Giorno: 30 novembre 2010

Il fantasma di una gioia selvaggia ammicca sul bordo della follia – Poesie di Daìta Martinez

(ma poi è domenica)

.

è nato spiaggia
l’avorio che asciuga i piedi
nel sussurro che contiene
 
foulard
il sonetto privato
 
: solo all’alba
 
e la carne rimasta nel sangue
tra l’imprudenza e il salmo
selvaggia successione degli orari
 
: lingua
 
come masticano le parole delle donne
dallo scialle inclinato e gli occhi insorti
 
: placenta
 
così è istante
quel luogo che non principi
 
: doglia
 
(ma poi è domenica)
 
e non di sillaba
la piena scorza
del solfeggio
 
ed è sultana la pelle
stelo di una distrazione corporale
 
come un pentagramma musicale
il mare
 
: nella sera
 
assenza alloggia
quasi velario di versioni
tra i tendini accennati delle onde.

 .

.

(quattordici a novembre)

.

infila logica
corrente degli spilli
filato il cancello
 
: recondito ritaglio :
 
quando non vestirono
uterina prosodia
l’improvviso squarcio
 
sulle dita
 
(quattordici a novembre)
 
come veduta
di fragori spenti
i rintocchi nel cassetto
 
: liturgica mossa del papavero :
 
quel fiorire silenzio
nella scheggia che ci fodera
indugiando accenti
 
o forse ombra.

 .

.

(adesso)

.

no.
non ora.
non qui
 
questa cerniera
interna parentesi frana
sotto vertigine di cotone
lo scatto che infilza domani la pelle.
 
     perché l’odore si chiude
     dove precipita lo specchio in quel
     punto sulla credenza.
 
no.
non ora.
non qui
 
questo polso
allentata grafia cede
sopra gli indici nutriti
fotogramma di ieri la schiena.
 
     perché la parola si apre
     dove brucia l’incenso in quel
     piatto che al margine cade
 
(adesso)
 
la sedia: incauta flessione del contorno.

 .

( alla finestra)

.

è una scossa
la marmitta nel pendolo
zigano contrafforte
quella corda
di schiena.
 
è un tono
 
la pelle nel boccale
sua confidata spiga
quel canto
di spezie
 
(alla finestra)
 
infula | aderente | impronta
 
     e il succo
     uncino
     per la caccia
     del tempo
 
crudo | istinto | nudo
 
io
 
di unghia sequela
precipito
tuo arco violato
diaframma del seme.
 
     e le guance
     arrostite
     : di ni-ente
 
piagano specchio
che della donna non dice
quel moto dell’acqua
 
– con flesso prelievo solitario. –

 .

.

(la bottega di via alloro)

.

salsedine
era questo l’odore.
 
rolla la pagina:
 
– manica
imprevista parentesi delle alghe
 
| graffe
 
vermiglie mani.
 
non ho pelle
fino all’arrivo del rigo
sopra i capelli
guardo
 
       (la bottega di via alloro).
 
un titolo
era questo il passo.
 
abbozza il davanzale:
 
– bus
puntellato squarcio del disturbo
 
| strappato
 
angolo mancino.
 
non ho ombra
fino all’interno della sedia
sopra i seni
sospendo.

(c’era il lenzuolo)
insidia
 
: ginocchio :
 
la collisione della gonna.
 
come il pendolo che annuncia l’intento
il respiro fascia l’accento degli incisi
 
– sigaretta d’acqua rossa
quella statua scolpita
appena sotto –
 
dentro
 
: contorno :
 
il pasto cerato della lingua.
 
e
(c’era il lenzuolo).
 

   

 

Poesie di Simona Menicocci

Poesie di Simona Menicocci* 
 
 
 
 

 
[Con Simona Menicocci prosegue la rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80. In ordine sono stati pubblicati Fabio Teti, Greta Rosso, Valentina De Lisi, Chiara Daino e Domenico Ingenito. Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, La poesia e lo spirito per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Segnalati da G. Montieri e N. Castaldi in più Riccardo Raimondo e Nadia Tamanini.]
 
 
 
 
 
 
***

le conseguenze sono a vista d’occhio
il bacino spostato o le rotule oltre l’asse
(sistematica decostruzione ossea
attuata con scientifica accuratezza).

un ciuffo, uno
solo separa
almeno novemila
chiusure della palpebra,
i contorni ammorbanti dei conti
che non tornano, come tutto il resto.

Trova la patologia che spieghi
e stai storto poi col vocabolario,
reggi le scapole ancora un po’.
 
 
***
 
va e non viene, va
né il treno e la salita,
fatiche riproposte, fare posto
dopo la deglutizione,
faccia a faccia con le farine
le panature delle dita, i palmi.

prendi adesso questo flesso,
(il gorgoglio vacante) e vai.

va poi fino alla fine la polemica
la mollica sciapa, il ciarpame,
pretendere a rischio a dopo
caso mai vadano via, alla fine,
i contratti, le rifiniture, gli zittiti.

***

in tutte le bocche dei lupi
i baci di saluto gli àuguri che sentono
le sentinelle che si avvicinano
a volumi a stanziarsi dove
lo strato permette, il mirino
la messa del fuoco a straziare
le messi, sentire che dove
si assetano si stagliano le frecce
le facce rosse delle mire
colpire non a caso, fare caso
alle sbavature, le mietiture
delle bocche, i lamponi
marci, marciando a fil di pelle
i peli che piegano l’andatura
del vento, i piedi che pregano
coi lampioni sbarrati
– fare piano, sparire –
lo scoppio dell’ultimo spavento
dove batte il ventre mentre si entra
a non chiedere scusa
usando il bossolo e la bocca
a trangugiare ferite sgranate
lucciole che abboccano e spengono.

***

alle cose alle stesse
qualcosa in quanto qualcosa
nel mondo nel non del mondo
e stare fuori e stasi. Emerge
senza niente attorno
uno stare perso, ciò che era là
era già là, raro nell’esserci
un “tra”.

***

a pungolare il caso
il mai detto, il tanto
a rifare la conta
(quello che poi
le cuticole rialzate
non sanno),
il gioco dello stare
– se ci si riesce –
ad allontanare l’andare
a finire sui groppi
(che poi non servono
le mani ferme),
a tenere i punti, le serrature,
si accumula il continua,
l’antipolvere sullo straccio
(poi proprio quello
che rifà i bordi),
le screpolature dei forse
con le montature
da cambiare, ogni passo
a proiettare meglio.
 
 
 
 
 
*Nota biobibliografica
Simona Menicocci nata a Canosa di Puglia il 09/03/1985, vive a Roma da 11 anni. Selezionata per la pubblicazione della poesia “Soldato” nell’Antologia 2008 della I Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Quaderni di línfera”; selezionata con Menzione d’onore alla 23°edizione del premio “Lorenzo Montano” 2009 con la raccolta poetica “Nessunsenso”; finalista alla II edizione del premio “Cose a Parole” 2010 della Giulio Perrone Editore con la raccolta poetica “Il tempo che di notte non c’è”. Laureanda in Lettere, sta preparando la tesi sul Tiresia di Giuliano Mesa. In vista di pubblicazione presso la Camera Verde.