Giorno: 26 novembre 2010

Critico e testimone | Daniele Maria Pegorari

 

Critico e testimone, Daniele Maria Pegorari, Moretti&Vitali 2009

 

 

Critico e testimone
(storia militante della poesia italiana 1948-2008)
di
Daniele Maria Pegorari
Moretti&Vitali Editori 2009


Il lettore mi riconoscerà che è arduo il tentativo di recensire un storia della poesia in forma di manuale: si rischia di cadere nella noia dell’elenco, nella descrizione certosina, in una pomposa apologia critica, nell’interpretazione faziosa.
Ma, scrivendo su Critico e testimone (storia militante della poesia italiana 1948-2008) di Daniele Maria Pegorari, io questo rischio sono disposto a correrlo, fiducioso – come sono – che la natura stessa di quest’opera mi guida verso un’analisi obbiettiva, imparziale. Il libro in questione infatti percorre la strada di una critica come testimonianza, e non come interpretazione.
Leggiamo nell’introduzione dell’autore:

Il critico “partigiano”[…] specie quando aspira a farsi storico e antologista, scambia un principio di poetica per un parametro ermeneutico e storiografico. Il rischio – è evidente – è tanto più alto se il critico è egli stesso un poeta […]
Il critico come testimone si compromette con la sua materia vischiosa, attraversa le strade e gli incroci dei suoi autori e non sceglie preventivamente “da che parte stare”: tutt’al più, dopo aver registrato la molteplicità delle voci e delle presenze, procederà a esaltare le proprie facoltà visive, proponendo inquadrature più ampie e comprensive, utili ai fini dell’orientamento dello studioso e del lettore e funzionali a una riflessione valoriale e ideale che riconquisti alla letteratura il terreno della storia collettiva e dell’etica che le compete. Per questa via, semmai è pure possibile trovare alcuni – pochi – denominatori comuni a tutta la ricerca poetica contemporanea che mi pare di poter individuare nelle tre nozioni di statuto fonico, referenzialità e invenzione linguistica.

 

Un’ecologia della critica dunque – mi piace dire. Pegorari rimarca la necessità di una visione della letteratura «secondo una finalità esplicativa, rappresentativa e di adesione al vero».
L’autore, quindi, si adopera nell’affrontare e ricostruire la
visione, la testimonianza della storia poetica italiana dal 1948 al 2008, documentando con passione le «radici della post-modernità» e la loro influenza sulla poesia contemporanea.
Ci restituisce così l’immagine di un Novecento
vischioso e discontinuo che

 

[…] fa rimbalzare da una generazione all’altra estetiche del silenzio, parole-verso, pre- e post-grammaticalità […], prosaicizzazioni, orfismi, magmi mass-mediali e pubblicitari, citazionismi, astrattismi concettuali e materici, purismi e sincretismi

 

con una verve più narrativa che manualistica, che rende questo testo un’avvincente avventura nella poesia del secondo Novecento.Un’avventura della poesia Dopo la poesia (R.Galaverni), delle conquiste della lirica Dopo la lirica (E.Testa).
Mi piacerebbe elencare cinque recensioni: una per ogni capitolo del volume, ma la sua mole non me lo permette in questa sede.
Tuttavia, prendendo in prestito un link dal sito della rivista
Anterem, v’invito a vedere l’indice a questo indirizzo.
L’explicit è anche un limen temporale alla storia poetica: Aprile 2008.
Una roccaforte bastionata di frontiera pronta ad affrontare una nuova avanguardia, una nuova storiografia, una nuova critica – pronta ad affrontare e a lasciarsi affrontare.
L’explicit è un vallo d’Adriano che non poteva che esserà
al di là della stessa critica letteraria e delle sue ragioni, delle sue geometrie.
Sono due poesie:
Si dice di Lino Angiuli e Il sogno del maestro di Gianni D’Elia.

 


Si dice di Lino Angiuli


che dall’uno sbuca il due poi il tre e così via
in cerca di qualcosa che somigli a una curva
fino a quando puntini puntini fino a quando
si cade nel mal/destramente dal cavallo perdente
inciampato in qualche dente storto della storia

e ti tocca da capo il gioco del lotto prima
di essere giunto ad adocchiare il tale punto
verso il quale ti spingeva il desiderio forte
di cambiare la scenamadre del déjà vu
mettendo a posto qualche vocale consonante


pertanto nel day after ti tocca scancellare
le iniziali antenate del futuro semplice
dagli almanacchi dei sondaggi di turno
calare il piede nello zero centrale dell’alba
come si fa col mare ad ogni prima volta

e pensare che il bello ha da avvenire ancora
specialmente se piovono notizie a dirotto
dietro la finestra del televisore onnipotente
specialmente se la grandine che non aspettavi
ti ha già dato appuntamento nella pancia


lì dove è rimasto lo spazio giusto perché
sbuchi dal fondale un’altra specie di gioco.

 


Il sogno del maestro di Gianni D’Elia

Mentre andavamo, apparve il sogno un astro
sopra il muretto di un gentile brolo,
faccione rosso e crine bianco, il Mastro:

«Ma vivere in Italia si può solo
avendo coscienza del disastro,
come quando già si schiantò sul suolo

l’areo di Mattei, che voller guasto.
Finì l’autonomia del nero oro,
prima che cominciasse per la nostra

politica, un periodo di decoro,
visione mediterranea e proposta.
Schiacciato Pasolini e ucciso Moro,

le tre tappe della Loggia Nascosta,
Dipendenza, Omertà, Gran Concistoro,
raggiunsero il governo ed ogni posta.

Di questa storia militante loro
non c’è traccia nella nostra risposta,
il testo a fronte del fango, il bell’oro

dell’arte luccica, ma solo in mostra.
Silenzio nostro al gran silenzio loro,
per ogni delitto, un’opera opposta!»

La crisi, dentro noi, faceva il coro.

 


Daniele Maria Pegorari (1970) divide da quindici anni il suo impegno scientifico e didattico fra la Letteratura italiana contemporanea e la Filologia dantesca nelle lauree specialistiche delle Facoltà di Lettere e Filosofia di Bari e di Foggia. Cofondatore nel 2000 di «incroci» e curatore scientifico di una sezione dell’annuario internazionale «Dante», dirige collane di ricerche e testi (“Officina” di Stilo; “Le ciliegie” di Palomar; “Le Diomedee” di Sentieri Meridiani), collabora con numerose riviste accademiche e militanti ed è consulente di alcune case editrici nazionali. Ha pubblicato fra l’altro: Dall’«acqua di polvere» alla «grigia rosa». L’itinerario del dicibile in Mario Luzi (1994), Vocabolario dantesco della lirica italiana del Novecento (2000), Metrici dei giorni. Poesie per un anno (2000), Mario Luzi da Ebc a Constant (2002), Contesti della “Commedia” (con F. Tateo, 2004), Non disertando la lotta. Versi e prose civili di Mario Luzi con l’omaggio di 41 poeti (2006), Dal basso verso l’alto. Studi sull’opera di Lino Angiuli (2006), Puglia in versi (2009), oltre ad alcuni saggi su Dante e sul dantismo di Gozzano, Montale, Pasolini e Luzi. Nel 2001 e nel 2007 ha curato due numeri speciali di «incroci» dedicati rispettivamente a Innocenza e neodialettalità e a un Confronto sulla critica. Dal 2002 è membro della giuria del premio nazionale di poesia “Lorenzo Montano” e dal 2005 presiede il premio di narrativa “Vico del Gargano”.