Giorno: 1 febbraio 2011

Marco Aragno, Zugunruhe (Lietocolle, 2010)

Marco Aragno. Zugunruhe, Lietocolle 2010

Ho scoperto le poesie di Marco Aragno, un po’ di tempo fa, girando sul web, credo sul blog di un’amica comune.  Leggendo i suoi versi – e non conoscendolo – non avrei mai supposto la sua giovanissima età. Ho voluto approfondire, leggere altro.  Marco, come me,  crede nello scambio, nel confronto e non ha timore di un parere discordante, di un consiglio. Non teme perché è già deciso, sicuro della sua mano, di  dove vuole andare con la scrittura. Marco sa quale poesia insegue.
Lo si capisce dalla pulizia dei  versi di questa suo primo libro, dell’equilibrio, la ricerca della giusta misura. Quella misura che in poesia, di frequente, è tutto. I versi di Aragno rimandano per dichiarazione d’intenti, per la ricerca della precisione, per musicalità a grandi poeti del novecento. Si nota quanto egli sia un lettore attento, divoratore di poesia. Non credo, però, sia giusto e nemmeno tempo di cercare paragoni. In sintesi, mi sento di dire con convinzione, che Marco Aragno possiede la freschezza della sua gioventù, supportata da passione e talento. Poi ha il dono del rispetto, rispetto per tutto ciò che la poesia è stata e tutto quel che rappresenta.

Per questo siamo stati, per non perdere
il vizio di ricordare,
per dare i nostri nomi alle strade
mettere gli infissi alle porte
quando s’oscura il cielo sulle case

In questi pochi versi si vedono chiaramente entrambe le cose. È una raccolta completa, organica. Un percorso di rara sensibilità dalla prima all’ultima sezione. Si intuisce, anche dai versi di quattro poeti massimi (Luzi, Ungaretti, Sereni e Montale) con cui vengono aperte le quattro sezioni del libro, che l’autore sa dove stanno i grandi e sa che non ci si improvvisa poeti. Marco Aragno è già bravo? La risposta è, naturalmente, sì. Sono certo che dopo Zugunruhe leggeremo molte sue raccolte. Passeranno gli anni, scorreranno versi, Marco imparerà ad osare sempre di più. Saprà meglio quando è giusto togliere o quando indugiare. Sono felice di aver incrociato i suoi versi e del fatto, che come me, provenga da un sud difficile, a tratti impossibile. “Le parole sono tutto quel che abbiamo, perciò dobbiamo averne cura, altrimenti cosa ci rimane?” diceva Raymond Carver, credo che Marco Aragno questa lezione l’abbia già imparata. Segnalo quest’opera prima con piacere. A voi buona lettura, a Marco buon viaggio.

@ Gianni Montieri


Millimetri luce

Mi riempie allo stesso modo quel gesto
che ti fa chiara come le fontane
quando trasali nel vano della stanza
al suono della mia voce.
Ma ora non so dietro quale sonno
mi starai ad aspettare, se il grido
che lanciavo ha scampato gli anni
sino alle porte di questo mattino.
So solo che dalle persiane
rompono i primi picchi del giorno
e tu mi sei ancora accanto
tu che non ti svegli, dormi in silenzio
dentro quella notte che non conosco.

.

Zugunruhe

Solo da qui, da questa parte
voglio ripassare sul marciapiede
qui dove tra due palazzine
si rischiara il giallo dei platani
e pare quasi di tenerti nel tempo.
Tremano i nomi, Giulia
quelli che senti in una piazza
in un chiosco con i giornali
lasciati sui tavolini all’aperto.
Si resta soli la sera
quando intorno si fa la città
e si scrollano i piccioni dai rami.

.

Illusioni notturne

Non invecchia nel sonno
il pensiero di venirti a cercare.
Stanotte la strada è bufera:
prima del giorno, qui non finirà.
Ma se a inizio mattino
il rosso del melograno riaffiora
al portone della tua casa
saprai quali convogli dal confine
trasalivano le ronde notturne
quali tracce ostinavano
il cacciatore ai bordi del buio.

.

Distanze

Capita spesso di incontrarsi
nel vetro dell’autobus,
l’ultimo della sera
quello che risale il sole scomparso
tra mille curve accavallate.
Così ti fermi nell’ora del guado
senza sapere
tra quante fermate finisca la città,
chi dovrà poi rimanere
tra i sedili deserti
ad immaginare lampioni nelle periferie
perché quelli del mattino
si possano svegliare
senza precipitare nel vuoto.

.

Ipocentri

Ora che scavi cunicoli nel sonno
prima che crolli, finché duri
vorrei portarti dentro un senso
un lampo di palpebre,
uno sfregare di dita.
Non preoccuparti, forse
che di questo agitare di mani nell’ombra
almeno un barlume, vago che sia
di lune riflesse una volta
giunga a destino in un remoto specchio
la scena di una stanza guardando
due corpi sfiniti, sfatti al buio
quali un tempo eravamo.

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Marco Aragno è nato a Villaricca (NA) nel 1986 ed attualmente risie­de a Giugliano in Campania (NA).
Diplomato al liceo classico, frequenta la facoltà di Scienze Giuridiche della Seconda Università di Napoli.
Ha vinto il terzo premio (sez. inedita) al Premio Internazionale Mario Luzi nel 2008 ed è stato finalista al Premio nazionale il Fiore nel 2010.
Suoi inediti sono apparsi sulla rivista ‘Poeti e Poesia’ diretta da Elio Pecora (n. 19, 2010).