Giorno: 15 dicembre 2010

Bozzetti |Daniele Gennaro

il giornalaio

È una scatola la mia casa
d’estate un po’ calda
d’inverno gelata,
ma è la mia casa.
Mia moglie la lascio che dorme
mia figlia è lontana da qui
leggo poco da sempre:
non ho bisogno delle parole stampate
mi indico da solo col dito la strada.
Le tasche colme di monetine sonanti
era bello pensare che un giorno sarei stato
cappello e mantello ad inseguire gli indiani
(Tex Willer mi piace,
leggo quello poi basta).
raccoglietemi a poco a poco
vi porterò con me all’alba del giorno
verrò nitido e timido al molo,
sento il profumo del pane
e sorrido.

***

il fornaio

non ricordo quanto pane ho sfornato
baguettes, focacce dolci e salate
recuperato ninnoli e spugnose canzoni
sentite la notte fonda fonda alle tre
radiolina a transistor plastica rossa
appendo i sogni per il giorno che verrà
più tardi il pomeriggio quando il mare è più blu.
da piccolo volevo fare il marinario
correre furibondo sulle onde del capo
mi vedo un pò salmastro in effetti
ma son solo sudato
dal caldo del forno
la mia africa
è qui.

***

il barista

 

miscelo la noia con gin
angostura l’imponderabile fine
un pò in crisi lo ero
mia moglie rassegnata
sbolliva da sola
alla fine lo specchio si ruppe
e miracolato per poco
rassegnavo indolente
le dimissioni
fumoso locale da ballo
dirotto il mio pianto da te
sorrido impaziente
da sotto il bancone
mi faccio sangue nei pugni
sorrido inventando promesse
poesie travolgenti di odori
profumi
champagne
notarelle appuntate distratte
sul polsino bianco
kamikaze impolverati
sopponenti violenti
allontano tutto questo
negli occhi
palpeggio il tuo viso,
ubriaco.

***

il fotografo

scatto foto ai matrimoni
compleanni
se qualcuno legge una poesia
io sono lì e lo fotografo
sono spento alla luce
miniera di fango la mia ombra
nemmeno al più piccolo passo
lascio traccia di me
sono un fotografo di nuvole
mi piace ritrarre grandi famiglie
riunite la domenica in campagna
i grilli fan da coro
lo sfondo è verdegiallo
uno sbuffo di fumo nero
l’orizzonte lontano
promette altre immagini
altre folli rincorse
(in segreto però)
al ritratto arlecchino
di me vestito a festa
all’occhio attento
dello zio Antonio
con la macchina al collo.

Gianni Montieri – 5 inediti – (un anno in sintesi)

AGO E FILO

Rammento e poco più giù rammendo
piccoli tagli, scuciture, fori d’entrata
dalla finestra vedo un albero in fiore
salire su un muro color mattone
e questo (come non saprei spiegarlo)
mi pare un segnale, un’intenzione

metto in ordine la stanza, spolvero
ieri sera non hai telefonato, non importa
sei così presente, talmente ovunque
che sentirti o non sentirti non cambia
lo stato delle cose, il ritmo irregolare,
lo sciogliersi del sangue

con la scopa tiro via
le ragnatele ma lascio stare i ragni
credo portino bene. Ho spostato le tue maglie
ora hai un ripiano intero e tutto me

il pavimento è da lavare o basterà spazzarlo?

E dietro questa avrei altre domande:
il nuovo di Pusterla è bello come sembra?
Tu questo venerdì arriverai? Intanto
almeno la pioggia ha smesso di cadere
io mi sposto in mutande sul divano
in preda a qualche dubbio.

EUROSTAR 9750

Riparto che è già buio
poche luci, qualcuno cena
otto e venti: sarai già a casa

all’andata le stazioni sono belle
al ritorno soltanto panchine vuote
gente di schiena
tutti lasciano qualcosa prima dei binari
ai parcheggi, oltre le biglietterie

Padova: è presto per chiamarmi fuori
per cui ho tre libri ma non leggo
quello seduto di fianco guarda un film
si direbbe un uomo solido
una moglie, forse figli

io non faccio niente
accumulo ritardo
è come se ti avessi ancora addosso
la ragazza di fronte mi sorride
nemmeno se ne fosse accorta.

****

L’ORA DEL BAGNO

Del mare ricordo una finestra
vernice scrostata sulle imposte
stranieri fermi ai rondò
in attesa di carico
per lavori da mezza giornata

dietro il mare: la statale
lunga fino al Lazio
macchine con brava gente in coda
per le ragazzine, per scopare

il lungomare una sterpaglia
baracche, case mai finite
cartelli divelti e zanzare
prima di un lido, un morto ammazzato

ricordo questo del mio mare
e altro ancora

io e mia sorella ridevamo sempre
come fanno i bambini al mare
per noi contava soltanto l’ora
in cui entrare in acqua
qualunque fosse il suo colore

non ho mai visto gabbiani sul mio mare
qualche volta aquiloni colorati: bellissimi.

****

OTTOBRE COMUNQUE

Credo si possa essere felici
come è vero questo momento
in un cortile di San Sebastiano
le panchine vuote
a quest’ora nell’aria
resiste l’odore di sigarette spente
io matricola notturna cosa spero di imparare?
Cosa ascolto mentre guardo verso
la finestra dove ai tuoi studenti insegni
dove cerchi di sbrigarti e magari
sbirci l’ora oppure in basso

e mi trovi, scampato a calli e ponti
al primo freddo, al mio passato.

****

QUESTIONI INVERNALI

Sapevo sarebbero tornati i treni
i racconti da rotaia, il posto,
qualche volta, accanto al finestrino
l’amore, certamente

di avere distanze da accorciare
-il bianco della neve sui binari-
il calore che viene da case appena scorte

i viaggi: questioni invernali
taccuini da riempire

sapevo le facce degli altri passeggeri
l’aria stanca da venerdì pomeriggio
di questo conoscevo quasi tutto

che si è fatto tutto in una sera gelida
e oltre il vetro, guardando
un luogo che non c’è
fra Brescia e Peschiera, ho pianto.

@gianni montieri – inediti -2010