[Novità Editoriale] Vite Parallele – Marco Gasperini&Antonio Limoncelli

Quaderni “il Rabdomante”
ed. 2011

Dialogo 4 “Con lo sguardo proteso al sole pallido…”

Esposizione di fragilità, bassorilievo di carne in sinapsi e gradevoli trasmissioni – Sparire da se stessi e dagli altri, rompere la strada col solco di una nuova città, sodalizio di terra, muscoli e cerimonie, per menti aristocratiche e coraggiose presenze – la mediocrità è contagiosa, ma non per chi è virus. Non ci si ferma restando immobili, ma l’inadeguatezza si ostina a coprire le spalle, anche quando i raggi mostrano senza pudore ogni particolare – La retta interseca liquidità di quieto scorrere, a tratti burrascoso, a modellare il monumento su dorsi calcarei – Unicità, diffusa, rara e preziosa, il dio che manca, rapito da cassa toracica sigillata.
(Marco Gasperini)

La carne della totalità è congelata, l’immanenza è appesa al gancio. Il corpo d’una galassia in cella taglia la strada all’infinito! Anch’io sento freddo, sono sempre solo, ascolto troppo spesso i miei silenzi, il mio deserto di soluzioni, l’arida distesa congeniale, il modello che si plasma per sopravvivere. Agli albori del particolare l’inadeguatezza della varietà, l’irrequietezza del divenire che non accetta di cristallizzare. La ricerca si concede alla trasparenza solo per bere, da un bicchiere, del buon vino. Ed è allegria, rito dionisiaco, orgia di corpi a suggello della bellezza! E dio rompe gli argini, fluisce liquido nel corridoio che interseca il quotidiano. E questo porta spesso la mediocrazia, la dimostrazione burocratica dei sentimenti, la banalizzazione dei gesti affettivi. Alla fine quel che più conta è un abbraccio. (Antonio Limoncelli)

Dialogo 13 “Niente sesso claustrofobico”

C’è arte mal-celata in ogni istinto uomo/animale, niente di sorprendente che non scorra davanti al retro bottega degli occhi durante il tempo assegnato – la ricerca dello scontro senza zampillar di dolore si presenta ossessivo al primo dito che va a lacerare la pupilla, il piacere rotea a corrente alternata dinanzi ogni forma di materia possibile, recitando il ruolo del creatore sottintende alla fallica sottomissione che brucia nell’arsura d’una pressochè universale incomprensione, il sesso inquisisce moltitudini di pensieri liberati nell’attesa di, un numero in più sul punteggio, istantanea dimenticanza presenta il conto all’insoddisfazione, la stirpe si prolunga talvolta, costrizione, probabile fine dell’accoppiamento, che se l’organico conoscesse l’auto da fe, sarebbe altra incombenza sottratta a pretese di perfezione. (Marco Gasperini)

Il sesso disquisisce sulla potenziale soddisfazione, tutto ruota intono all’utero, sottomissione al ginepraio di vagine, porte aperte sull’abisso. La sete di passione viene gelata dall’accoppiamento più probabile e l’insoddisfazione si prolunga fino alla costrizione, al dovere di ripetersi al meglio, di trarre il limite dalla maniacale e ossessiva elaborazione dell’ombra che accidentalmente disegna linee allettanti nel retro bottega. Nella razionale coerenza apollinea del progetto scultoreo, la forma animale più fredda e potente, determina l’economia del piacere, il simbolismo della ragione sensuale e l’esigenza di truccarsi e struccarsi, le giravolte dei volti, sperimentano la menzogna espressiva, la pretesa che il piacere è arte mal-celata, ambiguità androgino/transessuale. E intanto la fallica sottomissione a Dioniso, maschera di carne concettuale, ironia della sorte, fa da capro espiatorio! E le ninfe rendono Pan, una focaccia per Cerbero! (Antonio Limoncelli)

Auto-Biografia di Marco Gasperini

Di brace che non prende, mare che non sconfina, interprete di primavere invernali e struggenti ipotetici accadimenti, dai primi segnali di fine secolo, alle lezioni di nuoto fra sabbie mobili dello zero.
Parecchio da scrivere di tanto niente, ad apporre segni d’interpunzione all’invisibile provvisorio organico.
Egoisticamente, sfumato di soggettiva sopravvivenza, autoindulgente e abbandonato ai piaceri possibili, scendo a compromessi con i limiti della parola e cedo fugace intrattenimento al lettore, uno scambio creativo che gode d’ambivalenza del significato –


Biografia di Antonio Limoncelli

Nasce a Capo d’Orlando nel 1956, critico d’arte, biologo e filosofo, poeta e artista. I primi scritti sono degli anni settanta, il periodo dell’infinito. Dopo la laurea in biologia si occupa di ricerca scientifica per alcuni anni. Insegna chimica per un decennio. Nel 1984 scrive il suo primo libro Potere d’ingresso e l’anno seguente Discutendo l’origine d’una possibilità per diversificare il conseguirsi. Nel 1986 sviluppa la cognizione logica dell’intuizione trasferendo dal caso i nessi d’una causa potenziale. Nel 1989 pubblica Ultimo libro (Fermarsi nella mente) a proprie spese. Negli anni novanta il suo pensiero si dibatte tra l’analisi dei potenziali flussi e la possibile sintesi d’ogni processo. I rituali linguistici seguono ritmi cosmici secondo criteri matematici. Dal 1994 la sua ricerca vuole essere collettiva… diventa giornalista per dirigere una rivista culturale propria, Crisalide tra il 1994 e il 2000 quindi Nova, d’arte e scienza, e Flussi Potenziali, fogli sperimentali d’entropia, dal 2000 ai nostri giorni.
Presidente dell’associazione, il Rabdomante, si occupa di arte e comunicazione.
Ha pubblicato numerosi saggi, tra gli altri: Biografia d’essere (1995), Metafisica analogica (1997), Intorno all’esistenza della ragione (1998), Strutture cosmiche spirituali (2000), Scienza dell’esistenza (2006) Caos ed Estinzione (2009) de Kandinskji (2009). Ha pubblicato inoltre due romanzi: Esistere d’amore (1999) e Ordigni interiori inesplosi (2005). Un vezzo il breve racconto-saggio i Tecnocrati ovvero i Figli della sintesi (Neuro-tentazione della storia di un delirio). E’ del 2010 la raccolta di poesie Cadenze e Cadute – Liriche a cascata.

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