Giorno: 5 febbraio 2011

“La Boemia è sul mare” di Ingeborg Bachmann

Il mare dove non c’è? Un’esplorazione, questa, che si addentra nel regno dell’utopia. Lì, insieme allo scanzonato Tucholsky che vagheggiava il mare a Berlino incontriamo Franz  Werfel, Ingeborg Bachmann, Franz Fühmann e Volker Braun che prendono le mosse dal Racconto d’inverno di Shakespeare. Una Boemia bagnata dal mare domina nei versi di Ingeborg Bachmann, che li scrive a Roma nel 1964.  A quell’epoca risalgono anche le sue traduzioni dei versi di Ungaretti. Dai ricordi di Inge von Weidenbaum riporto questa annotazione:

Molto è stato detto della voce di Ingeborg. Che parlava a voce bassa, che parlava in modo esitante e stentato. Che non aveva idea di cosa fosse la recitazione, anche le Lezioni di Francoforte le aveva lette quasi sussurrando. Io l’ho sentita leggere insieme al poeta Giuseppe Ungaretti, noto per aver saputo abbinare all’arte della parola l’arte della musica.
In effetti, la sua voce risuonava come un’onda possente che egli faceva rotolare nella parola “il ma-re, il ma-re”. E Ingeborg, che leggeva le sue poesie da lei tradotte, a un tratto abbandonò il suo contegno e anche la sua voce si fece sonora e profonda. Noi dicemmo allora che Ungaretti aveva compiuto in lei un miracolo di gemellaggio vocale. Cosa che successe ancora una volta durante una delle sue letture di La Boemia sta sul mare.

(Anna Maria Curci)

 

La Boemia è sul mare

Se le case qui son verdi, entro ancora in una casa
Se qui i ponti sono intatti, io cammino su un buon fondo,
Se le pene d’amore sempre sono perdute, qui le perdo volentieri.

Se non sono io, è un altro, che vale quanto me.

Se una parola confina con me, la lascio fare.
Se la Boemia è ancora sul mare, torno a credere ai mari.
E se credo ancora al mare, allora spero nella terraferma.

Se sono io, allora è ognuno, che è tanto quanto me.
Non voglio più niente per me. Voglio andare a fondo.

A fondo – cioè al mare, là ritrovo la Boemia.
A fondo, in rovina, mi sveglio quieta.
Fino in fondo ora so, e non son persa.

Venite qui, boemi tutti, naviganti, puttane del porto e navi
non ancorate. Se non volete essere boemi, allora illiri, veronesi,
e veneziani tutti. Recitate le commedie, che fanno ridere

e che sono da piangere. E sbagliate cento volte,
come sbaglio io che non ho mai superato prove,
eppur le ho superate, una dopo l’altra.

Come la Boemia le ha superate e un bel giorno
ebbe la grazia di trovarsi sul mare e ora è sull’acqua.

Confino ancora con una parola e con un’altra terra,
confino, per quanto poco, con tutto, sempre più,

boemo, cantore nomade, che non ha nulla, che nulla trattiene,
con il solo talento del mare oramai, ch’è controverso, terra mia eletta da vedere.

 

Böhmen liegt am Meer

Sind hierorts Häuser grün, tret ich noch in ein Haus.
Sind hier die Brücken heil, geh ich auf gutem Grund.
Ist Liebesmüh in alle Zeit verloren, verlier ich sie hier gern.

Bin ich’s nicht, ist es einer, der ist so gut wie ich.

Grenzt hier ein Wort an mich, so laß ich’s grenzen.
Liegt Böhmen noch am Meer, glaub ich den Meeren wieder.
Und glaub ich noch ans Meer, so hoffe ich auf Land.

Bin ich’s, so ist’s ein jeder, der ist soviel wie ich.
Ich will nichts mehr für mich. Ich will zugrunde gehn.

Zugrund – das heißt zum Meer, dort find ich Böhmen wieder.
Zugrund gerichtet, wach ich ruhig auf.
Von Grund auf weiß ich jetzt, und ich bin unverloren.

Kommt her, ihr Böhmen alle, Seefahrer, Hafenhuren und Schiffe
unverankert. Wollt ihr nicht böhmisch sein, Illyrer, Veroneser,
und Venezianer alle. Spielt die Komödien, die lachen machen

Und die zum Weinen sind. Und irrt euch hundertmal,
wie ich mich irrte und Proben nie bestand,
doch hab ich sie bestanden, ein um das andre Mal.

Wie Böhmen sie bestand und eines schönen Tags
ans Meer begnadigt wurde und jetzt am Wasser liegt.

Ich grenz noch an ein Wort und an ein andres Land,
ich grenz, wie wenig auch an alles immer mehr,

ein Böhme, ein Vagant, der nichts hat, den nichts hält,
begabt nur noch, vom Meer, das strittig ist, Land meiner Wahl zu sehen.

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci)