Su DIECIDITA di Jacopo Ninni

Ho briciole per terra per perderci nei sogni
Dita fragili per conservarci appesi ad ogni attesa
Una ferita gelida per ricordarci ad ogni fine
Un bicchiere rotto, per annegarci ad ogni nuovo inizio
(da “712010”)

Ti sembreranno poche 10 dita
A contare nelle sere quelle stelle e
al meriggio, ogni fiore del tuo bosco.
(da “10 dita”)

Dietro la fragilità di diecidita, dietro parole pronunciate sottovoce, lavora con pazienza un seme di tenacia. In diecidita, in una piccola porzione di corpo, si concentra la forza necessaria per tenersi aggrappati al mondo. Come le mani di uno scalatore, i versi di Jacopo Ninni afferrano la roccia e la tengono stretta, nonostante la perdita, la mancanza. C’è una piccola parte che resiste, si attacca alla memoria, alle persone che rimangono, alle cose di tutti i giorni (Le carte ancora in tavola / Urla di bimbi nei cortili / un bicchiere, le briciole sul tavolo).


Appesa tra abisso e salvezza, in bilico sul vuoto (Temono di perdere il controllo della sponda. / Io mi ci siedo spesso, lo sai bene), la parola prende forma, diventa preghiera, invocazione, talvolta imprecazione.

E’ quasi inconsapevole questo tenersi, non è esplicita determinazione quella che impedisce  di chiudere gli occhi e di lasciarsi andare, ma necessità, urgenza di mantenere vivo il ricordo. Le diecidita di Jacopo Ninni, a dispetto di tutto, raccolgono il dolore e lo trasformano in parola, evocando suoni, colori, odori, ferite e fatiche. La poesia diventa così una lenta ma ostinata risalita, nutrita dal coraggio degli affetti, nel nome della memoria.

Stefania Crozzoletti

qui alcuni testi e OUTro di Alessandra Pigliaru

qui la prefazione di Natàlia Castaldi

12 comments

  1. è una nota intensa, quella di Stefania Crozzoletti, che bene mette in evidenza la necessità, l’urgenza, il nutrimento della memoria e il seme di tenacia di “Diecidita” di Jacopo Ninni. Il mio saluto riconoscente a Stefania e a Jacopo.

    Mi piace

  2. nella mia dislessia, avevo sempre letto il titolo del libro di jacopo come deicida.
    ora mi sono soffermata mettendo le lenti giuste.
    grazie a stefania per questa messa a fuoco, e ovviamente a jacopo.

    poi la smascher ce l’ho a un tiro di schioppo e qualche colpo di pedale.

    provvederò…..

    Mi piace

  3. grazie Anna Maria e Stalker (@ Vale: deicida potrebbe essere un bel titolo :) ).
    La mia è una piccola lettura, nel libro di Jacopo c’è molto di più… insomma consiglio vivamente di leggerlo!
    un abbraccio
    stefania

    Mi piace

  4. Jacopo Ninni sa la musica, la sente, la suona. Dentro la musica vive. E la musica sta fra le sue parole, ci prende dimora. I versi di Ninni sono levigati, arrotondati. Ci arrivano (mi pare) a angli smussati eppure quegli spigoli li sentiamo, ci sbattiamo contro. Come ben evidenzia, qui Stefania, il linguaggio che Ninni usa – apparentemente semplice – è chiaro, limpido. Efficace. Leggendo, in questa chiarezza, che arriva certamente dagli stati d’animo del poeta, troviamo spiragli di noi. Metto qui il verso che preferisco di questa raccolta, che apre una poesia – bellissima – che rappresenta una specie di spartiacque del libro:

    “Confesso che ho cambiato casa stamattina”
    grazie a Stefania e a Jacopo, naturalmente

    Mi piace

  5. Il testo di Jacopo Ninni, scelto come saggio della sua fedeltà alla poesia, è davvero eloquente. Con la sua iniziale dialettica dell’enumerazione, la poesia citata prende spunto da una sorta di ‘possesso’ sui generis: – “ho briciole…”- per testimoniare il rischio di esistere nella precarietà come negazione, proprio, di quella apparente sicurezza, già espressa in primis. Tutto il testo è poggiato su questo continuo segnare e rettificare, con versi fluidi in cui prevale una certa lunghezza.
    Non condizionato dalle cose, eppure legato ad esse, il poeta frequenta una logica inversa che ammette quietamente la contraddizione, come nel verso che recita: “Un bicchiere rotto, per annegarci ad ogni nuovo inizio”.
    Ad ultimo, è giusto riconoscere che dieci dita bastano davvero a contare le stelle, posto che si abbia gli occhi giusti per contemplarle, in tal senso Stefania ha saputo veramente cogliere i toni profondi e sottili (un altro perfetto contrasto) della poesia di Jacopo. Marzia Alunni

    Mi piace

  6. Ringrazio Marzia e Gianni (i vostri commenti sono davvero preziosi), e ancora Jacopo :)
    un caro saluto
    stefania

    Mi piace

  7. mi riprometto di conoscere meglio il signor Ninni per …annegarci ad ogni nuovo inizio e perchè dieci dita non mi sembrano poi così poche…grazie e complimenti.
    Un grazie ad un caro amico che mi ha iniziato a …codesto idillio.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.