina è spesso (o molto spesso, se vuoi) la sostanza reale e vera di quello che ha veduto.

Sognò: stava costruendo un enorme muro con tantissimi libri. Cresceva alto, vedeva solo quello, il suo compito era di accatastare tutti i libri del mondo in una grande costruzione. Aveva voglia di restare sola, di allungare il corpo sulle lenzuola pulite, di cancellare il dolore che si spandeva dentro la sua testa come una salsa scura, di pensare a tre o quattro delle cose che erano successe quella sera, di dimenticare le molte altre che senza dubbio sarebbero successe l’indomani. Per quanto grande il numero dei cieli che ci sono crollati sulla testa, dobbiamo pur vivere. Il nostro sonno, oggi, sarà un compito in classe. Un cane abbaiò. Una volta. Un’altra volta. Poi silenzio assoluto, come se l’animale stesse ad ascoltare, nella notte, quello che stava per accadere. Tutto quello che ho visto, è per questo che piango. Vedevo il terrore nei loro occhi. Quando gli altri si avvicinano, vedono solo quel che mi sta intorno, o se stessi, o delle invenzioni della loro fantasia, ogni e qualsiasi cosa, insomma, tranne me. È strano salutarti in questo modo. Sembrava una di quelle brevi poesie che vengono pubblicate sul frontespizio di certe riviste.

Venticinquenne, laureata in fisica, assistente di laboratorio all’università, era il tipo di ragazza che gli uomini guardano subito una o due volte e poi continuano a guardare. Sono sicuro che aveva capito che così mi avrebbe fatto innamorare. Ne sono proprio sicuro. Credevo di essere atteso con chi sa quale ansia, e invece mi sbagliavo. Io sono un uomo ridicolo. Ieri ho visto un programma alla televisione e ho pensato a te. Non ho mai trovato che le persone colte, che sanno di logaritmi e d’altro genere di poesia, siano più rapide delle altre nel lavare i piatti o nel rammendare le calze. Guardando in silenzio quelle immagini di banche e ospedali crollati, strade piene di negozi avvolte dalle fiamme, ferrovie e autostrade fatte a pezzi. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Ogni giorno attribuisco minor valore all’intelligenza. Lo charme: un modo di ottenere in risposta un sì senza aver formulato nessuna chiara domanda. Non sto dicendo che non c’entri nulla, o che non sia collegato in qualche modo. Credo solo che questa sia una domanda legittima. La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. Il mondo si divide in fatti. Chi non è certo di nessun dato di fatto, non può neanche esser sicuro del senso delle sue parole. Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco del dubitare presuppone già la certezza. È difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente. Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l’occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora.

Che idiozia, lanciarmi dentro questa storia e i suoi labirinti. Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice; chiede cose talmente semplici, il suo ego è così limitato. Non poteva durare, lo sapevano tutti. Non si poteva proprio andare a passeggio, quel giorno. Ma si sa come va a finire; si era presi dal proprio servizio quotidiano, si andava avanti e indietro dall’ospedale alle caserme. Oggi ormai ogni privato cittadino ritiene offesa nella sua persona tutta la società. Conservare distinzioni, qui, non è possibile; così era almeno fino ad alcuni anni fa. E poi volevo dare perlomeno un esame, oltre che respirare aria nuova, evadere, stare lontano per un po’. Chi ha mai sognato di essere diventato un assassino e di continuare la vita normale solo in apparenza? Nessun sogno e’ solamente un sogno. Per adesso il grattacielo sta lì ma può anche darsi che un giorno lo facciano saltare con la dinamite. Sono un soldato, e credo di parlare a nome dei soldati. Non è la legge, ma la terra stessa a porre dei limiti. Non ci sono mestieri ignobili. Sia chiaro sin dall’inizio: non era il mio lavoro ideale. Vi sono mezzi che non si giustificano. Io vorrei poter amare il mio paese pur amando nel tempo stesso la giustizia. Tanti altri uomini hanno vissuto e vivranno la stessa storia. Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio. I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.

8 comments

  1. com’è volgare la mia timidezza!!! chiamerò qualcuno ora, gli dirò qualcosa ora piuttosto che niente! sognerò di morire non per mano mia… e di ritrovarmi in una stanza piena di libri mai cambiati al contrario di me!

    Complimenti e scusi per il commento,ma il suo rigore per me ha fatto centro!.

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  2. “La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore.”

    Grazie per la lettura ed il commento, sono felice che l’esperimento stia diventando interessante…

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  3. “Sognò: stava costruendo un enorme muro con tantissimi libri. Cresceva alto, vedeva solo quello, il suo compito era di accatastare tutti i libri del mondo in una grande costruzione.
    Riconosco questa frase che è di Hermann Hesse, la scrive nel suo libro “L’uomo con molti libri” mi è saltato subito all’occhio perché è un libro che amo e perché mi fa immaginare il mio interiore, lo vorrei così, vorrei essere fatta di pareti di libri possibilmente letti.

    Il resto del racconto è ricco di metafore interessanti, posso chiedere come mai la decisione dell’inserimento di una frase completa di altro autore senza citarlo?
    Grazie per la sua gentilezza.
    Tiziana T.

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    1. Le chiedo scusa, ho ben capito l’intento dopo essermi soffermata su quanto scritto all’inizio, (brutto vizio l’andare sempre di corsa) vedrò con calma se sarò in grado di riconoscerne altre, un interessante esercizio, grazie Tiziana T.

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  4. Grazie Tiziana, Luca, per la vostra attenta lettura.
    Questo esercizio di citazioni scommette proprio sul concetto di “coscienza comune” o “conoscenza comune”. Sapere che anche gli altri sanno, fa una bella differenza…

    A presto,
    Giovanni

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