Giorno: 28 dicembre 2010

Poesie di Tommaso Di Dio

Poesie di Tommaso Di Dio

 

 

 

[Con Tommaso Di Dio prosegue la rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80. In ordine sono stati pubblicati Fabio Teti, Greta Rosso, Valentina De Lisi, Chiara Daino, Domenico Ingenito, Simona Menicocci, Carmen Gallo e Francesco Terzago. Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, La poesia e lo spirito per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Segnalati da G. Montieri e N. Castaldi in più Riccardo Raimondo e Nadia Tamanini.]


 

Restare visibili. Non lasciare mai
le linee del volto confondersi fino a che
catrame sia questo grigio per le strade.
Non meno morte mi apri tu, se dici
il fulcro della doratura se la bocca
di notte apri tu. C’è un albero qui, davanti
alla mia finestra; qualcosa che da su
oggi piove. Non lasciare mai
questa tua carne minima; proteggila, resta
visibile fino a che dura
il mio giorno. Io voglio che tu veda
crescere questo albero.

*

favola

Per miliardi di anni la vita è stata
procariota. Cellula minima
clonabile da sé. Dopo tanto poté solo
aggregarsi in strati, stromatoliti
calcari biocostruiti niente più che
rocce viventi.

*

La luce vibrata, in alto
fra i cantieri, i bidoni. L’impalcatura
rossa si leva
nella notte delle gru; non nasconde
pullula, non vela
il volto che si riposa ora
della cinese migrante sul tram
delle sette di sera. Se la fisso, lei
chiude gli occhi e s’apre
del sonno la sua voragine. Nella curva
nel sobbalzo del motore mobile
che tutti inerzialmente ci ribatte
verso case, luoghi bui e chiari
luoghi di silenzi familiari, lei
adesso, riapre
gli occhi per un attimo e specchia
il volto suo nuovamente
nella città dei chilometri. M’appare
la miseria; questa comune
stanchezza delle carni, il nostro
corpo che insieme scolora
riflesso e non sa
trattenere forma, l’umana
espressione abrasa
dal ronzio del motore. Cadono
le foglie e gli alberi; tramontano
i mari d’industrie e d’amianti; crollano
i paesi, i volti, gli argini, braccia
che furono ghiere luminescenti ora
si sfanno; e la paura
bestia maledetta; la paura del non essere
scorre nel vano corpo di questo tram
e ci deruba la veglia, spacca
gli occhi e tramuta noi
vuoto spazio cavo senza
esser più. E tu ti separi
ti alzi. Ti stacchi per scendere giù.
Ti allontani nella strada e te ne vai. E questo tuo
andare via, mi lascia
la voglia di un abbraccio infinita.

*

favola

Per miliardi di anni la vita è stata
eucariota. Cellula minima
clonabile non da sé. Dopo tanto poté solo
comprendersi in forme
complesse, cercare il proprio nucleo
fuori dal sé.

*

Il giorno che s’avvera; da qualche parte nella mente
l’erba, ogni singolo
mattone che all’alba prende
luce e presenza. Poi
la salita lungo i boschi, la spianata
la casa bassa e le poche finestre
i vetri e l’opaco, la porta che si apre e sei
cielo di sguardi dentro tutto questo
sogno innocente. Ma dopo la notte c’è
l’aria fredda e la scura
discesa nella metropolitana; dopo arriva
la catena regale degli abbracci
degli sputi della cenere da scacciare
a viva forza. E lei è lì; prega
storta e disancorata. Sempre lei
balla cade offende, fa di tutto perché mai tu
l’ameresti così come ora l’ami
tua e di tutti, questa
vita reale più ricca e sgualcita
dal niente che non l’abbandona.

 

 

*Nota biobibliografica

Tommaso Di Dio, nato nel 1982, vive e lavora a Milano. É autore di un libro di poesia, Favole, Transeuropa, 2009, prefato da Mario Benedetti. Nello stesso anno, ha tradotto una silloge del poeta canadese Serge Patrice Thibodeau, apparsa nell’Almanacco dello Specchio, Mondadori. Dal 2005 collabora all’ideazione e alla creazione di eventi culturali con l’associazione Esiba Arte (www.esiba.it); all’interno della quale ha avuto possibilità di sperimentare diversi linguaggi: teatrale (Cianciana, 2009, Anamorfosis, 2010, per la regia di Milena Viscardi), video (Nessuno è solo, 2008, in collaborazione con Sebastiano Di Guardo). Dal 2006, insieme con il fotografo Salvatore Ferrara e i musicisti Anouchka Trocker e Seby Ciurcina, partecipa con propri testi al progetto Mshumaa(www.flickr.com/photos/salvatoreferrara/).