Giorno: 7 novembre 2010

La Poesia della domenica (di Mary Barbara Tolusso)

Non so che pensare della risposta del Domenicale del Sole a proposito della coraggiosa lettera di protesta di Azzurra D’Agostino. Istintivamente, di pancia, leggendo in fretta l’articolo d’apertura di Serena Danna, e quello di spalla di Davide Rondoni, si evidenzia solo una sorta di pacata risposta a un tentativo di rivolta. Pare diano il lecca lecca ad Azzurra facendola finire in prima pagina, accanto a opinioni di Cortellessa e non ricordo più chi, ma ne vengono fuori le solite cose: il piagnisteo dei “ma” e dei “però”. Insomma la poesia è la forma di scrittura più alta ma non la compra nessuno, ma non la legge nessuno, ma non se la fila nessuno. Più in là, la replica di Rondoni non esiste. Neanche un cenno, a destra e a sinistra, sulla questione del monopolio, sul fatto che occupi molti spazi, finanche alla sua scelta di introdurre la raccolta poetica di Bondi. Cioè, mi spiego, sui bunga bunga della poesia neanche una parola, se non liquidare la faccenda con la solita stronzata che, chi si lamenta, è indubbiamente un invidioso (o un purista). Non basta. Rondoni che fa? Scrive un pezzo dove alza ancora di più il suo scettro, quasi a sberleffo di D’Agostino, la quale, inconsapevolmente, gli ha fornito il pretesto per infilare i suoi migliori under 40. Mi sarebbe piaciuto invece, così, tanto per dare ai poeti la luce che meritano, che qualcuno avesse affrontato serenamente le faccende di traffici e commerci che esistono qui – anche se credo in forma più limitata rispetto ad altre forme d’arte – alla faccia della purezza, come dappertutto. Dire le cose, con una certa serenità, non avere paura delle parole. Invece il mio scoraggiamento parte dai poeti stessi. Nell’occasione, a parte Azzurra, a cui diplomaticamente tentano di mettere il bavaglio, scorrendo le pagine di blog e riviste in internet, tante le risposte (anche irruenti) di solidarietà alla nostra, ma quasi nessuna a firma reale, con nome e cognome autentici, e questa viltà, questi sfoghi da frustrati repressi, sono davvero il contrario della poesia. Non sono certo il tipo che tende a unire arte e vita, ci mancherebbe, ma come per Mastercard, alcune cose non si possono comprare. Oppure sarebbe stato bello, o per lo meno più significativo, che qualcuno avesse approfondito quanto il verso sia basico per tutte le forme di scrittura. Infilare nella capoccia della gente quanto anche i loro romanzieri preferiti si siano nutriti di poesia (da Proust a Houellebecq, tanto per dire), invece che le solite geremiadi su quanto poco i poeti siano apprezzati letti amati, innescare invece un escamotage che aiuti la poesia a uscire dal suo pantano. Io per me, devo essere sincera, amo il pantano della poesia, inteso come contesto chiuso e selettivo, non adatto alle masse, ma se proprio dovete farle pubblicità almeno fategliela con qualche trucco più ardito. E infine mi sembra molto inutile, tirare fuori la genuinità di un Rimbaud, o Testori e Bigongiari come esempi puri di aiuto gratuito ai più giovani. Lo sappiamo. Lo sappiamo che puttane e marchettari sono sempre esistiti, così come sappiamo che alcuni poeti laureati aiutano i più giovani senza tornaconto. Ma il punto è che la lettera di Azzurra D’Agostino non parlava degli “altri”, si riferiva a un nome preciso. Sull’ordine del sogno, mi sarebbe piaciuto immensamente di più che Rondoni avesse detto, con la bella libertà della verità: ho fatto l’introduzione a Bondi perché, chessò, in questo modo mi assicuro dei fondi per aiutare alcuni giovani autori, oppure miglioro il mio centro di poesia o semplicemente mi faccio un amico onorevole in più. E certo però, addio Bondi. In ogni caso, anche questo: “sfruttare” mecenati con velleità poetiche (almeno) per ottimi fini, è sempre esistito. E sappiamo che Baudelaire non si risparmiava nel correre dietro ai critici e tanti gli autori eccelsi disposti a compromessi pur di ottenere ciò che volevano (Pasolini scriveva a Moravia per farsi appoggiare ai premi letterari, ma erano autori eccelsi). Se oggi però non siamo più disposti a un solo criterio di qualità, e lo scambio è legittimo con chiunque, per favore, per favore, almeno lasciamo a casa la purezza di un Rimbaud per misurare la vita della poesia.

© Mary Barbara Tolusso