Giorno: 23 gennaio 2011

Lettera di un “esiliato volontario” ad una sconosciuta che resiste ancora

Come ogni giorno mi ritrovo la mail stracarica di spam ma oggi mentre facevo l’ennesima pulizia, sono incappata in questa lettera che ha carpito la mia attenzione per il titolo, che ho deciso di lasciare come titolo del post a seguire, e la provenienza: un ragazzo italiano che scrive dalla Francia, Parigi per l’esattezza.

Lascio a voi la lettura e i commenti.

A.T.

 

***

 Perché me ne sono andato?

 Fai un po’ tu.

Guarda; Guardati intorno.

Intorno a te regna la desolazione, uno squallido teatrino, con una compagnia di vecchi “topoi” che si auto-deridono davanti lo specchio, quando sono lontani dal pubblico, ma una volta in scena mostrano il meglio della loro grottesca esistenza, enfatizzando i loro ego superbi per 4 fedeli spettatori, che chiedono la replica.                                                

Ormai sono 2 anni che  vivo in Francia e da 4 vivo fuori dall’ Italia.

Tu mi dirai: “‘sti cazzi che cosa me ne importa”?

Immagino niente, infatti non sono qui per scriverti della mia vita, ma per riassumere il pensiero di quanti hanno deciso di vivere fuori dal nostro paese.

Inutile dire che da fuori, le cose si vedono con un occhio più critico, si compara la situazione attuale nel paese da cui si viene ospitati con la situazione del paese di origine e soprattutto  non si é intrappolati in una morsa di informazione eterodiretta e parziale, che ovatta il sistema cerebrale di chi non abbia mai varcato la soglia di casa, a parte che per qualche giorno di vacanza.

Sfatiamo un mito: “L’Italia é il paese dove si vive meglio al mondo?”.

Si fa presto a dirlo, ma se non si sono mai messi i baffi fuori dal confine italiano…il sistema Italia con cosa lo si paragona? Se non si conosce la politica sociale e sanitaria in Francia, o in Spagna, o in Belgio, come possiamo dire che quella italiana sia meglio? Se non abbiamo mai lavorato all’estero come possiamo comparare il livello di retribuzione, la contrattazione, i benefici sociali e gli obblighi che ne derivano con quelli italiani? Se non conosciamo il livello di integrazione sociale e il modello di integrazione utilizzato in altre parti del mondo, come possiamo fare un paragone con la nostra situazione?

A quanto sembra coloro che dall’interno del loro guscio sputano questo tipo di sentenze, si riferiscono allo stile “dolce vita”, o per meglio intenderci al famigerato Italian Lifestyle:

dieta mediterranea, auto, aperitivo, belle donne, formula 1, serie A, moto GP, mamma che cucina, a casa fino a 40 anni se tutto va bene, gratta e vinci, uno splendido sole che scalda gli animi lungo 7000km di costa che fanno invidia al padreterno, etc.

La mia risposta é “NON AVETE CAPITO UN BENEMERITO CAZZO!”

Credo che la superficialità di questa asserzione sia sconcertante, pertanto credo doverosa da parte mia un’analisi più’ dettagliata, per tentare di capire a cosa avrebbe potuto somigliare il nostro paese in un universo parallelo.

Inizio col dire che il livello di civiltà di un popolo si rintraccia nelle piccole abitudini, nei gesti quotidiani. In Francia, ad esempio, la gente quando esce dal METRO’ e imbocca le scale mobili, si divide in due automatiche e tacite file: una – quella di destra – per chi si lascia trasportare. L’altra -a sinistra – per chi va di fretta!

In Italia é un’accozzaglia immonda e se chiedi a qualcuno di spostarsi, nella migliore delle ipotesi  ti becchi un bel vaffa…!

Ma andiamo alla situazione sociale e lavorativa.

Qui in Francia la regola é il contratto a tempo indeterminato e l’eccezione é quello a tempo determinato. In 2 anni e un cambio di lavoro ho ricevuto sempre offerte con contratto a tempo indeterminato. Quando dico che in Italia questa situazione é un miraggio, spiego anche che se e quando da noi hai la fortuna di firmare un contratto a tempo indeterminato (magari dopo vari anni di lavoro per la stessa azienda), allora significa che per te è arrivato il momento di fermarti, di spegnere tutti i sogni, tenendoti il posto di lavoro ben stretto.

In Italia si parla tanto di flessibilità del lavoro e di contratti flessibili, qui in Francia invece la flessibilità esiste davvero. Paradossalmente, infatti, il lavoratore sapendo di poter trovare facilmente un lavoro con contratto a tempo indeterminato ha maggiore spinta e facoltà nel decidere di cambiare posto di lavoro, e così facendo il mondo del lavoro non si atrofizza e si crea maggiore mobilità.

Ciò fa sì che tanto la famiglia quanto il singolo cittadino percepisca la propria vita in maniera più  stabile e sicura, senza peraltro dover soffocare la legittima aspirazione al proprio miglioramento, alle proprie ambizioni.

L’integrazione sociale francese é a livelli che in Italia forse raggiungeremo tra 20 anni (sic! – ??? –).

Il colore della pelle, la tua religione, le tue scelte sessuali, non contano, conta invece la bravura, la tua passione, il merito!

Ognuno mantiene i propri costumi, i musulmani durante le pause di lavoro fanno le loro preghiere, alcuni si vestono con i rispettivi vestiti tradizionali, ma tutti seguono le regole del vivere civilmente insieme, e nessuno si sente migliore o superiore a qualcun altro per ragioni di razza e cultura, e nella stessa città puoi trovare moschee, sinagoghe, chiese cattoliche.

La sanità funziona e anche l’amministrazione pubblica: tutto é informatizzato e funziona!

Hai bisogno di una copia del certificato medico? La scarichi da internet perché il tuo medico la inserisce nel database del servizio sanitario nazionale.

Se lavori nella maggior parte dei casi hai minimo un 33% di rimborso su spese mediche e farmaci in 2 settimane dalla data di fruizione e direttamente versati sul tuo conto in banca.

La dichiarazione dei redditi la prima volta la fai con un funzionario e successivamente la puoi fare in rete da casa tua.

Fanno il possibile per incentivarti all’uso di mezzi e metodi informatizzati.

Qui, se studi per fare una determinata carriera sei quasi certo che troverai il posto che ti compete. L’ufficio di collocamento ti segue finché non ti trova un lavoro, dopodiché con cadenza settimanale, continua a spedirti a casa offerte di lavoro che potrebbero essere di tuo interesse e competenza, perché tu possa trovare un lavoro che sia il più consono possibile al tuo livello di istruzione e alle tue peculiarità professionali.

Se stai usufruendo della indennità di disoccupazione, ti propongono i corsi di formazione per poter migliorare la tua preparazione, ti sovvenzionano affinché tu li possa frequentare e, nello stesso tempo, ti propongono dei posti di lavoro.

In Italia sei un numero che serve alle statistiche sulla disoccupazione e magari dopo qualche anno con una comunicazione che spesso arriva in ritardo, ti cancellano dalle liste dei richiedenti.

Non sei seguito e se prendi la disoccupazione, nessuno si fa sentire per offrirti un lavoro o proporti un corso professionale per aumentare le tue possibilità di trovare lavoro.

In Francia un treno in ritardo é un eccezione, in Italia la regola.

La tratta Parigi-Marsiglia con il  TGV ti costa 55 euro per una percorrenza in 3h di ben 775km, … e sei sicuro di arrivare in 3 ore.

La tratta Milano-Napoli con un TAV, invece ti costa 98 euro per 5h approssimative di percorrenza di 780 km, e non saprai mai con certezza cosa potrebbe accaderti durante il viaggio.

Potrei dilungarmi ancora parecchio ma non lo ritengo necessario.

O tempora, o mores!

La rabbia deriva dal fatto che qui mi sento bene, vivo bene; qui so di poter vivere una vita qualitativamente migliore e che mi garantisca certezze per il mio futuro e un domani per i miei figli.

E tutto questo fa rabbia, sì, perché fa rabbia sapere di avere trovato casa in un luogo che casa tua non é, e sopratutto perché se qui stai bene implicitamente sai anche che dovrai scegliere di non tornare più nella tua terra, sebbene questa voglia ti seguirà sempre fino alla tomba.

Se guardo all’Italia vedo un paese schiavo di una classe dirigente inetta, di un personaggio squallido, pluri-inquisito e pregiudicato, amante della libido e assetato di elisir adolescenziali.

Uno che detiene il 60% dei mezzi di informazione, uno che giornalmente autoelogia il suo “fare” (i cazzi suoi).

Ciò che vedo è un paese in cui i tagli alla cultura, all’istruzione, alla ricerca sono diventati insostenibili, a meno che non si vogliano detenere i primati negativi nelle rispettive classifiche tra i paesi economicamente più avanzati. Quello che vedo è un paese che nel 2010, in piena campagna per il ricorso ad energie rinnovabili e pulite, progetta l’apertura di centrali nucleari.

Un paese che non é capace di prevenire alluvioni, inondazioni, frane, ma capace solo di piangerne i morti e ricostruire alla buona.

Un paese a forte rischio sismico dove si contano al massimo 10 case antisismiche in tutto il territorio nazionale, che avrebbero potuto rendere il sisma de L’Aquila molto meno importante.

Un paese che lascia crollare i beni culturali, dalla Domus area a Roma agli ultimi crolli di Pompei.

Un paese illuminato dal suo passato e offuscato dal suo gretto presente.

Un paese che in 2 anni non ha saputo fare fronte all’emergenza rifiuti in Campania, e che invece di prendere decisioni e fare programmi di risanamento a lungo termine, rimanda il problema alle prossime generazioni.

Un paese in cui a 30 anni pensi di non valere niente perché qualcuno ha rubato le tue opportunità.

Un paese in cui l’unica certezza per le nuove generazioni è che le cose potranno andare solo peggio.

Un paese in cui non farei mai crescere i miei figli (se mai ne avrò), perché mi vergognerei a dover dire loro di portaresi la carta igienica da casa a scuola.

Un paese dove l’istruzione é un optional e il grande fratello e Maria de Filippi sono il modello base.

Un paese che attira sventurati turisti per i fasti del passato, ma che non attira investimenti e capitale umano.

Un paese democratico dove il popolo non elegge il parlamento.

Un paese dove il nepotismo, il clientelismo e le raccomandazioni vengono prima della meritocrazia.

Un paese dove i tagli si fanno alla cultura e non agli armamenti, come se da un momento all’altro fossimo minacciati da qualche guerra con un paese di confine.

Un paese dello stagista a vita, che magari se fosse lui il direttore farebbe guadagnare il 20% in più all’impresa.

Un paese che da 30 anni ristagna su un tasso del 25% di laureati su tutta la popolazione.

Un paese dove le tasse le pagano solo i lavoratori dipendenti e qualche imprenditore onesto.

Un paese dove si pagano le tasse più salate d’Europa e i servizi di base forniti dallo Stato sono a livelli da terzo mondo.

Un paese che non dà occasione di esprimersi alle nuove generazioni e chi detiene il potere vuole portarselo fino alla bara.

Un paese dove ci saranno sempre più pensionati e questo significherà più finanziamenti a politiche per la terza età che per i giovani.

Un paese in cui il Presidente del Consiglio, indagato per favoreggiamento della prostituzione e di abuso su minorenni, può continuare a dire di non volersi dimettere.

Un paese in cui l’opinione pubblica non esiste, é anestetizzata, acritica, insensibile e masochista.

Un paese in cui i martiri contro la mafia precipitano nel dimenticatoio e Roberto Saviano viene considerato un traditore della patria.

Un paese dove la mafia ha dovuto mettere a soqquadro il nord perché ci si rendesse conto che non era solo un fenomeno che interessava le istituzioni e i cittadini meridionali.

Un paese in cui a Milano come a Torino si paga il pizzo.

Inutile dire che l’immagine dell’Italia nel mondo é in declino. Siamo gli zimbelli della classe, derisi dai nostri conoscenti e colleghi di lavoro, che ci ricordano che chi ci rappresenta si scopa le minorenni ed é un mafioso o qualcosa che molto ci si avvicina. Ogni qualvolta dico di essere italiano, per qualche secondo mi aspetto che qualcuno mi rida in faccia, anzi quasi me lo auguro, perché in fondo da italiano me lo merito.

Ed ogni notte prima di andare a dormire mi chiedo se mai un giorno ritornerò e a quali condizioni potrei accettare di ritornare. E mi rispondo che se non cambia la legge elettorale, se non si mette su un piano di lungo periodo di rientro il debito pubblico, se non si aumentano massicciamente gli investimenti in ricerca, scuola e università, se non si fa qualcosa per aumentare la competitività delle imprese, se non si punta veramente ad una lotta efficace alle mafie dei colletti bianchi, se non si punta con decisione al recupero e alla valorizzazione dei beni culturali, se non cambia lo scenario lavorativo, se non si accettano le differenze culturali che fanno grande un paese, mi dovrò accontentare di ritornarci sporadicamente in vacanza, anche se vivrò per sempre con una spina conficcata nel mio italico cuore.

Salvatore Macri’

Parigi 22.01.2011

[Sul bordo d’ogni cosa s’affaccia…] – di Gianluca Garrapa (post di Natàlia Castaldi)

C) sul bordo d’ogni cosa senza limite s’affaccia l’aria di.
ed è semplificato adesso il gioco e la navigazione segue stelle
-marine, non lo sapevo.-
dalle scalette di un’improvvisata aria di festa scende l’abito del tuo corpo sessuale.
è in fine il piacere pornografico che inizia col moralismo d’abito che sai.
così alla fine del resto dei corpi sudati e che hanno goduto
così alla fine di ogni godimento non resta che il desiderio ultimo
quel tuo amore.

D) è bene il turgido del pene mentre vibra
l’animale recondito che detta un immorale desiderio
senza aver goduto.
lo sai? non devi far la spesa quando hai fame
e non devi parlar d’amore se il corpo non è già esploso
dilapidato sprecato e stanco
se prima non hai ammalato l’anima di bestia che sei
per voler l’angelico sentimento senza corpo che sai
non esiste. lo scandalo il sottofondo soffocato dell’ansimante contraccolpo
e poi stanchi esausti sfiniti dal porcile di sudore e liquidi
allora soltanto allora
inizieremo a darci un nome
inizieremo a spiegarci quel po’ d’amore
senza altro scopo che non sia speculare l’anima
che solo allora può darsi un dove.
credimi
è dopo aver massacrato il corpo che puoi sfiorare l’infinito.

*

Gianluca Garrapa

10 – versi inediti – Poesia d’amore numero 10 – Francesco Forlani (post di Natàlia Castaldi)

La chiamano controra il tempo in cui si smette

ogni pensiero e cosa che si fa nel giorno

le luci del sud a quell’ora accecano lo sguardo

dipingono di bianco perfino il nero dell’asfalto

in una nube che non porta pioggia.

Così succede che talvolta in altra terra appare

-a sud di nessun nord s’impianta terra-

e allora che tutto sfugge, piano piano

appoggi la bocca alla tempia e penso: spara!

.

Effeffe