senza alfabeti senza traslochi – poesie di Erminia Daeder

Centomani

Artigli d’indigenza febbrile
sorreggono
una perplessa pratica di me
in residua cartilagine_

e ogni spasmo torna incidente
vuoto il ventre lunare
vuota la riva per sospetto di incuria_

…nel rumore ferroso del mare
a bordo non ho gesto
che sa farsi casa

contorno di tela è la mia sosta

come striscia mimetica minerale
nell’apparenza bianchissima della notte
la pelle spalma semi, vibrisse, regali

dardi e sonagli in centomani
frugano
– usurpo liquori urticanti
brulicano
– profumo disaffezione tonica
calìcano
– diramo primo movimento opale
intorno al sole

ma guasto, il corpo dormiva

gelata, irraggiungibile l’ultima vertebra.

***

Irrorazione

Nel limite di ciò che vigilo
il punto di fuga lo screzio di fuoco
a notte
lucertole scampate all’invaso bruciato
il ventre dissetato dall’aratro
e nella foga di ciò che temo
la quiete invasiva di maiolica
la certezza centripeta
di un insonne arrampicarmi
a mattina
sul limite della mia giovanile propensione
al controllo
ti incontro
a orma d’orsa
distante di roccia tinta antracite
nel tuo respiro consanguineo
e nell’intercapedine che mi cova
sul greto spasmodico come ostia

mi piego

ad erba cresciuta
di impasto di vermi e begonie
per possederti.

***

Spirometria sott’acqua

Boccatuono che risucchia
lische tentacoli e coralli
boccacosta dai denti lamellari
bucce verdi odorose e telline pulsanti
che salano elicando l’ugola veggente
boccaffluente le code palmate in colonna
schiere grigie a pancia molle
boccasole d’illusione di risacca
boccaplasma di scirocco che s’eclissa

inspira spingi sputa fuori in un boato
la spavalda apparenza del mio sesso.

***

Diramazioni

Attendo di farfalla il transito nel ventre
con la coda che si fa cordone implume
guizzo tra le unghie delle tue zampe
bocca prugna che rimbalza tra le costole
mani ombrello anche per il collo
gonfia di latte gonfia di fiume velenoso
di pepite e salmoni iridescenti
arrampicandoti
squamata lingua s’ingrossa e ronza stordita
poi torno ventoso pipistrello appeso ai rami
tu assetato infante che nuota.

***

Geyser

Strappo dal giardino fasciato
del corpo
che a spina reticolo a chiodi insepolcro

mattutini visibili armistizi
stalattiti _ a soffi _ in punta di migrare

nell’occhio tocco e perfeziono
il passato d’affanno
e i rostri che lì pescano
a vuoto
la mia semenza sfilata in covoni

nell’occhio attingo l’agnocasto in fiore
il perimetro murato delle scapole

ma il peso di una foglia sola
annienta
l’armonia della fuga
al punto di gelo

asciugo delle cicale la stordita innocenza.

***

‘Donna allo specchio’

Non c’è posto per un corpo così pieno
nella rissa delle voci,
in misura replicata infinitamente
tu, contemporanea, tu, irreperibile,
sillabe tronche prefiche ingenerose:
sarai- si beffano di te –
ciò che lui vedrà
o capra, o lupa, o mantodea.

Ma suoni di campane
mandorli al bivio
azzurro il santuario
incespicano nella tua retina
e l’acqua filtrando grappoli
di frenesia e collera in polline
dirupa sulle scorze dei fianchi.

Petrolio impigliato
nel ventre viola nei capelli
che scambi fango in oro
che mesci un gomito
una ciocca un graffio

e riconosci d’equinozio il volto.

***

Intera notte

I

occhio chiuso accorda respiri
lo spostarsi di foglia
che non aspetti più
una fitta di lago bianco
le sue acque di veglia

occhio aperto assorbe
una pace oltre stelle
e senza gravità
una grata caduta all’indietro

dorsali spine orbite magnetiche
tratteggiano
nessuna altra distanza da patteggiare

avvampiamo
senza alfabeti senza traslochi

II

nell’occhio nella stanza
sotterranea melodia sconosciuta
delle dita
il dondolio bruciato
disfatto dei fianchi

cordoni di brezze lenti
tetti stesi d’ulivi croccanti

avvolgo in saliva di resina
la tua carezza
se baco di vena cava
piccoli fiori i miei piedi
bambini incuranti

III

non ha custodia la notte
intera in tondo la sua lingua
le sue palpebre di creta
soltanto difendo
perforo la tua crosta

di raffiche silenti le ciglia
la strada delle vene
velluto che ha delta latteo
una sola fune ci unisce
alla lama della terra

ci salviamo
se ha spiraglio la luce
slegando polsi e asole

indolenzita una bolla di sole
ci appanna

trattengo gli sparvieri in voliera.

***

Erminia Daeder (Taranto, 1959) insegna Lettere nella scuola secondaria superiore.

Suoi scritti sono apparsi sul “Quotidiano di Puglia”, “La voce del Popolo” di Taranto, “Pagina zero. Letterature di frontiera” e vari siti web e blog letterari.

E’ presente nell’Antologia poetica “Navigando nelle parole” Edizioni Il Filo (2005), nel diario poetico “Il segreto delle fragole” Edizioni LietoColle (2006, 2007, 2008), nell’Antologia “La poesia racconta”, FaraEdizioni (2008) e nell’Antologia “Storie e versi” FaraEdizioni (2008) con la raccolta “l’intrico e i serpenti”.

Segnalata al concorso nazionale “Parole per comunicare” (2004), finalista al concorso nazionale “Les Nouvelles” di Prospettiva editrice (2004), segnalata al Premio nazionale di poesia “Lorenzo Montano” (2006, 2007, 2008), selezionata al concorso letterario “volti e luoghi di Basilicata” e finalista al MezzagoArte, III edizione (2009).

3 comments

  1. mi colpisce il titolo “senza alfabeti senza traslochi” e l’immagine in apertura
    la parola “occhio” legata alla stanza e mi chiedo quanto legata al pensiero
    dunque una poesia “attenta”, ben calibrata, quasi osservata dove l’osservazione si fa strumento di percezione, infine di narrazione
    la rileggerò ancora poichè mi ha molto colpito
    ringrazio per la proposta
    Elina

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  2. Grazie di cuore a Stefania, mia guida e iniziatrice alla selva, alla sua generosità :)
    Un saluto e un grazie a chi passa. chi sbircia, chi scruta.
    E a Elina, che ritma tra l’occhio e la stanza l’ascolto :)

    Erminia D.

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  3. grazie a te, Erminia, è un grande piacere averti qui su Poetarum Silva.
    Ho già avuto modo di dirti quanto apprezzi la tua scrittura, ma ci tengo a farlo anche in questa occasione, complimenti :)

    un saluto e un abbraccio ad Elina :)

    stefania

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