Piero Simon Ostan – Pieghevole per pendolare precario

Piero Simon Ostan - Pieghevole per pendolare precario - ed. Le voci della luna

Piero Simon Ostan – Pieghevole per  pendolare precario – ed. Le voci della luna – 2011

“Siamo / talvolta / il mozzicone / incontrato per strada / portato avanti / senza farci caso / con la scarpa”(da Quattro passi pag. 20). La precarietà è certamente nel lavoro, la precarietà è della vita. Risiede in questo nostro stare al mondo, questo bilico fra molti dubbi e rare certezze. Piero Simon Ostan in questa bella raccolta di poesie, ci racconta (e si racconta) il disegno precario del nostro quotidiano vivere. Lo fa in maniera splendida usando tutti gli strumenti in suo possesso. La lingua, il territorio, il lavoro, le case, le stanze, gli affetti. Lavorando di fino e di punta di trapano. I versi, intensi, chiari, ci consentono una facilità di immedesimazione non comune. Perché tutti stiamo fra il divano e il precipizio, tutti guardando dallo specchietto retrovisore vediamo sempre due strade. Siamo tutti domande. “Mentre mi fai da apprensivo navigatore / con l’itinerario stampato da internet / io maldestro guidatore: / è come ci diciamo le cose che ci secca / così ti dondola la gamba e la voce mi si incrina. // Sbagliamo quasi sempre la strada. // Io squadro lo specchietto retrovisore / e il parabrezza, tu il finestrino dalla tua parte // così ce ne sono almeno due di strade. // Ci si rinfaccia quasi tutto / io perfino la borsetta crema che ti sei comprata / tu le lenti degli occhiali sporche / che non mi fanno vedere i segnali” (Segnali pag.44). La penna dell’autore, però, non è mai precaria. Tagliente, precisa, ironica. Sicura. Simon Ostan privilegia il linguaggio quotidiano, le parole che ci escono tutti i giorni dalla bocca. Scivola con naturalezza dall’italiano al dialetto veneziano (precisamente di Portrogruaro e dintorni), non perdendo mai efficacia e musicalità. Come ricorda Gian Mario Villalta in prefazione: “… Sembra scrivere poesia non per misurare la differenza – come da tradizione novecentesca – dal mondo dei consumi e della coazione comunicativa sociale quanto piuttosto per aderirvi …” L’autore scrive per andare in fondo alle cose, per comprendere, certi versi sono domande, a volte dure, a volte sussurrate con dolcezza. Non sempre o quasi mai ci sono le risposte e forse non è compito del poeta darne. C’è, evidente, una limpidezza di sguardo, una chiarezza d’intenti, che partendo dal basso: da una casa, una fabbrica, una bicicletta, un silenzio cercato, restituisce al lettore quello che la poesia dovrebbe fare: staccarci  da terra ogni tanto e farci rimanere aggrappati ad essa il minuto dopo. “C’è degli uomini che gli va peggio / ci sono quelli come me che vanno a finire / con la targhetta non identificato #1 / non identificato #2, #3 // e c’è un gentile uomo / che con stivali e camice blu da operaio / ci mette in fila in una fossa / con la pala aiuta un altro uomo / con una grande rumorosa ruspa / a sommergerci con la terra appena smossa” (Dal giorno mi nascondo pag. 39).

Gianni Montieri

__________________

nota biografica: Piero Simon Ostan è nato nel 1979 a Portogruaro, dove vive nell’ottobre 2006 pubblica per Campanotto editore la sua silloge d’esordio Il salto del salvavita, con prefazione del poeta Giacomo Vit.
Nel 2006 e nel 2007 partecipa alla Festa di Poesia di Pordenone e dal 2009 collabora anche alla sua organizzazione. Sue poesie sono pubblicate all’interno delle quattro antologie poetiche Notturni Di_Versi (Nuova Dimensione editore). Nel 2009 e 2010 partecipa a Pordenonelegge.it sia come autore che come collaboratore. Nel 2011 pubblica il suo secondo libro Pieghevole per pendolare precario per Le Voci della Luna con prefazione di Gian Mario Villalta, sempre nel 2011 vince il premio Cetonaverde
Fa parte dell’Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro con la quale organizza eventi culturali come il Piccolo festival di poesia: Notturni Di_Versi eOrchestrazione. E’ insegnante di lettere nelle scuole medie

6 comments

  1. Un libro che ho letto e apprezzato. Una scrittura originale, che scava e arriva in profondità, anche quando i versi, raccontando, si fanno “leggeri”. Una bella lettura, Gianni.

    Stefania

    Mi piace

  2. Non lo conoscevo e già per questo, Gianni, ti ringrazio. E mi torna naturale comprendere la bella lettura che fai di questo libro – che leggerò sicuramente – quando dici: la precarietà è della vita. Risiede in questo nostro stare al mondo, questo bilico fra molti dubbi e rare certezze. Piero Simon Ostan in questa bella raccolta di poesie, ci racconta (e si racconta) il disegno precario del nostro quotidiano vivere. Lo fa in maniera splendida usando tutti gli strumenti in suo possesso. La lingua, il territorio, il lavoro, le case, le stanze, gli affetti. , giacché conoscendoti e conoscendo a fondo la tua indagine sul presente attraverso il gioco di specchi che la poesia ci consente, non posso che rintracciare tra questa tua lettura e la scrittura an

    Mi piace

  3. Perdonatemi ma la mia gatta ha perentoriamente avanzato una richiesta di coccole adagiandosi sulla tastiera col risultato di far partire il commento di sopra ancora da concludere e rivedere… quindi cerco di ricostruire il filo del mio discorso.

    Dicevo, non posso che rintracciare tra questa tua lettura e la poetica di Ostan un percorso che pur adottando stili e “lingue” diverse, procede in una medesima direzione, quella della testimonianza del presente.

    Complimenti ad Ostan, quindi, con la promessa di leggere questo suo lavoro, che tanto mi promette.

    (ciao Bra’)

    natàlia

    Mi piace

  4. Io sono di parte, perchè amico di Piero che seguo dai tempi del primo libro.
    Trovo che, al di là del valore di cui avete detto e su cui concordo, questa raccolta tracci anche un percorso. C’è una forte evoluzione dalle prime poesie alle ultime, io credo una grande maturazione, e vista anche la giovane età di Piero sono molto curioso di sapere cosa farà in futuro. Ma senza fretta, tanto vivremo tutti a lungo.

    Francesco t.

    Mi piace

    1. sono d’accordo con te Francesco. Prima di questo libro, di Piero avevo letto soltanto qualche poesia in rete. C’è un percorso tracciato sì, un sentiero scavato e da scavare, credo che Piero sappia in che direzione voglia far andare la sua poesia, molto giovane e già molto sicuro. E sì, camperemo tantissimo.

      ciao g.

      Mi piace

I commenti sono chiusi.