Giorno: 5 Mag 2011

Francesca Genti – La febbre

 

Francesca Genti – La febbre – ed. Castelvecchi – 2011

Giochiamo con i cani: il primo di noi che conta cento cani morti vince.

Io sono a ottantasette, sto vincendo.

Andrej è a quota trenta.

Il vecchio Astrologo ne ha contati dodici, ma lui non fa testo, è cieco.

 

Quando ho chiuso il libro, il mio volo Milano –Napoli era in fase di atterraggio. Ho sorriso durante l’apertura del carrello, per tutto il tempo di frenata, e dopo, ancora, sorridevo fino all’uscita, ai parcheggi. E’ un romanzo che lascia un buon sapore, questo debutto narrativo di Francesca Genti. Un’apocalisse ironica e romantica. Un mondo orribile, squarciato e devastato che, però, regala spazio a momenti di profonda tenerezza, scampoli di libertà. Si muovono in questo scenario lunare, decadente (o decaduto) tre personaggi: Il poeta dei graffiti (il grande artista e voce narrante), Andrej Babilonia (il poeta vero) e l’Astrologo (il mistico, colui che va oltre, restando). Nel tempo di prima, nel mondo “normale” tutti e tre hanno goduto di grande fama,  successo. Per usare le stesse parole dell’autrice (dette qualche settimana fa alla presentazione del libro a Milano): se la sono goduta. Il poeta dei graffiti, mezzo uomo e mezzo bestia, inventore della body animal art, a un certo punto dichiara: <<Sono diventato un mostro. È stato un successo planetario.>> questa frase, a mio avviso, rappresenta una buona sintesi del senso dell’intero romanzo. In fondo è questo che facciamo ogni giorno, rendiamo tutto più brutto e questo piace. La città è portata allo stremo e all’estremo, con ogni probabilità, dai comportamenti e dagli eccessi dei suoi abitanti; i tre protagonisti non sono certo innocenti, e sono Umani, nient’altro che questo. Sono geniali, a tratti, crudeli, teneri, cattivi, forti, deboli, istintivi e primordiali, estremamente moderni. Questa città dove il sole fisso non tramonta mai, dove i poliziotti sono sempre a caccia di chi non si “assoggetta”. Poliziotti accompagnati da cani-babbuino (scanditi in tre varianti ugualmente terribili e divertenti). Una Cattedrale imponente che è diventata: centro commerciale, punto nevralgico, prigione. Una Cattedrale che andrà distrutta come ogni cosa, inevitabilmente. Un mare che passato dall’acqua al catrame e man mano avanza e si prende ciò che resta di questo posto. Sesso, cannibalismo, corpi trasformati, bambini che raccontano d’aver mangiato i genitori con la stessa dolcezza con cui ti direbbero di un gioco o di una caramella. In questa alternanza fra amore e crudeltà, Francesca Genti dà sfoggio di grande talento inventivo (cosa che peraltro ha già più volte dimostrato scrivendo in versi) ma anche di grande acume e capacità di osservazione. Cosa ha fatto alla fine la Genti se non prendere il nostro mondo, i suoi peggiori difetti, e colorarlo alla sua maniera un po’ nera e un po’ rosa? Accentuando con le parole e i colori ciò che in fondo (almeno in parte) viviamo già. La realtà portata all’eccesso di Palahniuk, per farcela vedere meglio. La Cattedrale destinata a diventare centro commerciale/prigione è  l’esempio chiaro di come l’autrice abbia saputo guardare oltre quello che c’è con lucidità e ironia. I tre attori principali li ameremo e li odieremo, a tratti risulteranno repellenti ma ci sarà un momento, nel libro,  un pagina, una parola, che per ognuno di loro ci farà provare simpatia, affetto. Quando ci riconosceremo.

@gianni montieri

nota biografica:

FRANCESCA GENTI – Nata a Torino nel 1975, vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Bimba Urbana (Mazzoli, Premio Delfini 2001), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero, 2004) e Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press, 2009), ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e arabo. In veste di narratrice ha partecipato a diverse antologie, firmando  il libro di racconti Il cuore delle stelle (Coniglio Editore, 2007). Suoi testi sono apparsi su «Nuovi Argomenti», «alfabeta2» e «Velvet». La febbre è il suo primo romanzo.