Giorno: 4 settembre 2011

Incinerazioni – inediti – Enzo Campi

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Enzo Campi

INCINERAZIONI

inediti 2011

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1

Come polvere o meri cristalli d’inedia

fluttuano, incostanti, vacue particelle

nella gabbia che accompagna la piuma

al suo destino di prigionia. E l’uccello

lo sa, conosce il rituale in cui soccombere

e anzi sembra spiumarsi di proposito

per offrirsi, nudo, al necessario sacrificio.

La piuma si libra, leggera e impalpabile,

tenta l’approccio con la bava evacuata

dal fiero volatile e il trauma bussa alla

porta chiedendo di entrare, per far parte

del gioco e imporre il suo dettato. Nulla

di nuovo, tutto normale e normato, tutto

previsto e scontato. Così, il tronfio volatile

disegna l’iperbole castrata del suo volo

coatto e sogna di smussare la serie delle

bordature che ancora circuiscono l’andirivieni

in cui ci si esercita a saggiare, di testa, il metallo.

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2

Diciamolo pure, la spina è destinata,

da sempre, a forare. E il sospiro di

sollievo di ovi e ovuli è dettato proprio

dal corpo a corpo con lo stelo. L’edotto

spettatore, per quanto lo spettacolo

non sia inedito, sorride compiaciuto

al  compiersi del gesto. Tutto scorre

docilmente nel mansueto flusso in cui

si consegna il derma all’attacco della

spina di turno. Del resto il sangue,

fastidiato dalle claustrofobiche vene,

non può esimersi di cercare il suicidio

tentando il contatto con l’aria asfittica

in cui siamo destinati a disseminare

la vacua sterilità che tutti ci riconoscono.

Così, per quanto il coro non possa fare

a meno di rincarare la dose, risuona in

lungo, in largo e a tutto tondo la stupida

risata di chi, per presunta presunzione,

non riesce a cogliere né idee, né messaggi

e ancora s’adopera a perpetuare l’ignava

setta impegnata a mortificare il verbo

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3

Prima d’ogni utopica risoluzione, prima

del battito di ciglia che si ostina a scandire

il ritmo dell’immediato, prima del macigno

che il coro scaglia contro l’incauto viandante,

prima di subire il sadismo del labirinto, prima

di sostare sulla soglia sapienziale ci toccherà

osservare quel grano di sapida follia che

nasce e si mostra come impura perla e sempre

rotola dal capo alla coda scavando, sotto pelle,

un cunicolo. Gettare il sale sulle labbra

spalancate della ferita ancora fresca sì,

ma è la colata di pus a ricreare il ritmo perverso

dell’impedimento. Così la lingua s’impasta

e perviene al silenzio. Prima del dato di fatto,

prima dello spasmo che muove e ribalta

i fulcri nervosi, prima che tutta questa

disseminazione si dichiari inutile e infertile,

prima che il coro rinnovi il sadico rituale

della punizione, prima che il tamburo

annunci l’avvento della consumazione ci

toccherà sputare su quella perfida luce che

ancora persiste a spargere d’intorno vacue

meteore private di ogni funzione salvifica.

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© Enzo Campi – Inediti – 2011