Giorno: 11 dicembre 2010

Cara (di Elia Belculfinè)

Cara. E scriverti una lettera
d’amore. No: sono un poeta. Io navigo. Dell’amore
non so nulla in
più di un pipistrello
spaventato
Cara scriverti una notte di stelle, un pianto
Che scintilli di preghiera. perché
le stelle leggono nell’anima
dei poeti,

nuotano anche dentro le
mie braccia
E le sollevo a stento l’amore
Pesa più del fuoco.

Cara e portarti dove la tua
anima baleni Di paura, in quel buio che
ti tiri al
mento per non Temere
più l’inverno.

Ho detto stelle, lo so. Che imprudente!
Ora temo la rivolta di Giove
Che si tramuti in toro e ti seduca
Perché non so davvero stupirti
Cara, e se poi
Ne venisse fuori un albero,
una quercia ben congeniata con ghiande un ghiro
Pensoso ai piedi, potrei, tra una parola
e l’altra
Fissare con i chiodi
Del sempre
Un cavaliere un drago un drago un castello
E dire per sospetto:
è solo poesia.

Ma comprendere
le geometrie degli astri, no, non è affare
di poeti. Sono le stelle
a fare il lavoro sporco. Perchè
accecarsi, allora?
Orbitano
dentro i nostri racconti, quando stanchi
lasciamo che la notte cosparga di oli
poco pregiati i nostri piedi
miserabili

Lo fanno gli innamorati. Sono loro

che scrivono le astronavi
e la speranza Ed io non so cosa sia l’amore. Ma
Uno spiffero i capelli
adesso:
quel giorno
di binario e miraggio,
e trasformasti
la mia anima in un campo di
segale.

Cara
Ma potrei far ondeggiare il
tuo respiro in uno scambio di battiti e mari. Chiedere a
giove
che diventi piccolo. Un’inezia di
di inchiostro sul registro dei
campanili

Ed entrare
nello studio del maestro, chi mi riconoscerebbe?
rubarti fra le righe
una
notte all’Opèra.