Stradario (per Robert Creeley)

Sei tu lo stradario perfetto, lasciato aperto su una pagina a caso,

una mappa lombrica parole, segmenta l’altrove col come.

Se mi pensassi straniero, in una nuvola vuota, in un percorso

bislacco e remoto, sarebbe protezione di specie, affabile sensazione

di mantello bianco di lupo di branco.

Se mi fingessi pallido, lercio, dickensiano orfanello danzante in

vicoletti di Londra, verrebbe in soccorso l’intuito grasso del fumo

di stufa a dire la strada, verrebbe a nutrir di stelle lo sguardo, svuoterebbe

le borse pensose degli occhi, dei fanali a tracolla, della noia, del morbo

che uccide.

Prima che il buio cada dietro l’orizzonte marino, contenderei alla luna

ogni primato di luce, pur non lasciando questa stanza e questo rosso,

che governa e perimetra orgoglioso tutto quello che non conosco.

Come tu dipingi dal nulla, io scrivo solo di ciò che non conosco.


 

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