Giorno: 6 novembre 2010

Con l’anima sporca di terra

Chissà da quali siderali distanze, luoghi inaccessibili

sei cascata,

ignara d’ogni cosa

tra le pieghe di due corpi così umani.

Attraversare l’universo è un’impresa,

una sfida folle,

per ottenere qualcosa che non si sa cosa sia,

che non ha direzione, pensiero, emozione certa,

e solo poche pagine da scrivere.

Ma vivere è meglio che galleggiare

fra le onde di una sterile eternità;

percorrere un’incerta strada tra i boschi è eccitante

invece che vegetare in una perfezione fatta di sbadigli divini.

Forse temeraria e incosciente,

curiosa di esserci, finalmente,

dopo millenni metafisici di vita in potenza,

hai scavalcato, facciamo finta, le stelle,

le nubi, il cielo, gli uccelli e le galassie.

Era vano l’appello degli altri compagni lassù

a non abbandonare quell’eden di serenità

e a non sporcare di terra la tua anima.

Ma non ascoltasti i sospiri cosmici,

stanca di sbadigliare in attesa del tuo turno,

durante quell’appello lento e infinito

e del treno che non arrivava mai…

Chi sei, chi siamo, e perché chi lo sa;

prima niente, poi carne, poi di nuovo niente,

speranzosi soltanto di continuare ad avere

l’anima sporca di terra.

 

Dalla Francia, Quattro Poesie.

Hard times.

Vorrei avere la tenerezza del gatto,

Spigliato raggiungere ogni bordo

Pericoloso di cornicione, afferrare

Le nuvole con uno sternuto, appassire

Piano sotto il termosifone tiepido

Del tuo seno accolto sudato

Nella coppa fiorita delle mie incerte mani.

I tuoi piedi sollevano onde dalle forme

Sciolte  lontane ( sfavillanti pensieri

D’amore domani) e domeniche sopra

E sotto la vita che abbaia pensosa

Alla notte, invertita di ritmo, alleva lunatici

Pianterreni, isolati ascensori di nebbia,

Delicate punzecchiature zanne- avorio,

Colorate per scherzo e per giunta di blù.

Unica principessa salata di lavori  sovrani,

Lasciati stirati ,cucinati per bene, violoncelli

Accordati per appuntamenti mondani.

Pensate alle spalle ridenti cadute del tempo

Passato presente, imperfette sensate

Azioni dallo sviluppo binario-  sistema che

Scarta e riduce le piccole passeggiate

Dal soggiorno allo studio alla stufa in cucina

In un chilometrare infinito di passi-

Lunghe  tenere gambe,

Movimento solletico del  vivace

Intromettere l’attesa fra le bianche pagine

Del libro in partenza.

Tempi difficili (Hard Times):

Aspetti bellicosa a volte,

Non risparmi occhiate buie nevose di sere,

Ma conosco le prime e ultime volte che,

Sempre sollevati in tripudio, abbiamo

Colato respiri, volato aspirato congiunte

Levitazioni feline, con comodini spostati e

Imbarazzati pennuti pensieri, incastri emisferici,

Australie , Tasmanie piccole piccole,

Appendici del provinciale desiderio che

Scalda ancora il sorriso.

Verità diritta diritta il mio

Guardare amoroso, il promesso spogliato

Guardare, che rimescola ancora

E raccoglie la pioggia dalle tettoie

Ombrose delle tue ciglia bagnate.

***

Prendersi cura del cuore.

Ho alcuni amici che soffrono di cuore,

sempre più ai cinquant’anni

si stemperano  i colori nel buio.

Dico : vale la pena prendersi cura

del proprio armamentario flessibile

ritmico azzoppato nel mezzo del

cammino, anche per poco,

anche se la memoria si fa retrattile,

bischera e scura.

Non me ne volete amici, soffio nell’imbuto

del tempo anche per voi

(sfollagente ubriaco di passo montano).

Alle sorgenti verdi brilla la verità

della cesoia che incontra la lama,

argenta la nebbia notturna,

riprende a cantare  con un sorriso

ubriaco di due litri almeno.

Ogni giudizio sospeso,

raccogliendo tempeste di foglie,

avvicinerà il giorno, scriverà lettere

affrancate dal desiderio.

***

Un quadro di Giacometti.

Com’è possibile sentire parole

come pistoni sonanti di minuscoli

motori a scoppio? La coppia spinge

e puleggia il verde boscoso del cavi-

tato presente a spalle chine.

Ritornare riannodando pulviscoli marini,

scoiattolini ancora in attesa, ma il sospiro

del vento oltrepassa ogni punteggiatura,

scivola immenso di verità nell’alito bruno

presente della verbena odorosa,

lascia la traccia acuta sulle mie mani,

dolorosa avvita la lingua in rappresenta-

zioni celesti.

Una macchia rosa colpisce l’occhio

(nel primo dei tre quadri di Madame Maeght)

raccoglie tutto il movimento in un’onda lieve.

***

Pomeriggio alieno.

Certe anestesie ci costringono

ad abbreviare i saluti

ad abbassare la voce

a sospirare nel palmo della mano.

Certe politiche ci obbligano

a prender tempo per non fare

a credere che tutto passi

a definire l’impossibile

in un atto alieno.

Certi rendiconti ci tengono

fermi dritti sul ponte a guardare

il nubifragio nero e lontano

-metafore metereologiche

per poeti qualunque-

Ho fatto un pieno paffuto

di Jaques Prevért e Sandro Penna

due poeti affatto lontani

come un pendolo impazzito

il mio istinto berbero

insolentiva le maree

stuzzicava, in 3 D,

la luna.