SOLO 1500 N. 4 – Invidia, il quarto d’ora di Francesco De Gregori

SOLO 1500 N. 4  – INVIDIA, il quarto d’ora di Francesco De Gregori

“Una mattina uscendo di casa, ho visto che il marciapiede era pieno di siringhe. Ho pensato non mi riguarda finché mio figlio non si punge lì, giocando. “ La frase è di Francesco De Gregori (intervista di Fabio Santini). Quella stessa mattina De Gregori si siede al piano, attacca un accordo : “La storia siamo noi nessuno si senta offeso”.  Il brano è  straordinario e viene registrato in un quarto d’ora. Chi mi conosce sa quanto mi sia caro il tema dell’indifferenza, del “non ci riguarda”. De Gregori, sempre a Santini, parla, a proposito della canzone,” del disinteresse che la gente crede di potersi permettere, ma poi si scopre sempre che non è vero”. Il senso de “La storia”  e del “siamo noi”è racchiuso in quel  pensiero. Il brano è contenuto in “Scacchi e tarocchi” , album meraviglioso. Naturalmente, la mia invidia a cui fa riferimento il titolo non si riferisce a questa canzone, in particolare, o altre, non potrei invidiare una cosa che amo e che non so fare. Neppure so suonare uno strumento, quindi sarebbe come parlare di nulla. Io a Francesco De Gregori invidio un’altra cosa. Gli invidio un quarto d’ora di vita. Ho immaginato tante volte la scena davanti agli occhi: De Gregori, che passeggia e vede le siringhe, pensa, va a casa o allo studio di registrazione, si siede al piano, comincia a suonare, via il primo verso e la canzone che si scrive da sola. Io a Francesco De Gregori invidio da anni quel quarto d’ora di genio creativo. I quindici minuti che fanno la differenza fra il niente e un capolavoro.

Gianni Montieri

qui una versione live de “La storia”

qui i link alle puntate precedenti

SOLO 1500 N.1   SOLO 1500 N.2  SOLO 1500 N. 3

12 comments

  1. Scrivi, Gianni, con la consueta densa puntualità, del saper cogliere l’attimo della creazione artistica. “La storia siamo noi” sa condensare ed esprimere l’universale, in questo ha tutte le caratteristiche del capolavoro. Mi assumo tutta la responsabilità di questa mia generalizzazione circa l’universale e l’opera d’arte e sorrido all’idea di usare questi paroloni per un artista che ha tutto il mio rispetto, ma non appartiene ai miei preferiti. Mi piace pensare, tuttavia, che l’attenzione del lettore, dell’ascoltatore, di chi si incontra con l’opera artistica, costituisca un ulteriore momento creativo, di co-creazione. Nel tuo soffermarti sul famoso ‘quarto d’ora’ di De Gregori leggo un esempio di attenzione.

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    1. Anna Maria, il tuo commento puntuale è la confema di ciò che pensavo quando scrivevo il breve articolo. Perché quelle quattro parole lì “La storia siamo noi” rappresentano proprio ciò che tu dici. Mi fa piacere anche che tu abbia precisato che De Gregori non sia fra i tuoi preferiti, sappiamo bene (per fortuna) che se ci guardiamo intorno dei quarti d’ora da invidiare ne troviamo un bel po’

      grazie

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  2. Pensa che a me il principe invece ha regalato un quarto d’ora di felicità.
    Ero una liceale brufolosa che andava a casa di una compagna di scuola, in quelle case con le scale strette e sensa ascensore vicino Campo dei Fiori – case di gente figa – e ti incontro questo alto e bello come il sole che mi chiede se lo aiutavo a portare su le casse dello stereo al – credo – il terzo piano.
    N’altro po’ svengo, dal fiatone e dall’emozione.
    Ora ho finito il liceo da un pezzo, non sverrei più davanti al principe, non vivo più a roma, sono una “signora” alla quale nessuno chiederebbe mai di portargli “bagattelle su per le scale, semmai il contrario, ma lui, mi piace ancora assai. Mi piace come “invecchia”. Forse questo potrei invidiargli, o forse no, in fondo invecchia con grande eleganza.

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  3. Sì, invecchia con elegenza, è unico De gregori. Pensa che, dopo un concerto, anni fa, sono riuscito a stringergli la mano e a fargli i complimenti (balbettando). Lavare quella mano è stato molto difficile

    grazie

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  4. Bell’articolo, Gianni. A questo punto, dopo l’aneddoto che racconti, mi chiedo se nel verso “siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo” non ci sia la solita ironia di de gregori… Tutti pensano agli aghi di pino, e invece… Che ne pensi?

    Andrea

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  5. l’ho pensato spesso…e potrebbe essere quello che dici tu…così come gli aghi di pino….o comunque un’immagine che simboleggi insieme bellezza, bruttezza e il senso della nostra precarietà…
    è un genio…

    grazie

    g.

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  6. Io gli invidio anche tanti altri “quarti d’ora”. Come quello che gli ispirò Atlantide, Santa Lucia, Parole a memoria, In onda, Rimmel, La leva calcistica,Sempre e per sempre, Bellamore …

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