Mese: aprile 2011

Primavera 2011: ricordi, riflessioni, rom

Il 2 dicembre 2001, su invito di Maria Olita,  insegnante di scuola elementare, impegnata da anni nell’Opera Nomadi, ho parlato a Cosenza dei Rom nella letteratura di lingua tedesca, all’interno di un corso di formazione in servizio sull’educazione interculturale da lei progettato. Ricordo che, mentre parlavo, avevo su di me lo sguardo serissimo di una ragazza poco più che ventenne. Sembrava soppesare ogni mia parola. Al termine del mio intervento, la ragazza si è avvicinata a me e mi ha chiesto dettagli bibliografici. Mi ha spiegato che, cresciuta in un campo nomadi a Cosenza, dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo (Maria era stata sua insegnante) si era iscritta all’Università. Considerava quel corso come una tappa importante della sua formazione. Avevo appena affrontato un esame, mi accorsi a quel punto. Ecco, i fatti di cronaca della mia città natale, in questi giorni, chiedono a gran voce che “non ci tiriamo fuori”. Ripropongo qui il testo del mio intervento di allora. Credo che la conoscenza dell’altro sia una via privilegiata per il superamento delle paure, che le paure, a loro volta, siano generate in gran parte dall’ignoranza. Il contributo si trova anche in rete, insieme ad altre proposte formulate nella cornice del progetto ELiCa, per un canone letterario europeo. Può essere consultato anche qui.
Invito a dare un’occhiata anche alla bibliografia e consiglio la lettura  (o la rilettura) de Gli Zingari e il Rinascimento di Antonio Tabucchi.

(altro…)

SENZA TITOLO

La nebbia raggruma in ombrelli di luce
da piccole lune arancioni e stanche
al di là del parabrezza.
La strada indossa il buio rimanente
con estrema noncuranza
mentre cado mollemente nei tranelli
dell’asfalto scorticato.
Veloci fari ignoti
percorrono la notte
e questa scia di case spente.
La radio posa vecchie note
e polveri sottili di un esausto passato
monossido notturno di memorie
nei titoli di coda verso casa.

Gianni Montieri (due poesie)

 

Vi propongo due mie poesie che trattano lo stesso argomento. Scritte a distanza di tre anni l’una dall’altra, scritte in maniera diversa. La prima è nota, già inserita, tra l’altro, nell’antologia di Poetarum Silva, la seconda nuova di zecca. Le propongo, qui, insieme perché sono collegate non solo per l’argomento ma per la maniera in cui un certo stato d’animo, rispetto a una determinata situazione, si racconta. Riflettevo, rileggendo, e ho pensato che forse – per me – questa è l’unica maniera possibile.

gianni montieri

UN SMS DA GIUGLIANO (ZONA NAPOLI NORD)

Mia sorella mi ha scritto un sms:
“non passano da dieci giorni”.
Mio cognato che è ottimista
sostiene siano solo nove
loro figlio ha un anno e non parla
può soltanto respirare
.
a vedere Gomorra non ci andranno
lo spettacolo ce l’hanno sotto casa
-è gratis-
.
noi stiamo qui al sicuro
a lamentarci della pioggia
delle code in tangenziale
dei lavori in corso

.
uno o due sensi di colpa
ci sfiorano ogni tanto
come le polveri sottili
.
ma non siamo radioattivi
dovesse ucciderci lo smog
succederà più in là.
.
Rispondi:…………..

.

(primavera 2008)

***

Guardo mio padre:

in una mano la borsa con la carta

nell’altra quella con la plastica

a piedi verso il punto di raccolta,

lui che non guida, con quanta dignità

e così poca convinzione, differenzia

è uomo d’altri tempi.

 .

Mia sorella carica tutto in macchina

ogni due o tre giorni, senza alcuna

certezza, ricicla tutto ciò che può, che deve.

Passo davanti alla biblioteca comunale

mi appunto la data: otto aprile 2011

e un fotogramma: duecento metri

di spazzatura accatastata.

In tutto questo mio nipote canta

la sua canzone preferita.

.

(aprile 2011)

@poesie di gianni montieri

[scritture] – Una voce – Viola Amarelli (post di natàlia castaldi)

Robert Doisneau

E’ faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
.
(Janusz Korczac)

 ***

.

Una voce, tremenda e terribile. Certe volte si scorda, ma poi arriva improvvisa. Prova a rimpicciolirsi, rifugiarsi in un angolo, via. Non funziona, la colpa è la sua. Disattento combina guai.

Il problema è che non sa. Cosa non dovrebbe fare.  Centinaia i rischi e i pericoli. Certe volte si ferma e respira. Ma anche questo non serve. E’ da sciocco, gli ripete la voce, arrabbiata.

C’è di sotto un odio feroce. Non gli vuole bene. Ecco tutto. Un tutto confuso. Lui vuol bene a tutti e a tutto.

La mattina, finito il latte che fa schifo e che deve bere, c’è la zia. Lo porta all’asilo. Un buon posto. Nessuno lo sgrida anche se macchia fogli e grembiuli, anche se stona canzoni e rompe i pupazzi degli altri. Però impara bene a memoria, alle recite è sempre il migliore. Al ritorno la zia se lo bacia e gli chiede che cosa ha mangiato.

E’ la sera la parte più bella. Torna il padre, ogni sera con una sorpresa: una mou, una caramella, una penna. Se lo abbraccia, gli ridono gli occhi.

E’ la sera che guarda i cartoni. Con il padre sopra il divano. Si addormenta. La mattina si ritrova spogliato nel letto.

Gli ritorna spesso nel sonno lo stridore, la voce materna. Si risveglia di colpo, sudato. Per fortuna è durata poco. Non ha idea di come è finita. Aneurisma, così giovane e bella. Gli hanno detto. Testimoni le foto.

Poveretto. Orfano e piccolo. In teoria avevano ragione. Qualche volta più tardi ha provato a capire chi fosse quella donna che gli urlava contro. Una tesa e ansiosa, alle prese con il suo di sogno: diventare importante, una grande stilista. Le cartelle con i modelli. Come tante, forse un poco più stanca. Forse, aveva ragione. Lui davvero non lo capiva cosa è che non doveva fare. Anche adesso, del resto, gli capita di non rendersi conto del pericolo che tutti vedono. Ha però una certezza, ora e allora. Non lo amava, non le piaceva.

A dirsela tutta, non gli è mai mancata.

Poesie di Marco Aragno

Poesie di Marco Aragno*

[Con Marco Aragno  continua la seconda fase della rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80. In ordine sono stati pubblicati Fabio TetiGreta RossoValentina De LisiChiara DainoDomenico Ingenito, Simona MenicocciCarmen GalloFrancesco TerzagoTommaso Di DioMariasole AriotLuca Minola e Alessandro GiammeiAnna RuotoloMichele OrtoreAlfonso Maria PetrosinoSergio Garau e Marco Bini e Giuseppe Nava.  Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, Imperfetta Ellisse per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Sempre su Poetarum Silva, sono stati inoltre segnalati da G. Montieri e N. Castaldi Riccardo Raimondo Nadia Tamanini. Si ricordano inoltre le due pubblicazioni di Natalia Castaldi focalizzate sui poeti di aerea sicula Domenico Stagno e Andrea Cangialosi.]

Zugunruhe

Solo da qui, da questa parte
voglio ripassare sul marciapiede
qui dove tra due palazzine
si rischiara il giallo dei platani
e pare quasi di tenerti nel tempo.
Tremano i nomi, Giulia
quelli che senti in una piazza
in un chiosco con i giornali
lasciati sui tavolini all’aperto.
Si resta soli la sera
quando intorno si fa la città
e si scrollano i piccioni dai rami.

*

Ma quant’è vaga nell’aria la luna
se le dita che allunghi
per entrare nel mondo
sfumano nelle nubi, nei cicloni
degli inverni che verranno.
Da qui, solo le luci delle auto
sui fianchi delle montagne
accendono tracce
che rompono il silenzio della neve.
Non posso che fare il tuo nome
nel cavo degli alberi
ricordare la storia coprendo
d’ombre la nudità della mia casa.

*

Capita spesso di incontrarsi
nel vetro dell’autobus,
l’ultimo della sera
quello che risale il sole scomparso
tra mille curve accavallate.
Così ti fermi nell’ora del guado
senza sapere
tra quante fermate finisca la città,
chi dovrà poi rimanere
tra i sedili deserti
ad immaginare lampioni nelle periferie
perché quelli del mattino
si possano svegliare
senza precipitare nel vuoto.

*

Al sonno la tua immagine s’arrende
e si divide sempre più dal volto
pallido che hai lasciato
nella forma delle mie mani.
Perché sei uscita fuori dai nomi, adesso
e come da un fondo
ti inoltri nel buio delle cose.
Ma posso crederti ancora qui
se in questa cella chiusa dal tempo
ti trattengo per i capelli
ti afferro che scivoli fuori dal mondo
nel colore che non distingue.

(Da Zugunruhe, Lietocolle, 2010)

Inediti:

*

Quando la nebbia fa eguali le cose
e annulla i segni dell’ultima estate
la casa a poco sparisce nel bianco
lasciando i corpi a fissare la pianura

eppure, chi attende vedrà mostrarsi
fra le brevi pause del vento
scheletri di grattacieli a mezz’aria
e qualche gru sospesa nel vuoto

là, dove un tempo avresti immaginato
un bosco, uno stormo in volo
e il mare scuro a scintillare fra i rami.

Souvenirs

Tu ritorni per caso, nel sapore
di una città dal nome impronunciabile
attraversata forse un giorno
lontanissimo di pioggia.
Ma sì! Eri lì, nel fiore di loto
di Angkor Wat, o all’ombra
dei contrafforti di Machu Picchu
quando s’annuvola e tira forte il vento.
Come fosse un modo, un esempio
per immaginarti fuori dal niente
per tenerti presente alle cose
quando mi ritrovo da solo
e ti scambio per qualcuno intravisto
all’interno della metro, in centro
qualcuno subito scomparso
sparito dietro un cappotto, un cappello
dileguato nel rosso di un foulard.

Exit

Forse ci risveglieranno dal neon
tutte quelle dita, il fruscìo che fanno
quando sfogliano copertine
di riviste poggiate sugli espositori
ai lati di bianchi corridoi.
Ma non sono da abitare
gli scaffali, le file interminabili
di carrelli riempiti da mani veloci
e svuotati nella calma dei parcheggi.
Anche l’altoparlante annuncia
che è l’ora di tornare
all’antico conforto delle case
agli interni con televisore.
E più perse saranno le madri
dei figli che disperate cercheranno
nel brusìo, all’uscita dei supermercati.

*Nota biografica

Marco Aragno è nato a Villaricca nel 1986 ed attualmente risiede a Giugliano In Campania, in provincia di Napoli. Ha vinto il terzo premio (sez. inedita) al ‘Premio Internazionale Mario Luzi’ nel 2008 ed è stato finalista al ‘Premio Nazionale Il Fiore’ nel 2010. Suoi inediti sono apparsi sulla rivista ‘Poeti e Poesia’ diretta da Elio Pecora (n. 19, 2010 e n.21, 2010), sul blog di poesia ‘absolutePoetry’ e su Inassenzadimetri a cura di Gianni Montieri. Ha pubblicato nel 2010 la sua prima raccolta di poesie (Zugunruhe, ed. Lietocolle).


Jeffrey McDaniel – Letter To The Woman Who Stopped Writing Me Back

 

 

 

 

Letter To The Woman Who Stopped Writing Me Back


I wanted you to be the first to know – Harper & Row
has agreed to publish my collected letters to you.

The tentative title is Exorcist in the Gym of Futility.

Unfortunately I never mailed the best one,
which certainly was one of a kind.

A mutual friend told me that when I quit drinking,

I surrendered my identity in your eyes.

Now I’m just like everybody else, and it’s so funny,

the way monogamy is funny, the way
someone falling down in the street is funny.

I entered a revolving door and emerged
as a human being. When you think of me
is my face electronically blurred?

I remember your collarbone, forming the tiniest
satellite dish in the universe, your smile
as the place where parallel lines inevitably crossed.

Now dinosaurs freeze to death on your shoulder.

I remember your eyes: fifty attack dogs on a single leash,
how I once held the soft audience of your hand.

I’ve been ignored by prettier women than you,
but none who carried the heavy pitchers of silence
so far, without spilling a drop.

 

 

Lettera alla donna che ha smesso di rispondere alle mie lettere

Volevo che fossi la prima a saperlo – l’Harper & Row
pubblicherà una raccolta delle lettere che ho scritto per te.

Come titolo pensavo Esorcista nella Palestra della Futilità.

Purtroppo non ti ho mai spedito la migliore,
che certamente era unica nel suo genere.

Me l’ha detto un amico comune quando ho smesso di bere.

Ho rinunciato alla mia identità nei tuoi occhi.

Adesso sono proprio come tutti gli altri, ed è così divertente,

come è divertente la monogamia, come
è divertente qualcuno che cade per strada.

Sono entrato da una porta girevole e ne sono uscito
un essere umano. Quando pensi a me
il mio viso è sfocato elettronicamente?

Mi ricordo la tua clavicola, formava la più piccola
antenna parabolica dell’universo, il tuo sorriso
il posto in cui le parallele si sono inevitabilmente incontrate.

Adesso i dinosauri muoiono di freddo sulle tue spalle.

Mi ricordo i tuoi occhi: cinquanta cani da combattimento a un solo guinzaglio,
come una volta potevo ottenere la gentile attenzione della tua mano.

Sono stato ignorato da donne più attraenti di te,
ma mai da nessuna che sapesse portare le pesanti brocche del silenzio
tanto in là, senza versarne una goccia.

Traduzione di G. Catalano

VERSI UMANI: Bando per MANIFESTI – collana antologica sperimentale – n. 0, “MILANO”

Segnalo con piacere questa nuova iniziativa dei ragazzi di VersiUmani, gli organizzatori delle – ormai – famosissime e bellisisme serate del Libero Spazio di comunicazione poetica  ( al Maga Furla a Milano ogni primo giovedì del mese e da pochissimo anche a Brescia)- microfono aperto – tanta poesia e libertà. Vi consiglio di leggere il bando e di partecipare numerosi. L’associazione VersiUmani rispecchia molto le idee che portiamo avanti nel nostro blog

gianni montieri.

Il gruppo VersiUmani lancia un progetto editoriale chiamato MANIFESTI.

La proposta è quella di unire le poetiche e gli sforzi e dare corpo a una serie di volumi antologici a tema.

L’idea di organizzare i numeri della collana MANIFESTI per argomento è nata da una serie di considerazioni sulla funzione che può svolgere la poesia, come linguaggio specifico, all’interno del dibattito collettivo.

Noi crediamo che il poeta e la sua visione possano ancora farsi guida vaticinante e coscienza critica.

Da qui l’idea di assemblare dei prontuari, dei ricettari, dei vademecum poetici di pronto utilizzo,  nel tentativo di coinvolgere un pubblico quanto più vasto possibile.

Non tanto manifesti poetici quanto manifesti di poesia, mappe ad hoc per esplorare la Nostra realtà.

 

L’invito a partecipare è esteso a tutti.

 

Il primo numero avrà titolo MILANO, perciò regolatevi di conseguenza.

 

Aspettiamo i vostri invii alla mail versiumani@versiumani.it.

Di seguito il bando di partecipazione:

1)  Dal momento in cui VersiUmani propone una nuova tematica è possibile inviare i testi;

2)  Si partecipa inviando da 1 a 3 componimenti originali, di massimo 30 versi (30 righe) ciascuno, all’indirizzo: versiumani@versiumani.it ;

3) Ogni volume si riterrà completo e verrà stampato quando sarà raggiunto un numero sufficiente di testi inviati;

4) Qualora uno o più testi venissero selezionati per la pubblicazione l’Autore verrà contattato all’indirizzo di posta elettronica dal quale i testi sono stati inviati per gli accordi e le autorizzazioni del caso;

5) Saranno scartati automaticamente i testi che si rivelassero non originali o il cui diritto alla pubblicazione risultasse indisponibile.

Data la natura sperimentale del progetto, per i primi numeri si prevede un’edizione underground e artigianale a cura di Versi Umani Edizioni. Se il progetto prenderà piede VersiUmani valuterà se trasformare la collana in libri “veri” e commerciabili ufficialmente, intanto vediamo come va!

VU

Gea Polonio – Sillabario all’incontrario

Un gioco, una prova d’abilità, una riflessione, un canto, una risata…uno schiaffo

************************

zazezizozu

zazzera indomabile riccioli che volano bassi e strisciano e ci inciampi e in bocca

zeta impronunciabile che si attacca ai denti

zinne grandi rassegnate al coma che si svegliano di colpo

zoccoli che risuonano nei vicoli al molto femminile molto singolare

zucchero che dà la nausea e la medicina è meglio senza

 .

vavevivovu

vai se devi

venire tra le tue labbra

vivere o sopravvivere    la vita appartiene a chi vive

vorrei tante cose   solo una basterebbe  solo un poco

vuoi   davvero lo vuoi?

 .

tatetitotu

tacere che vuol dire ascoltare

tenere  piano su dita leggere dischiuse  posatoio di carne

timore di fare sentire un peso

tout passe tout casse tout lasse

tu forse essenzialmente tu  non un altro  ho cambiato l’ordine delle parole il risultato è diverso

sasesisosu

sapessi come è strano

se e ma e poi e cosa e ancora

sillabe sillogi sentenze stragi

so forse   o forse no non so più non ho mai saputo  sono qui

su con la vita    ma che vita che cazzo

 .

rareriroru

raccogliere pezzi e metterli insieme

resta poco alla fine

rimasugli informi avanzi di vita

rosso fuoco ovunque  ma non nei capelli slavati lavati

rusco rustico rurale rue des assassins  rumore di un treno che arriva

 .

quasi sempre   quasi vita   quasi morte

papepipopu

parole inutili parole piene parole vuote

perdenti vincenti chissenefrega non è questo il punto

pistole fucili mitra

possums possumus poi chissà

pustole puteolenti sanguinanti spurganti  puzza di grasso sulle rotaie

 .

naneninonu

nascere nanna nascondendo il dolore

nescio nessuno e poi

nicotina caffeina teobromina alcol

no no no

nuoce troppo nulla in nuce nietsche e le stelle danzanti nel caos

 .

mamemimomu

mamma ci sei  sì sempre e comunque  scusami   perdonami se

me nello specchio se solo

mi vuoi ti prego dimmi di sì non dirmi niente

momenti che  di grande non hanno nulla   momenti che nessuna scala può misurare

mugolare dondolando al buio

 .

lalelilolu

labbra amare frementi ovunque

lezioni di vita e di morte e di quello che sta in mezzo

liscia la pelle sotto le dita

lo sai che  vero che lo sai?

lussuria ubbidiente allegra

 .

accadono cose e crollano mondi

gagegigogu

gaia  figlia di cui sono fiera

gea  terra tra le mani tra le dita scorre  si impasta bagnata è fango

giocare a facciamo che eri che ero che eravamo

gola secca e stretta

gusto di me di te mischiato sulla lingua

 .

fafefifofu

farfalla effimera vibrante che non sopravvive alla notte

festa di sensi e di menti

fiducia parola difficile   fammi lo spelling

fosse comuni fosse biologiche    fosse facile

fumo in anelli e nubi sopra la testa

 .

dadedidodu

dammi solo un minuto

devo andare scusami

dimmi che posso fare che ce la posso fare

dove dovrei domani documentami dai

dust around flying in clouds

 .

cacecicocu

capire se posso per favore spiegami

centro del mondo   c’è storia  non c’è

cicatrici antiche sanguinano ancora

cosa cazzo volete

culmine cuspide culo cuscino riposa se puoi

 .

babebibobu

basterrebbe una parola

benissimo va bene così

biscotti al cioccolato amaro

bossa nova non sopporto i sudamericani bo boh

bussa e ti sarà aperto se vuoi

 .

aeiou

amore che vorrà mai dire

essenza di un sapore

in un momento

orgasmo mio tuo nostro condiviso  odori di vita

un attimo  un sempre un mai più  ho paura  non ho paura  vedremo chissà

@di gea polonio

Poesie di Giuseppe Nava

Poesie di Giuseppe Nava

[Con  Giuseppe Nava continua la seconda fase della rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80. In ordine sono stati pubblicati Fabio TetiGreta RossoValentina De LisiChiara DainoDomenico Ingenito, Simona MenicocciCarmen GalloFrancesco TerzagoTommaso Di DioMariasole AriotLuca Minola e Alessandro GiammeiAnna Ruotolo, Michele OrtoreAlfonso Maria Petrosino, Sergio Garau e Marco Bini.  Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, Imperfetta Ellisse per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Sempre su Poetarum Silva, sono stati inoltre segnalati da G. Montieri e N. Castaldi Riccardo Raimondo Nadia Tamanini. Si ricordano inoltre le due pubblicazioni di Natalia Castaldi focalizzate sui poeti di aerea sicula Domenico Stagno e Andrea Cangialosi.]


a deeper kind of slumber

mentre dormivo i grandi castelli
mostrarono fondamenta di carta
e sotto le carni ossa di gesso
e orbite vuote dietro gli occhiali
scuri e tutto cominciò a sfarsi
la sabbia della fiducia a infilarsi
sotto le palpebre tremanti di rem
la polvere dei nervi logorati
la ruggine delle parole scritte
sullo strato di minio dell’abbaglio
quei nomi ossidati nel piombo e fusi
fino a farli credere veri e giusti
e dicevo serio andrà tutto bene
cosa mai può accaderci di male
– e non pensavo ancora al farsi mute
ogni giorno delle voci stonate
non pensavo al crepitio al disturbo
al digrignare dei denti la notte
che sfoga compiaciute ignoranze
con quel vuoto masticare di niente
non pensavo e non volevo pensare
al malcelato ammiccare dell’ansia
al malessere di sapere vera
la sabbia della fiducia infilata
nel cemento dei monumenti delle
strade delle case dello studente
– la sabbia il detrito spinto dal vento
che fa lacrimare un poco gli occhi

– non è niente dormi è ancora buio

*

mentre dormivo i treni son partiti
e resto incerto tra i binari morti
i vagoni vuoti le rotaie unte
con la mia borsa ancora indecisa
tra l’indispensabile e l’inutile
con l’eco dei viaggi immaginati
ancora impresso nella retina
immersa nel sonno mentre lo speaker
mi invita a stendermi a lasciar perdere
con affondi indifferenti come
quanti anni è che prendi la rincorsa
cosa farai adesso che i legamenti
si sono irrigiditi ora che il mondo
ti tiene stretto forte alla sua voce
– come la voce dagli altoparlanti
sembra vera ma sai che non lo è
con quello scivolare sugli accenti
sulle pause e quel tono saccente
lontano senza vergogna nemmeno
nell’annunciarti la morte il danno
innato – come questa voce adesso
che sovrasta si espande come gas
l’onda di una maligna ninna nanna
che smussa i picchi sempre più piatti
sempre più piani livella le curve
allenta la presa dei desideri
finchè non convieni che è giusto così
– mi difendo cammino senza fretta
avanti e indietro sulla banchina
brandendo sigarette contro il tempo
e contro il freddo

– ma l’attesa è tanto lunga
ti prende un tale sonno

*

mentre dormivo i bambini più svegli
han trovato lavoro fatto figli
e famiglia hanno acceso mutui
spento contatti speso soldi e tempo
hanno sacrificato come aztechi
agli altari di dèi sanguinolenti
sull’unta piramide dei bisogni
nero sangue scorre giù dai gradoni
impregna il sonno sempre più profondo
il corpo spugnoso il midollo i gangli
tira a fondo nella terra che drena
assorbe asciuga secca fino a che
non restiamo io e te a fregarci gli occhi
per non scivolare ancora più giù
– giù nella bocca nera sbadigliante
di una vecchia miniera nel deserto
dove attendono i nostri baccelli
(come in quel vecchio film in bianco e nero
che non abbiamo mai visto finire
– ci siamo sempre addormentati)

*

mentre dormivo ho perso la pelle
come un serpente senza parole
senza coscienza ho fatto la muta
dal mare al derma d’inverno normale
dai grandi sogni ai sogni senza senso
addormentato come ogni altra volta
la bottiglia finita i libri sparsi
la pelle vuota là sullo schienale
accanto alla camicia ai pantaloni

*

mentre dormivo mi sono perduto
come i bambini tedeschi in spiaggia
tra file colorate di ombrelloni
giallo verde blu rosso giallo verde
blu rosso assimilati nel torpore
mi sono perduto ma nessun annuncio
è stato dato nessuno è stato
chiamato per altro che non sorrisi
come in un sogno tutti parlavano
una lingua uguale ma diversa
fatta di parole disidratate
rimasticate svuotate del succo
uno scorrere di sassi di pietre
attraverso secoli di erosione
e ora i calcoli non fanno più male
si può pisciare senza più pensare
ci si può avventurare nel bosco
del sonno profondo come quel tale
con i sassi in tasca e l’illusione
di poter tornare di essere ancora
vero di essere ancora proprio
– insisto a perdermi sulla soglia
a concentrare la mia voce come
un grido nell’alta notte feroce
un discorso acceso a fiamma bassa
due parole irregolari in banca
qualche graffio su braccia depilate
qualcosa come un alito cattivo
sull’ora dell’aperitivo come
qualsiasi cosa pur di non dormire
pur di non affondare –
è di nuovo
ora di tornare a lavorare –

*

(quant au monde, quand tu sortiras, que sera-t-il devenu? En tout cas, rien des apparences actuelles)

*Biobibliografia

Giuseppe Nava è nato in provincia di Como nel 1981 e vive a Trieste. Nel 2008 ha pubblicato “Un passo indietro” per l’editore Lietocolle. Nel 2009 ha vinto il premio di poesia DePalchi-Raiziss. Fa parte della redazione della rivista Bollettino ‘900, sulla quale ha pubblicato “Oscure ragioni”. [http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2009-i/Nava3.html] Altri suoi testi si possono leggere sul portale Absolute Poetry. [http://www.absolutepoetry.org/Figli-degli-anni-80-n-III]

Il ragazzo che ama i cani

Il ragazzo che ama i cani - @Valentina Migliaccio

Il ragazzo che ama i cani finalmente ha un cane suo.
L’ha chiamata Rosa, un nome che profuma come un fiore.
Quel nome lo pronuncia con orgoglio e con dolcezza, poi si allontana e si va e sedere in riva al mare, solo lui e Rosa, tra le sue gambe divaricate come un compasso, e le sue braccia lunghe e magre che la proteggono e la accarezzano, e il mare di fronte.

(Stalker)