Natàlia Castaldi – Dialoghi con nessuno – ed. Smasher 2011

La lettura del libro d’esordio di Natàlia Castaldi “Dialoghi con nessuno”, mi riporta alla mente le parole dette da Giorgio Caproni sul cosa sia la poesia e su quello che il poeta fa scrivendo. Caproni disse più o meno così: “Il poeta è un minatore che si scava dentro e questo suo scavare registra il suo apice, quando in fondo a se stesso, al suo cercare, trova gli altri”. Il nessuno della Castaldi è la scrittura – è il suo corpo a corpo con la parola. Il corpo a corpo con se stessa.. E, da qui, da questo attrito, dalle scintille, i versi si scrivono e sono: ricordo, dolore intimo e dolore storico. A volte adeguati a una metrica più classica, a volte sciolti perché impossibili da imbrigliare. La Castaldi lancia una sfida totale alla parola, attraverso la quale tutto passa: “Me ne sto qui, imbrigliata al sibilo delle parole / come un pavimento vischioso / che s’inceppa nelle suppliche dei topi”. Chi la vince questa sfida, il poeta o la parola? Questo bel libro credo che venga a confermarci che vinceranno o perderanno entrambi ma il risultato verrà stabilito soltanto dopo aver riempito il foglio bianco. “Oggi qualcuno mi chiedeva dell’arte. Foss’essa una volontà / di rintracciare la bellezza, o la crudeltà, o ancora il vero / delle cose. // Ma solo una risposta io credo sia l’essenza / di ogni mia messa in scena: / rappresentare la vita / come non basti l’intera e misera mia vita / a fare”. Natàlia Castaldi, credo ci stia dicendo che dalla parola, dalla musica, dall’arte può e deve nascere altra arte, che la scrittura è il filo che tiene insieme il tempo. E’ la trama che ci attraversa. Il mondo raccontato è un mondo femminile (vedere la bella sezione ispirata a Francesca Woodman) e non solo. Ci sono le donne che hanno accompagnato e qualche volta cambiato la vita di Natàlia. C’è il loro dolore, ciò che hanno subito, la loro grandezza. C’è il suicidio che non è codardia per l’autrice ma un atto di rifiuto estremo. Una scelta politica, sociale. La musica suona fra le passioni di Castaldi e in ogni angolo di questo libro. Inevitabilmente – ben presenti – ci sono in questi versi: la solitudine e la noia. La condizione della solitudine più che imposta dalla società viene vista dall’autrice come “innata” determinata dall’individualismo che regna nella nostra società. Le stanze dove ci porta Natàlia, le sue stanze, sono il luogo dove tutto avviene: la creazione, il ricordo, la rinuncia, il distacco, il calore. Ogni tanto queste stanze si aprono agli spazi come in alcune piccole poesie dedicate alla splendida, tormentata, Sicilia, terra dove Castaldi vive. Arrivati alla fine del libro la conclusione che si trae è quella di non essere stati imbrogliati. La nostra minatrice ha scavato sul serio, fino in fondo, e trovandosi ci ha trovati, rendendo i suoi dialoghi con nessuno, dialoghi con tutti.

Gianni Montieri

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la bellissima immagine di copertina, “ritrovate stanze”, è un’opera appositamente realizzata dalla fotografa professionista Giusy Calia per questo libro.

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