Giorno: 18 agosto 2011

Tra le righe #1: William Carlos Williams

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

Tra le righe” si propone di affiancare traduzioni di testi poetici. Presentiamo qui le traduzioni di Cristina Campo e di Luigi Bonaffini di The Widow’s Lament in Springtime di William Carlos Williams.

The Widow’s Lament in Springtime

Sorrow is my own yard
where the new grass
flames as it has flamed
often before but not
with the cold fire
that closes round me this year.
Thirtyfive years
I lived with my husband.
The plumtree is white today
with masses of flowers.
Masses of flowers
load the cherry branches
and color some bushes
yellow and some red
but the grief in my heart
is stronger than they
for though they were my joy
formerly, today I notice them
and turn away forgetting.
Today my son told me
that in the meadows,
at the edge of the heavy woods
in the distance, he saw
trees of white flowers.
I feel that I would like
to go there
and fall into those flowers
and sink into the marsh near them.

(da The Collected Poems of William Carlos Williams, Volume I, 1909-1939, a cura di Christopher MacGowan. Copyright 1938, 1944, 1945 William Carlos Williams).

 

Lamento della vedova a primavera

La pena è il mio recinto.
L’erba nuova fiammeggia
là come ha spesso
fiammeggiato, ma non
del fuoco freddo
che quest’anno mi cinge.
Trentacinque anni
vissi con mio marito.
Oggi il susino è bianco
di fiori a cumuli
e cumuli di fiori
pesano sui rami del ciliegio,
colorano cespugli
di giallo, altri di rosso.
Ma è più forte la pena nel mio cuore:
furono la mia gioia
di un tempo, oggi li noto,
poi mi volto e li scordo.
Oggi mio figlio mi ha detto
che per i prati, agli orli
dei grevi  boschi,
di lontano ha veduto
bianchi alberi in fiore.
Io sento che vorrei
raggiungerli, cadere
in quei fiori, affondare
nella vicina palude.

(traduzione di Cristina Campo, in: La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991, p. 127)

 

Il lamento della vedova in primavera

Il dolore è il mio proprio giardino
dove l’erba nuova
fiammeggia come ha fiammeggiato
spesso prima ma non
con il freddo fuoco
che mi circonda quest’anno.
Per trentacinque anni
sono vissuta con mio marito.
Il susino è bianco oggi
con mucchi di fiori.
Mucchi di fiori
caricano i rami del ciliegio
e colorano di giallo alcuni cespugli
e altri di rosso
ma il dolore nel mio cuore
è più forte di loro
perché sebbene fossero la mia gioia
un tempo, oggi li vedo
e mi volto dimentica.
Oggi mio figlio mi ha detto
che nei prati,
al limite dei densi boschi
in lontananza, ha visto alberi
dai fiori bianchi.
Sento che mi piacerebbe
Andare lì
e cadere in quei fiori
e sprofondare nella palude lì vicino.

(traduzione di Luigi Bonaffini, in: Journal of Italian Translation, Volume I, Number I, Spring 2010, p. 239)

 

William Carlos Williams (1883-1963) ha pubblicato molte raccolte di poesia, quattro romanzi, diversi volumi di racconti, alcune opere teatrali, un’autobiografia e moltissimi saggi e recensioni, pur dedicandosi a tempo pieno alla sua professione di medico. Fu un sostenitore convinto di riviste letterarie piccole e indipendenti. Enfasi sui dettagli vividi (il suo motto era: “Non ci sono idee se non nelle cose”) e dedizione completa ai ritmi e ai suoni dell’idioma nordamericano: questi tratti della sua poesia hanno esercitato un’influenza fortissima su parecchie generazioni di poeti. La sua ultima raccolta di poesie, Pictures from Brueghel (Quadri da Brueghel, 1962) ha ottenuto il riconoscimento prestigioso del Premio Pulitzer, poco dopo la sua morte.

Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923-1977), ha pubblicato in vita Fiaba e mistero (1962) e Il flauto e il tappeto (1971), traduzioni e saggi. Tra questi ultimi vanno menzionate le introduzioni alle versioni poetiche, in particolare a quelle da John Donne (introduzione a Poesie amorose e teologiche, a cura di Cristina Campo, Einaudi, Torino 1971) e William Carlos Williams (Introduzione a Poesie di William Carlos Williams, tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni, Einaudi, Torino 1961). Di Cristina Campo Adelphi ha pubblicato due volumi di saggi, Gli imperdonabili (1987) e Sotto falso nome (1998), il volume di poesie e traduzioni poetiche La Tigre Assenza (1991), le Lettere a Mita (1999) e le Lettere a Leone Traverso (1953-1967) nel volume Caro Bul (2007).

Luigi Bonaffini è docente di lingua e letteratura italiana al Brooklyn College di New York. Oltre che di letteratura Italiana contemporanea, si occupa di poesia dialettale, di traduzione e di letteratura della diaspora. Ha tradotto libri di diversi poeti in italiano e in dialetto, tra cui Dino Campana, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Giose Rimanelli, Giuseppe Jovine, Achille Serrao, Albino Pierro, Cesare Ruffato, Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci. Ha curato cinque antologie trilingue di poesia dialettale. Di prossima pubblicazione è un’antologia bilingue della poesia italiana della diaspora (Fordham University Press). Dirige la rivista Journal of Italian Translation  www.jitonline.org.


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.