Giorno: 3 febbraio 2011

Il corpo che non ho ancora scritto

Sono qui per offrirvi una serie di brani di un autore sardo, Roberto Belli, grande amico e poeta.
A voi il piacere di leggerli.

“Un uomo,una donna,attratti l’uno verso l’altra, la comunicazione che li confonde insieme dipende dalla nudità delle ferite. Il loro amore rivela che essi non vedono l’uno nell’altro il loro essere, ma la loro ferita e il bisogno di perdersi.
Non vi è desiderio più grande di quello del ferito per un’altra ferita._Geroges Bataille”

il corpo carezzato ha
un tempo _ come la mia mano che
ha un tempo come c’è un tempo
per il sangue la luce la mano

e il sangue rimescolato scrive :
tutte le luci sono polvere
o dell’amore o della morte

 
IL CORPO CHE NON HO ANCORA SCRITTO
 
situato sotto la calotta cranica
abbastanza evidente s’incrina _ l’equilibrio

una possibilità di aprire la gola
senza sfogo però _ senza regola

la violenza luminosa delle _ intenzioni sanguinanti
ha un senso come ha un senso

questa combinazione di uomini e animali che
s’accoppiano per far girare la terra
 

LA PREPARAZIONE DEGLI INCHIOSTRI

l’idea mi ripugna _ dunque
con parole che portano la peste e
insensibili al fascino del vuoto
io non c’entro

non è così?

quel segreto che il corpo fa fluire
alimenta il mio carattere aspro
senza che io sia poi più rassegnato e
vestito di sole nero ancora

è così

ogni aspettativa fugge dalla
finestra mobile verso la nube
la modalità consueta che ho di
intuire mio malgrado l’amore come
una torsione di mani

la terra ama i corpi freddi
io non sono freddo

le tempie pulsano meno
la traccia luminosa indica
la stabilità della morte
con cui non c’entro

come il freddo
che non sono

intravista nell’oscurità
la calma è _ l’immagine del calore
quando parlo di te

ma l’eccesso che mi brucia è
l’accordo dell’amore _ ed io
non tremo davanti a dio
ma d’amore

PRIMO SEGNO _ sulla tempia destra

[ la sua immagine mi perseguita : così
inafferrabile così _ inusuale così straripante ]

in un cadavere di corpo prodigioso
il coraggio della salute plasma _ divinità
bugiardamente reali _ di tipo superiore

[ non le vedono neppure le _ mie mani
che separano doni _ da miracoli ]

SECONDO SEGNO _ un po’ più sotto

dalle viscere sguainate da
idee che educano
indegna e spregevole
la fede nell’avvenire
manca e _ pure l’implicare
una morale _ mentre
il membro si limita a permettere
ciò che ci fece entrambi
[ e cosa mai
nugoli di risa?
o _ degli esseri
concupiscenti
dilatati _ l’uno dopo l’altro a
visioni innalzate? ]
e poi _ il patibolo stupefatto
porta a sorpresa _ altra carne
originata dal gonfiore stimolato

la mano rapida conduce
a _ una vibrazione abbagliante
lunghe gambe inguainate di sterco

l’unica prova certa de
l’inverosimile che fa _ furore
rimane il mio bacio dissepolto

TERZO SEGNO _ a rifinire

proprio nello _ stesso
istante contornato

depredando la _ linea io
non mi assolvo

ancora non smetto
il respiro

QUARTO SEGNO _ dietro l’orecchio sinistro

tentavano di forzare la mia cinta
che non accennava a cadere

cannonate di _ sangue striato e
rantoli di perbenismo

non contento di _ averti generato
insedio ancora il monarca decapitato

come un invito alla fornicazione
che una mano _ non del tutto invisibile
ucciderà ancora

 
QUINTO SEGNO _ verso la nuca

ma tu _ corpo senza congiura
illuminato da ceri rossi
avrai veduto e sentito le _ ghiandole
infiammate dall’amore?

una bimbetta affascinante _ certamente
votata _ arriverebbe funerea
all’appuntamento col patibolo?
oppure _ il riconoscimento delle stagioni
dell’amore _ senza preavviso
contemplerebbe la statica effervescenza
del corpo mutilato?

se ci fosse una chiesa sarebbe _ la parte
interna dello scroto di un animale
e se ci fosse un animale _ una promessa ricostruita
il lato interno del suo scroto
sarebbe in fiamme

ma tu _ corpo senza congiura
illuminato da ceri rossi
se non ti amassi così tanto
inforcheresti le mie gambe crudeli
per placarle _ come si placano i tramonti?

e se non vorresti placarmi _ potrai essere
crudele come me _ che guardo per ore
il senso della tua _ lingua ammobiliata con
semplicità e _ pronta a penetrare?

da prima i seni _ come una grotta misteriosa
poi la fica _ come uno stendardo nero

due gambe perfette e _ una
bomba rudimentale come _ una sorella

in quell’istante _ un gran chiasso
qualche misura inusitata _ a spiovere

la mia bocca _ ho un’amante
la miccia _ l’impiego certo dell’aria nuova

SESTO SEGNO _ sul microscopico polso

difendersi dagli istinti rimane _ la pagina vera

nell’amore si sopporta tutto ma
il quadro non è mai del tutto chiaro
come un popolo quando _ si
disfa dalle presenze ostili

l’antico ideale stramorto è
una essenza e alcune vane consistenze:
io che sono il valore e _ le altre che
più in generale _ devono sparire
che sono gli errori

in qualsiasi momento _ che è l’istinto
si danneggia la _ esangue malaticcia forma
di cui sono composto

una buona dose di _ polvere nera
un malessere quasi fisiologico
un verme che rode e _ la coscienza
che è la piacevole causa di
qualsiasi dipendenza _ che morde

e io non voglio essere _ morso

SETTIMO SEGNO _ su dietro verso il gomito

la membrana che _ mi
separa dalla lingua
vibra come
una _ motosega

pian piano il culo _ urtandomi
mi afferra come nelle _ buone cause
per cui ancora sono _ mobile
l’intera operazione pare
l’opinione retta della _ rapina
nelle banche del potere
solo che qui _ non esproprio
qui _ abbandono il volto
nell’odore _ nell’odore
il colpo di reni _ le strisce di cuoio
lo sguardo sospeso _ l’intreccio
garbato delle _ proporzioni notevoli
del tuo gambo _ intrecciato come
la barricata dalla quale
profondamente sbarro _ ogni muco
ogni figura umida _ che s’accende al momento
cerchiato nero _ che ti getto addosso
convertito al ventre e
pagherò con il freddo _ l’ottenebramento
di solo qualche _ secondo
mentre la scena ritorna _ verosimile
illuminando il senso della memoria

non io
nessuno di noi _ ha
senso nella
morte

OTTAVO SEGNO _ dall’avambraccio a spirale su verso la scapola

e non ce n’era _ un altro fra
gli esseri che volevano prendermi
a voler farmi sputare lo spirito
se non _ il mio cardine

una sottigliezza psicologica

ciò che vuol parlare attraverso me
unico grande pericolo _ magnifica
espressione dell’egoismo è
il virus della mia _ individualità
che non sprofonda

attacco radicale e _ cuore delicato

di nulla _ di volontà
brama il mio carattere
tu _ non dormi mai
nella presa di questo ignoto

tu
non dormi
mai

 
NONO SEGNO _ dalla scapola giù fino al fianco verso il ventre

al vertice dell’edificio del corpo
le parole cadono _ ritmicamente mentre
l’immagine che resta _ forma
il principio informatore del mondo

il corpo non spento _ ma
di brace sotto la cenere
l’immenso del cielo e _ l’odore che
mi rende quieto e _ appena in anticipo

da questa immensa costruzione di
corpo che sfocia in tutti i sensi
intravedo _ il non-senso di
tenersi irrisolto e _ in dissoluzione

ho spogliato tutti i _ perché
senza poi soffrirne _ opposto nel fervore
la vittoria _ la libertà _ il
principio informatore del mondo

pronto all’alone che emani _ finestra
di nube _ senso del tremore _ grazia
io sorvolo la mia sventura
rifacendomi avido _ della tua luce

DECIMO SEGNO _ dal ventre al fianco opposto

E _ ti leggerò con calma
corpo _ ti leggerò addosso le
parole dei nuovi cardini
delle nuove parole che forgio

della solitudine che NON
mi dilania no NON mi
dilania _ disincanto

ogni parola è _ una
chiave della notte mutevole
una sorta di _ altro
territorio _ una chiave
che non interrompe _

“E mi avvicino alla poesia
ma per mancarla

_georges bataille “

questa raccolta è compresa in appendice nell’ebook L’ARCANGELICO di georges bataille _ con scritto “a fronte” di carmine mangone che ha curato questa edizione per la sua maldoror press .. primo esperimento di componimento “eteroclito” realizzato assieme che speriamo abbia un seguito in futuro | indirizzatevi qui : http://maldoror.noblogs.org/archives/220

Nel video i Machina Amniotica, gruppo, momentaneamente a “riposo”, di Roberto Belli.

Link dove per ora troverete altri testi del Belli, a breve andrà su blogspot.

NihilNONorgan