Giorno: 6 Mag 2011

Poesie di Antonio Nàtile (post di Natàlia Castaldi)

edito LietoColle, 2011.

La Puglia qui esonda, ed è tutta nei versi, nelle mani umide di lacrime-terra-sangue. La parola è feroce, arriva dritta senza scorciatoie, sovversivamente civile, piena di quell’assolutezza che dona al lettore, eppure scava, fino a creare baratri emotivi. La poesia di Nàtile è un misto che accarezza la terra, parlando al lettore con quel dialetto che s’aggroviglia alle viscere ed incanta. (A.T.)

***

[…]Sarè nonne pegghijète che fesse ch’i carecatune sobb’e spadde e l’òssere scettète accom’ u sanghe. – ji ca tremuluèsceche o pinzire – […]

[Forse ci hanno preso in giro con i carichi sulle spalle e le ossa buttate come il sangue. -Io che tremo -.]

 

Né uno e né mai
dove ognuno reita a fiato,
solo qualche sputo
l’indomani.

E’ dire che era tutto come prima
con i piedi per terra,
nella terra.

Forse domani piove.

Accom’e cose iaspre sàpene i chelure ca còngene, u stesse poste viste da n’alte punte e u fiète – u stesse – ca iesse da minz’e carte.
Amma venì arrète iosce o giorne a pegghiàrne l’àrmadie, i becchìre c’u frise d’ore atturne ca s’arrecòrdene i viole – chidde de l’amore – addove i capidde còndene chiù du cile e na strengiute de mène dìsce ciò ca serve.
Onne menète i curteddere minz’e dinde e l’acqua minerèle lève un sanghe. Sìme d’a stessa paste. Ustesse merle ind’a gagge.
M’avaste picche che capì cià timbe o’ fè crè.

[Riconducibile all’asprezza il senso dei colori che si sostituiscono, lo stesso posto visto e vissuto da più punti ed il fiato – lo stesso – che esce dal carteggio.
Ritorneremo nel pomeriggio a riprenderci gli armadi e i bicchieri con il filo d’oro al bordo dove si ricordano le viole – quelle dell’amore – dove i capelli contano più del cielo e la stretta di mano profetizza il necessario.
Hanno lanciato i coltelli fra i denti e l’acqua minerale lava il sangue.
Siamo della stessa materia. Lo stesso merlo nella gabbia.
Mi basta poco per capire che tempo farà domani.

 

Quando fummo chiamati credemmo per un attimo di ricordare quella voce. “Travestitevi e andate via, qui gli dei imparano a memoria i vostri sguardi!” E prendemmo in prestito mandibole e conchiglie, i ferri attorno al collo, le scimitarre.
Scappare è poco di fronte agli anni. Forse di qui erano passati gli zingari.

E’ la nostra pentecoste,
il giorno prima del risveglio
quindici secondi all’attacco,
e poi di nuovo il riparo
la casa del lago,
il percorso parallelo delle mani
lungo i rami.
Scendi e vieni
qui è tutto nostro.

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Antonio Nàtile, classe 1980, è nato e vive a Noci sulla Murgia dei Trulli. E’ il direttore artistico della manifestazione poetica “Sempre nuova è l’alba”.