Giorno: 19 settembre 2011

Luca Ariano – Poesie

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Sarebbe piaciuto all’Emilio

andare a convivere nella Metropoli:

forse per poter essere in prima fila

ai cortei sul precariato o per sentirsi

in un racconto di Buzzati.

Torna sulla provinciale canticchiando:

“Quello che mi resta dei tuoi giorni…”

Domani un’altra vuota lezione

quasi parlando al vento,

quella brezza che spettina i passi zigani

d’un uomo. Nato chissà dove,

sotto un ponte a Est o in Andalusia:

viaggia con un carrellino di stracci,

pantaloni un tempo chiari

masticando uno stecchino da mezzo secolo.

Quei bambini accanto forse giù rubano

e magari uno diverrà decisivo

in una finale di coppa.

Ancora si sente l’odore dei giardini bagnati

all’alba per non bruciarli di sole

e calde sfogliatelle da mescolare ai mattini.

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Herr Fritz padre esemplare,

nonno affettuoso, nessuno dei vicini

in un villaggio della Bassa Sassonia

sospettava essere il boia di Borgo Santo Spirito:

duecento vittime tra vecchi, donne e bambini.

A lui inneggeranno ragazzi annoiati

un sabato sera bastonando a sangue un negro.

All’Enrico non dispiace troppo il Paesone,

pér lú che oltre il fiume è un altro mondo

e non ricorda le ultime vacanze:

sempre qualche lavoro tra capelli stempiati

dopo ogni doccia.

Teresa e Fiulin tra viali mielosi di tronchi secolari

e ville d’un’altra epoca,

in un dopo pioggia  che ammanta viali di profumi

e biciclette; dal satellite sveleranno resti

mentre loro masticano una pizza nel sogno d’un vicolo

di Napule tra quadri pop e canzoni di Pino Daniele.

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È rimasta la carcassa

del palazzo in costruzione,

spolpata da vento e pioggia;

accanto ruderi d’un casale

transennato… pericolante

 – dicono sia una storia

di eredità e testamenti – 

L’Enrico dopo un sabato di lavoro,

un giro in piazza e una sùppa riscaldà

nel cucinino tra montagne di piatti

e la televisione vociante.

Fiulin tra strade longobarde:

solcate da Franchi, Asburgo, Fascisti

e Partigiani ma si sente sempre il profumo

delle sere di studenti tra antiche chiese

e acque a riflettere stagioni.

Da quella casa, di notte, pare di sentire

il rumore del mare ma sono solo auto

in corsa verso la festa.

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Come l’era bel il tò aniversari,

con la torta di panna del pasticciere,

i bignè a macchiare le labbra,

la maglietta alla marinara

e le nonne a guardarsi in cagnesco

come in una commedia all’italiana.

Ora è una festa democratica

con una foto sbiadita di Togliatti

e un titolo de L’Unità

da Guerra Fredda e militanti incanutiti.

Leggerai altri libri tra un giallo estivo…

delitto passionale… ondate di caldo

da portare gli anziani al supermercato

e prezzi della frutta alle stelle.

L’Enrico come un’ombra in fondo al tavolo

tra un piatto di salumi e bistecchine

osserva ragazzine – quelle mai avute  da fiò

e una serata da ballare fino a notte fonda.

Moriranno come mosche in nome del Capitale…

 – disan – ultimi regali di un secolo a venire.

*****

La luna capolina sul torrente

dove nutrie scavano argini:

merli e fringuelli porteranno

suoni di primavera tra gru e operai

sopra i tetti: da un abbaino

si mescolano case e balconi.

La signora Lina fuggita di notte

a ottant’anni – come suo padre un tempo –

voleva morire tra quei boschi

dove bambina coglieva more, lamponi

e la guerra era il passo di partigiani

con la barba lunga e rossi foulard.

Ancora si sentirà parlare di faccendieri,

poliziotti corrotti, munnezza e pesci

scomparsi ogni giorno come lingue e dialetti.

Teresa in un incedere di lucertole e cespugli

tra rondini in volo a mangiare moschini

e una sera a presagire un’estate

di riti pagani e propiziatori.

*****

L’Emilio al crepuscolo correrà

nella Metropoli

 – coi suoi bei palazzi Liberty

affumicati da rivoluzioni industriali –

ad annaffiare le piante della murusa

in vacanza ma domani… di nuovo il cibo

della mamma… “Ah, come la cucina di casa!”

L’Enrico per una sera staccherà la spina

dal lavoro, dal ricovero dove ha rivisto

il vecchio sacrestano: il sciór Domenico

ogni domenica a messa a cantare

in prima fila e ancora dopo l’ictus

Osana… Osana… nel alto dei cielii!”

Mangerà a qualche sagra con l’Andrea

la busècca: “Se sa un po’ no de merda l’è no bóna…”

come dicevano i vecchi del Borgo.

Fiulin da quella stanzina d’ospedale,

tramonto vista padiglioni, case e alberi riposanti

da quasi un secolo: la nèbbia in ti oeùg

e Teresa che s’allontana per strada;

un’altra notte in un letto troppo grande

per vedere le stelle dal vetro.

*****

Teresa in un porto antico

dove rimangono poche merci, navi da crociera

e cantieri spianati da villette monofamiliari;

rivede suo padre e racconti di mare

che ancora odoravano di guerra e dittatura:

potrebbe essere Barcelona o Marseille

in un lungomare di bagnanti da giorno di festa.

Fiulin rivede la nonna stirare davanti a un film

in bianco e nero, un melò che riga zigomi,

di come sarebbe potuto essere… di come…

se avesse conosciuto un altro uomo…

E l’Andrea ogni giorno indaga su movimento terra,

strani giri, sentendosi un po’ Siani…Saviano;

alla pensione mai ci arriverà e nemmeno una targa ricordo

in periferia per  un libro mai stampato.

Si alza un vento atlantico che asciuga sguardi,

fischia le orecchie e alzando gonne

lascia passi traballanti come dopo troppo vino a una cena.

*****

Passeggi sul lungomare

con sguardo forestiero

ma da lì viene il tuo sangue:

c’è ancora l’addore’e  mare,

di cordami nell’acqua

dove si sedimentano civiltà,

tracce di epoche sfumate.

Tuo padre volto di fame

da dopoguerra e un sorriso

ragazzino mangiando frutti di mare;

li vedi ora contaminati gettati

sulla banchina con malagrazia

tra munnezza e navi in partenza.

Dici che lui rinnega la sua terra

ma anche l’Andrea vorrebbe un figlio

con stipendi da sottoproletario…

non ci fossero mamma e papà…

Anche Teresa non lo crescerebbe qui

senza lo stesso sapore di salso,

di macchia mediterranea,

mentre spedisci cartoline

come un gesto antico.

*****

«Una giornata al mare…”

canta l’Enrico verso la riviera:

leggerà poesie e steso

tra bagnanti e ciottoli respirerà

macchia e salso.

In alto colli e orti di basilico al sapore

del pesto della nonna;

alla radio la storia di Marco

scambiato per un guappo al tavolo:

«Ma tu che buò

In mano un trancio fumante

e il pomodoro confuso nel sangue.

Il sciur Carlo una vita a vendere pesce

nei mercatini, una notte l’ha sentita venire:

tutto scorso in un soffio

pensando ai suoi cagnetti.

Non c’erano cozze alla diossina,

erano lì dai tempi di Niceforo Foca,

vanto antico della popolazione locale:

si mescola il nero guscio ai fumi degli scarichi.

*****

C’è una strada inerpicata sulle colline,

accanto a un santuario,

di notte illuminata solo di lucciole;

quel castello avamposto di battaglie

tra Guelfi e Ghibellini è un nastro rosso

e ponteggi: ALT! PERICOLO DI CROLLO!

Teresa e Fiulin dopo una tortellata

 – come ogni giorno ormai, in tante trattorie,

a pochi passi da campi di zanzare e grilli,

odore d’erbette e borragine,

di sere d’estate con la curiosità bambina

di scoprire il mondo.

In un’aria da Finis Austriae l’orgia della festa

è una sbornia passata di monete e manette,

fiumana schiumante

come un fiume dopo il temporale,

scontro di cicloni e anticicloni a lasciare

carcasse urbane sull’asfalto.

Teresa con il naso all’insù osservando

fiori di magnolia a rinverdire casermoni.

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nota biografica:

Nato a Mortara (PV), Luca Ariano vive ora a Parma. Ha pubblicato la raccolta di poesie Bagliori crepuscolari nel buio nel 1999. Numerose sue poesie sono apparse su riviste, blog e siti letterari su internet. Collabora con le riviste «ALI», «clanDestino», «La Barriera». Nel 2005 è uscita una sua plaquette ne La coda della galassia (Fara) e la sua seconda raccolta di poesie Bitume d’intorno (Edizioni del Bradipo), con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni, per le Edizioni del
Bradipo di Lugo di Romagna. Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008). Fa parte dello staff della casa editrice Kolibris. Nel 2009 una parte della sua plaquette Contratto a termine è stata pubblicata ne La borsa del viandante curata
da Chiara De Luca (Fara). Sempre nel 2009 ha curato con Luca Paci l’antologia Pro/Testo (Fara).

Nel 2010 per le edizioni Farepoesia di Pavia è uscita la plaquette Contratto a termine con una nota di Francesco Marotta.