Giorno: 28 novembre 2010

Lay out |Daniele Gennaro

Lay out.

Dispongo le parole pronte in lay out di stampa,

Dispongo di poche impertinenti ore per lambire

Col giudizio la necessità della fuga.

Nell’apprendere purtroppo di te che non dormi,

Neppure un barlume di casa basta a sorprendere

Lo sguardo anchilosato nel verde angolo della

Solitudine ; coperta tirata sugli occhi per non

Vedere la neve che cade – prevista- quindi già

Assimilata allo spettro di Marley del Racconto

Di Natale- dopo di lui ecco i tre Natali: presente,

Passato e futuro-

Quale dei tre fa più paura?

Certo il futuro, nell’insospettato verificarsi delle

Cose spazio-ombra, con il suo esserci al netto di percentuale

Spazio-tempo, per dare consistenza alla nuda pro-

Creazione inattesa, per l’età di rimessa ,che spinge

A dorso di mulo le imprecisioni, le scarlatte dune

Le serpiginose dune, le velate dune.

Come Assiri alle prese con il problema della

Scrittura ricapitoliamo tutto un mondo alle spalle.

Debole fermezza , scuro in volto, particolato fine

Frammento di friabile stella il valore delle parole,

Ma di questo abbiamo già molto scritto e discusso.

Piuttosto con malandrini pistacchi ad uno ad uno

Ingollati per fregare il tempo sì, alla lettura dell’ultimo

McEwan , che traballa speranzoso negli occhi brillanti

Della perfezione sintattica ( per quando almeno metà

Del merito, come sempre, vada al traduttore).

Mi diverto e aspramente mi corteggia la delicata ambiguità

Della poesia.

Non ho muri, fossati o altro attorno.

Mi mostro a te come si deve, con l’indeterminata bellezza

Di un campo di tulipani dipinto, che a distanza potrebbe

Sembrare un campo di battaglia, una Waterloo senza

Cadaveri, una Marengo vittoriosa dove la erre francese

Rimane nelle cantilene degli scolari.

1965.

Seduto sulla tazza del water il mattino del primo giorno

Di scuola pensavo, ansioso, a chi mi sarei ritrovato accanto.

Da allora penso sempre a chi mi potrei trovare come

Compagno di banco, forse un rettile, uno scoiattolo,

un ragno femmina, tessitrice di speranza.

Posso guidare per ore nella bufera, con la lucidità e la

Precisione semantica di uno che ha studiato linguistica.

Studiare , ripetere, verificare con le mani la consistenza

Dell’invisibile.

Quello che mi annoia nella poesia è il verso che pretende di

Nasconderne un altro, quando in realtà fa capolino fin

Dall’inizio della pagina.

Il rosso era sangue, non tulipani.

I fiori rossi sono sempre i più belli, i più pericolosi e astuti:

sono la perfezione, che rende la verità  preda, stanata dal sole.

***

Inedito, 2010.