Giorno: 18 gennaio 2011

Decalogo delle tenebre

© opera di Simona Pocorobba

 

[la prima tenebra.]
.
mi sono fermata quando hai steso la tua mano sul petto
ti ho parlato senza voce, circondandoti i polsi, con la lingua
uno_dopo_l'altro
ho invaso la tua aria, lì dove i polmoni non rantolavano
tu sei la provocazione della mia tragedia, l'assoluto
una mancanza, lo strappo sulle vesti, orlo scucito
di un prezioso fastidio per la mia memoria.
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[la seconda tenebra.]
.
il respiro si è fermato_nell'avambraccio
il sangue scorre, piacevole, caldo, denso
siamo ciò che non vogliamo, per utilità_raffinata
limitiamo i danni dell'amore, con un sano odio nei polmoni
abbiamo questa memoria corta, questo produrre insomnie
dando impronte salate alla schiena piegata/sperma incivile
sulle vertebre curve ed un cuore in_fiamme
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[la terza tenebra.]
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ho un tempio di nebbia e di nulla, seguo l'indice scarno
l'amore spolpa/contrae, nella dimenticanza del verbo
partorisco la paura, l'imprecisa ferita, "l'ombra del vento"
sono parola, poi, da manipolare con cura difficile
il suono di quando ti prendo in bocca e ti succhio,
tornandoti_addosso.
.
[la quarta tenebra.]
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affamata, capovolgo il costato, il polsino si apre
ingordigia della memoria, seguire il segno
infiammarsi_nell'andare_e_venire
una bugia, da leccare via dalla mente, distinguendo
l'ora resta ingovernabile, ti odio a prescindere
perchè mi divori, come un lupo.
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[la quinta tenebra/una chiara svolta]
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parte dalle cosce, il brivido oblungo, il ricordo da non tamponare
voglio bagnarmi così, senza fermarmi, con due dita o con tutta la mano
io non voglio recepire il muro/io passoltre
ti sorrido dal letto, nuda come una delle tue parole indigeribili
l'anatomia della nostra relazione, si percorre in un solo giro d'orgasmo.
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[la sesta tenebra.]
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sfodero il peggior buon senso, per aggravare la situazione
l'inganno è l'ombra dietro quella porta socchiusa, che si diverte
guardando questo corpo schioccare sotto i baci di stringhe/strette
i velluti non hanno perversione, l'amore è un lusso,
la disperazione e l'impetuosità che ti manca,
sei la minaccia che aspetto sul polso.
.
[la settima tenebra.]
.
m'illudo uomo, d'aver rinunciato alla tua pelle, alla tua sofferenza
al piacere che mi rende sovrana, una dominante di ciò che è tuo
io provo a soffocarti la notte, riempiendo i sogni d'altro,
ma persisti, un virus difficile da estirpare, file eseguibile fin dentro
i miei silenzi, la distanza non serve, perchè la tua lingua riemerge
.
[l'ottava tenebra.]
.
questo disegno di latte, che macchia questa bocca
è l'espressione che i tuoi occhi silenziano, _invano_
ci vuole la languida furia delle tue dita
nel reflusso acido, che si fa urgenza _in/stabile
quando m'abbandoni, ancora, divaricata e costantemente
d'incendio e rose.
.
[la nona tenebra.]
.
io quel fiore petulante, disposto sotto chiostri di sole
con ciglia come pistilli e labbra di ferite
chiederò acqua ad in_flussi
e da qui ti chiuderò nei pugni, ripiegati
sotto le ginocchia e fra le parole scandite dal dolore
su lastre di marmo e torbidi rumori di gola
.
[la decima tenebra._di quello che resta]
.
ho succhiato la tua mano, leccando l'avanzo del nostro sfamarci
sento ancora l'ombra_umida della tua mano, possedermi
divampa nel venirmi dentro e dai capelli stretti,
rendimi piena di rossa grazia
tagliuzzami, te lo sussurro e poi lo grido forte, come onda_anomala
dimenticami dal sangue perchè io non ti basto e lo dici, ancora,
inzaccherandomi l'inverno a venire.
.
[chiudo il cerchio e ci ricamo una parola
ciò che siamo resteremo, nell'improvviso, nel sempre
andare e tornare non basterà
non siamo altro che rami spezzati, che al freddo graffiano pareti
siamo singhiozzi mancati lo sappiamo,
mentre evadiamo come ombre sul mare.]
.
[Inedito, 2011 A.Taravella]

Cristiano de Majo – Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico –

Cristiano de Majo – Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico – ed. ponte alle grazie – 2010

Questa è una storia. Questa storia ha un protagonista, anzi due. La storia comincia con una frase “Io non sono morto , siete voi a essere morti”. La pronuncia D.D. , lo scrittore, l’impostore del titolo. La pronuncia   prima di morire. Intorno al suo letto ci sono: sua madre, suo padre, Sveva la fidanzata e soprattutto, il protagonista numero due:  Massimiliano Scotti Scalfato, il biografo. Poi D.D. muore, e la storia, la sua storia comincia.

Fin da giovanissimo la mia unica grande aspirazione è stata nutrirmi delle vite degli altri. Il primo libro letto, a nove anni e mezzo, fu una biografia di Alfred Hitchcock, presa d’istinto dalla libreria del salotto di casa senza sapere chi fosse Alfred Hitchcock. E ho passato interi pomeriggi della mia adolescenza a consultare e a confrontare date, a scoprire a quale età il tale scrittore avesse esordito, e a stupirmi della natura segreta di certi vizi, o a rammaricarmi di qualche morte tragica e prematura avvenuta in un tempo in cui non ero ancora nato. Lo confesso: sono sempre stato interessato più agli altri che a me stesso, e dunque il campo di cui mi occupo è precisamente quello in cui posso mettere a frutto questa predisposizione.
(massimiliano scotti scalfato) 
Ho letto il libro di de Majo (come mi accade spesso) in un Miilano-Venezia-Milano. Ho sorriso, mi sono sorpreso, mi sono, qualche volta, rapidamente commosso, mi sono incazzato con entrambi i protagonisti e a entrambi ho voluto bene. Ho finito la lettura con la certezza di aver avuto fra le mani un gran libro. Cristiano de Majo ha scritto una storia bellissima, sull’onda “delle biografie immaginarie di Nabokov, Borges, Wallace” [cit]. Io credo d’aver trovato uno scrittore di quelli destinati a farci compagnia a lungo. Aspetto fiducioso i suoi prossimi libri.

La storia: D.D. muore, lascia una grande quantità di scritti, appunti, note, (forse) un romanzo. Massimiliano si assume   il compito di scriverne la biografia. Lo fa col piglio dello scienziato, è un filologo e su queste cose non scherza. Si documenta, scava fra le carte, inevitabilmente nelle complessità caratteriali e familiari di D.D. . Questo cercare di Massimiliano a cosa porterà? Riuscirà a ricostruire la vita e l’opera incerta del suo amico?  Sono poi stati veramente amici? Massimiliano è frustrato, pure un po’ depresso. D.D. era eccentrico, controcorrente, insofferente alle convenzioni. Alla fine Massimiliano quale biografia avrà scritto davvero? La sua,  quella di D.D., o quella di entrambi?  Avrà trovato riscatto, a storia conclusa, il morto o il vivo?

Questo libro è una commedia. Uno sguardo ironico e attento sull’amicizia, sulle debolezze, su certi meccanismi familiari. Cristiano de Majo possiede il talento per l’invezione letteraria e la preparazione per costruirne la struttura. Naturalmente, consigliato.

@ gianni montieri

Nota biografica: Cristiano de Majo è nato a Napoli nel 1975. Ha partecipato alle antologie di Minimum fax “Best off” (2005) e “Voi siete qui” (2007). Ha esordito con il racconto lungo “Sistema elefante” ed. Punctum. Nel 2008 ha pubblicato con Francesco Longo “Vita di Isaia Carter, avatar” (laterza) e insieme a Fabio Viola “Italia 2. Viaggio nel paese che abbiamo” (Minimum fax). Ha scritto reportage e saggi brevi per Internazionale e Diario. Questo è il suo primo romanzo.