Giorno: 17 marzo 2011

Valentina De Lisi – Identità

Valentina De Lisi – Identità

 

 

Ai Soliti Ignoti c’è un Frizzi pupazzo

che chiede al concorrente in gioco

di provare a indovinare il mestiere

delle comparse, figurine mute

“Identità numero uno!” con la voce di gomma

le sirene della polizia, il pavimento a scacchi

“Con quale sogno, nel caso dovesse concretizzarsi la vincita?”

Mi sposo a settembre, un aiutino ci sta tutto

“È lei la tuttofare in un centro sportivo?”

il jingle col rullante incalza.

Sì, sono io.

Applausi registrati e baci sulle guance.

“Identità numero due!”

Nello studio mi materializzo io.

Ha

le mani lisce ma dei calli

vicino alle unghie.

Non ha

una lavanderia, forse

fa la florist, o noleggia film

Dico florist e confermo! dichiara impettita

la casalinga di Voghera

battendo il martelletto da giudice, sette applausi

e molti “No…” delusi

“Valentina De Lisi, per settantamila euro,

è lei la florist? Conferma la sua identità?”

Lancette dell’orologio, accordo di nona, primo piano,

metronomo, rullante, tonfo cadenzato, tensione posticcia

Io… io…

Io: non ne ho idea.

Lo stesso teleschermo

che mi lascia senza impiego

racconta che l’identità

è nel mestiere,

che chi è senza lavoro non ha corpo.

LEI

Da molto lontano, a vederla tonda e rubiconda nel suo vestito verdeazzurro, mai si poteva immaginarne la vera natura.
Tutto era cominciato quando, tempo addietro, le sue forme si erano avvantaggiate di caratteristiche sensibilmente attraenti.
Ben proporzionata, ogni sporgenza e rientranza al posto giusto, nel suo insieme faceva davvero una gran bella figura.
Erano in molti ad esserne accolti benevolmente, anzi bisognerebbe dire tutti, ché offriva ospitalità e ristoro a chiunque capitasse.
All’inizio, dopo essersi concentrata, aveva sviluppato tutte le caratteristiche, minime e massime della propria esistenza.

Infine aveva voluto aggiungere l’Elemento
Ma Esso si rifiutò di collaborare fin dall’inizio.
Fu per lei molto fastidioso, ma sopportabile, fin quando il contrasto si era manifestato soltanto in episodiche circostanze, come nel cercare riparo dalla pioggia intrufolandosi nei suoi pertugi, oppure nel rivestirsi della pelle d’altri.
Questo, e altro ancora, poteva essere accettabile.
Poi ci fu la moltiplicazione.
Il problema vero si pose quando Essi cominciarono a contrastare le Leggi.
L’insieme delle regole che lei stessa osservava con precisione: non che si trattasse di vere e proprie imposizioni, perché tutte le varianti dell’esistere ne percorrevano sequenze stabilite, dall’inizio alla fine.
Erano state rispettate anche nell’accrescimento generale, dal microbo al mastodonte.
L’atmosfera che avvolgeva il tutto era sempre quella giusta, almeno lei ne era convinta.
Essi non avrebbero dovuto apportare variabili.
Invece non fu così.
Oltre a rifiutarsi di appartenere alla catena alimentare, da lei così ben congegnata, presero a saccheggiarla, con metodo e determinazione.
Ne raschiarono l’esterno per conformarla ai propri disegni, non più quelli necessari alla catena, ma altri stabiliti chissà per quali scopi.
Non lo capiva.
Ma come, andava tutto così bene! Era lambita, carezzata, nutrita, a volte anche adornata…
No, lei proprio non capiva.
Essi intanto la calpestavano, la frugavano fin nelle viscere, la piegavano a ogni loro desiderio.

Quando decise di ribellarsi, la prima volta, fu mossa da una forza incoercibile, si frammentò nel profondo e poi si lasciò andare alla deriva.
Essi parevano estinti.
Ma non fu così, scesero dalla cima del monte su cui avevano trovato scampo e si riversarono ancora sulle sue pianure. Non ci fu nulla che potesse sottrarsi a quella cecità devastatrice.
Il colmo fu quando cominciarono ad aspirarle il sangue dalle vene
Ancora si scrollò, i sussulti si percepirono ovunque, non ci fu piega della sua veste che non ne fosse scossa.
Crollarono le strutture che Essi avevano costruito come bubboni smisurati perforando e innalzando oltre le sue molteplici difese. Dritte al cuore del cielo. Pugnalate di ferro e di cemento. Tutte le loro invenzioni.
E poi quell’asfissia, quell’averla costretta a soffocare nei suoi fumi.

Ora è proprio stremata, ha bisogno di conoscere il parere della sua innumerevole famiglia.
Dirige le sue domande silenziose nell’alfabeto noto ai componenti tutti.
Telepaticamente trasmette il suo stato di estrema difficoltà in Armonica Ohm, un SOS respirato, anzi tossito, mentre intorno tutto crolla, tutto si sgretola, scoppiano pustole in superficie, ondate melmose occupano ogni anfratto, lei straziata, frantumata, in procinto di disintegrarsi definitivamente.
Arrivano gli aiuti, forze magnetiche che l’avvolgono quasi in un abbraccio, che le danno ulteriore energia per l’ultimo, strenuo tentativo di liberarsi di Essi.

La capsula vaga tra i pianeti, in attesa di planare su quello più somigliante a Gaia.
I bipedi elementari che la occupano, con tutta la loro scorta di armi e tutte le registrazioni della loro perfida scienza, esplorano a velocità supersonica alla ricerca di un sistema solare che li possa accogliere, un altro pianeta vivo da colonizzare.

Intanto dalle circonferenze estreme, dai confini dell’universo, arriva lo Scandaglio Monotonale, la Nota segreta avvolge l’astronave, ne penetra lo scudo difensivo, tasta la mente dei passeggeri.
Quello che vi legge non è rassicurante, non dà garanzie.
La decisione è presa.
La capsula viene teleguidata verso uno dei pianeti di sgombero.

All’impatto con l’atmosfera di Thanath Ca[SO4]-2H2O, la sfera viene risucchiata in ciò che mai potrà essere distrutto, la polvere.