L’inverno sta nella lana dei tuoi maglioni, amore

 M’insegni a ridere dai silenzi, l’affogare di uno sporco
cerebrale, afflitto da un sorriso dimesso, come un singhiozzo
d’amore, da bocca a bocca mi tieni, quando le labbra
divorano, l’aria e le nuvole in capestri di mani e gesti
m’insegni a non chiedere, all’insondabile che corre di fianco
sui letti e assieme alla crine di pioggia come frange sui tuoi occhi
e chiudi la schiena in uno schiocco, l’onda del suono mi urta
negli angoli bui, la luce è polvere che sbatte e si alza, come inferocita
dalla fame di un noi distorto, rovi di rose fra le fessure di pietra
mentre m’insegni ad armare le braccia d’amore, dallo schianto
più impuro, quando il sangue dipinge le ombre e la notte si fa bisbetica
e indomabile, architetto dei ritorni, segno di questo inverno di lane ed assenze.

[inedito, 2010, presente nell’antologia “è solo poesia” GDSEDIZIONI, 2010]

5 comments

  1. … m’insegni a non chiedere, all’insondabile che corre di fianco
    sui letti e assieme alla crine di pioggia come frange sui tuoi occhi
    e chiudi la schiena in uno schiocco, l’onda del suono mi urta
    negli angoli bui, la luce è polvere che sbatte e si alza,

    m’insegni a non chiedere…. è così bella, Anto, che vorrei averla scritta io.

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  2. leggere ed attraversare un percorso non facile, direi “di dedizione”
    “mentre m’insegni ad armare le braccia d’amore”
    profonda e non facile, piaciuta
    Elina

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