Solo 1500 N. 9 – Reading per nessuno (ovvero: ‘a machinetta p’ò cafè a una tazza)

Solo 1500 N. 9 – Reading per nessuno (ovvero: ‘a machinetta p’ò cafè a una tazza)

Può capitare, come è capitato e capiterà, di partecipare a un reading poetico, al quale non assista un pubblico numeroso, o al quale non  assista alcun pubblico. Questo capita per difetto dell’organizzazione, perché il reading si tiene in posti strani, perché non lo si pubblicizza, perché nessuno conosce i poeti che lo terranno. Perché di colpo piove. Sono cose che si mettono in conto. Può anche capitare, come è capitato e spero mai più capiterà, che si debba tenere un reading in una condizione molto favorevole: un posto bellissimo, un luogo situato al centro di un paese antico, che sia una serata estiva meravigliosa, che per una circostanza favorevole molta gente confluisca in quel luogo. Bene, molto bene, e invece no. E’ capitato che chi organizzi (e, che in teoria, dovrebbe aver interesse che il pubblico ci sia) manifesti, invece, una strana premura, ma diciamo pure fretta, a trasferirsi, per le letture, in altro luogo che, seppur suggestivo, risulterà essere irraggiungibile anche per il più grande appassionato di poesia vivente. A me tutto questo ha riportato in mente una frase che recitava Massimo Troisi, in uno dei suoi film più belli:  “Scusate il ritardo”. La frase, pronunciata  riferendosi all’anziano e solitario professore, del  quale usava la casa di nascosto, suonava più o meno così: “Chiste nientemeno ancora cu ‘a machinetta p’ò cafè pe una perzona sola. Cioè, secondo me, è proprio ‘o massimo da solitudine. Cioè, chiste nun spera maje ca’ ‘o vene ‘a truvà qualcuno”. Che i poeti – per  qualcuno –  siano delle Moka per single?

Gianni Montieri

 

qui il pezzo del film di Troisi, da cui viene la frase:

Scusate il ritardo

 

 

 

 

 

qui i link ai tre numeri precedenti:

N.6   N. 7  N. 8

17 comments

  1. ma come, proprio di questi tempi che hanno inventato la MOKONA…che si divulghi il più possibile ….che si dispensi sempre più ….il “caffè”, è risaputo, fa bene alle arterie e quindi al cuore (almeno a me).

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  2. Certo, di poeti in fuga non se sente il bisogno… poi, ma questo è un altro discorso, il fatto che le persone che ascoltano non siano per forza moltissime giova alla profondità dell’ascolto, indispensabile alla poesia. Proprio Raboni che a te (e anche a me), Gianni, piace molto in un articolo scrisse, cito a braccio, di come le minoranze possano contaminare come per osmosi pubblici più vasti

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    1. sono d’accordo con te Luca, in questo caso – però – è stata organizzata una fuga a gambe levate dal pubblico (potenziale) non un reading :-)

      (mi pare di ricordare l’articolo di raboni. grazie)

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  3. già…dipende anche dalla volontà di chi organizzi a volere una moka più grande e non la solitamokasingle.
    poi vabbè io sarei polemica…ma taccio ;)

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  4. … eppure, di questi tempi, i poeti dovrebbero essere comm’o cafè: dovrebbero svegliare, scuotere i dormienti. E si sa, il caffè non deve essere sottratto da sotto al naso per essere inseguito, ma va servito con tutte le comodità…
    bravo Gianni

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  5. c’è chi ha partecipato ad un reading dove gli organizzatori (quelli della “fattispecie”: malato, si mac’hoilbimbochevvomita, eranoglialtriduechedovevanooccuparsene), hanno pensato bene di non presentarsi.
    Date un po’ una spazzata quando avete finito, spegnete la luce e l’ultimo chiuda la porta!

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