Giorno: 6 agosto 2011

Tela di ragno di Isidoro Aiello – Lettura di Giulia Carmen Fasolo

 Tela di Ragno

Silloge di Isidoro Aiello

 

lettura di Giulia Carmen Fasolo

Torna nelle migliori librerie la penna di Isidoro Aiello, uno dei poeti barcellonesi più apprezzati. La Silloge dal titolo Tela di ragno, edita da Il Girasole, rappresenta, da un punto vista tipografico, un ritorno al passato e alle pagine unite, che possono essere schiuse con un tagliacarte e scoperte nella loro meravigliosa poetica dal lettore. Isidoro Aiello sembra, in questo nuovo corpus poetico, attingere a più temi e a più esperienze di vita, non solo alla ricerca di un senso da dare all’amore e di una consolazione al male di vivere. Sono quarantanove le poesie, ancora una volta asciutte e in parte ermetiche, con una ricerca linguistica notevole. Emerge evidentemente che Aiello è giunto ormai a una poetica matura, robusta, che lo fa emergere nel panorama letterario in maniera chiara e netta. La poetica di “Tela di ragno” è sua, e di nessun altro.

In chiave metaforica, la vita è una sorta di tela di ragno, le cui vittime diminuiscono a poco a poco e i ragni muoiono di fame, ma non perché il vivere sia divenuto più semplice e amabile. Unicamente perché i nemici aumentano e volano basso, nel tentativo di trovarci carcasse snervate e disumanizzate. I nuovi pericoli vogliono impedire ai bambini di vedere ancora i colori, di vedere il gioco, tagliando loro di netto il respiro sul futuro.

Il mare, la pesca e la rete sono i tre elementi, insieme alla tela del ragno, che rappresentano la maglia di una poetica tortuosa, nel senso di sofferta, vissuta, respirata. Il poeta non ha più certezze di prima, anche se appare chiaro che raschia e taglia, come si fa con il limone, il tentativo di capire se esiste un Senso, un Tu e un Altro che prima o poi ci svelerà il meccanismo sottile di questa clessidra, di questi meandri quotidiani che ci attanagliano e si attorcigliano attorno alla stessa consapevolezza: è una guerra quasi in solitudine, dove l’amore e gli amici, scarni nella loro misura, non bastano per salvarci dal nulla che il padrone di turno ha riservato per noi.

I temi, rispetto alle precedenti raccolte poetiche, sono aumentati e sono divenuti più complessi e appassionati.

Versi come rami, come alberi e come cartine di tornasole per l’insicurezza che muove i nostri movimenti in mezzo agli altri. La missione di un poeta è anche quella di sottolineare le pieghe del nostro tempo, nel tentativo – riuscito per Aiello – di rappresentare la realtà per tutti, il male di vivere di questi giorni e la speculazione continua su domande che vivono da quando vive l’uomo. In questo è eccellente Isidoro Aiello, capace di dare voce a ciò che sente e a ciò che ciascuno di noi, dentro di sé, nella solitudine della propria spasmodica ricerca, non riesce a dire così bene. La poesia non è per poveri di spirito, e in questo lo stesso Aiello è chiaro. Né lo è l’amore, che in sé e per sé non è in grado di insegnare ad amare. Semmai è la contemplazione e la ricostruzione di un amore diverso dalle briciole che aspettano sul tavolo. Semmai è quell’usignolo che non può morire, che deve tornare a cantare, che riscopre dentro di noi quel suono e quella voce che in parole semplici viene chiamata vita.

Isidoro Aiello, nel suo profilo delicato come uomo e come poeta, è molto attento. Non violenta mai la nostra attenzione, né maneggia in modo disordinato il verso, né applica una chirurgia per il semplice fatto di mostrare la sua padronanza linguistica, né tantomeno urla in faccia al mondo il suo disappunto. Aiello è lì fermo, ad ascoltare la voce della vita e la voce della sua ricerca. E precisa che bisogna amare adesso, bisogna adesso raccogliere le carezze e lasciarsi andare agli amplessi, prima che ciò che diventerà domani ricordo sarà fuggevole, come l’inesistente eternità. Il tempo è vertigine, e sarebbe bello ammazzarlo o strangolarlo, per strappargli ancora uno spazio per noi. Eppure, il rischio è di non trovare tra le proprie mani più tempo, di dover tessere i risultati e non sbiadire i resoconti. E se un Dio ci fosse? Se fosse lì, appollaiato, in attesa di un nostro ritorno, di un respiro corto su tutte le cose che abbiamo lasciato, interrotte dall’incapacità di viverle?

E se la lista dei sogni non era poi così impossibile da scalare, da colmare e da attuare?

E ancora: e se fosse davvero amore quello che si nasconde tra i rami, nella campagna tanto amata da Aiello, nel mare, nel profumo di limone, tra gli arbusti e i ragni, pur incastrato in una rete povera di pesci?

La ricerca affannosa della verità (o con la V maiuscola se preferite) non ci porterà a certezze, se non per fede. Né scavare nelle ossa delle giornate ci renderà meno mosche intrappolate o uomini con meno paure e meno tremori. Ma se ci fermiamo un attimo, prendiamo respiro, vediamo ciò che vede anche Isidoro Aiello: una luce all’orizzonte, flebile, tenue, pallida, ma presente. Un astrolabio all’orizzonte, posizionato con pazienza, è lì per noi, ci attende. Oggi mandiamo tutto all’aria, lasciamo da parte questi infernali rumori e chiudiamo – come fa magistralmente Isidoro Aiello – l’essenza in un barattolo. Lo tireremo fuori quando non ci saranno ladri, quando non ci saranno agguati e carri, quando smetteranno di essere buie le caverne quotidiane.

L’Opera la “Tela di ragno” va letta, anche solo per capire come chiudere l’essenza – salvandola dalle brutture – nel nostro intimo barattolo. Eccellente Aiello!

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Isidoro Aiello è del 1963, vive a Barcellona Pozzo di Gotto dove si occupa dell’azienda agricola di famiglia. Ha già pubblicato altri tre volumi poetici (L’essenziale, Colombe vittoriose, Clessidre).

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Tela di ragno

Isidoro Aiello

Edizioni Il Girasole

ISBN 978 88 97466 02 4

Pag. 62 – Euro 15,00

La tela del ragno