Giorno: 13 ottobre 2010

Venezia, strana città – AA.VV.

Venezia, strana città. AA.VV.  – Cicero Editore , 2010

Venezia è una città inclinata, dove ogni cosa si mantiene in equilibrio appoggiandosi ad un’altra. Per questo non cadrà mai

(Riccardo Petito)

Prendete una quindicina d’autori,  date loro un argomento . Fate in modo che questo argomento, su cui scrivere, sia una città. Che questa città non corrisponda propriamente ai canoni standard. Levatevi lo sfizio di non far sapere a ogni autore ciò che  scriverà l’altro. Potrebbe venirne fuori un bel progetto, un libro addirittura. Il libro di cui vi parlo è nato così. Grazie a qualcuno che ha  avuto l’idea, la spinta propositiva e la volontà di portarla avanti. Questo qualcuno è Fabrizio Olivetti. Grafico, veneziano e art director del Comune di Venezia, ecco come introduce il libro:

Immaginare una propria Venezia, noi ci abbiamo provato: un grafico, un filosofo, un tipografo, scrittori, giornalisti, professionisti e professori. Qualcuno non è della città, nessuno sa quello che hanno scritto gli altri, non tutti si conoscono tra loro. . .  A questa raccolta abbiamo dato il titolo di << Venezia, strana città>>. Ma può essere che gli strani siamo noi. Buona visione.

Buona visione perché il libro è composto da  testi e illustrazioni. I brani che compongono il libro non si possono definire né racconti, né saggi brevi, né lettere. Almeno non nella maniera più tradizionale. Sono domande, risposte, critiche, dichiarazioni d’intenti e d’amore. Sono attese, ricordi, mugugni e carezze. Sono tutti molto differenti fra loro.

Guido Moltedo ad esempio, apre il suo racconto  “Venezianità” con un’affermazione che implica una critica profonda:

A Venezia i veneziani non ci sono. E non è solo colpa dei turisti che li sopraffanno e sommergono la loro città, come le alte maree che di tanto rinnovano la diffusa e consolidata apprensione – un classico stagionale – per una città destinata a sprofondare e che invece sta sempre lì gagliarda (e in questi allarmi si legge la preoccupazione per la sorte del suo patrimonio artistico più che dei suoi abitanti.

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m’ingravido – foto e testo di MG Galatà

.

m’ingravido

MG Galatà - m'ingravido

una notte d’abisso

nel punto riflesso

né veste d’acciaio

[to be to be]

logorando pastelli

di fumo e volto pallido

. 

si amano cartefragili

nei fragili morsi

tremori imbruniti

ed è se no pieno

se fragile sfiora

una notte d’abisso

                                                                 Maria Grazia Galatà 10.2010

Da psicanalisi (se servisse)

Ho pensieri incrostati
li vorrei cancellare
ditemi, c’è un solvente
per scioglierne la gromma?
Mi ritornasse immacolata pagina
questa mente da macero.

Sono annidati in essa temporali
fulmini e fiori
come già ne scrissi
e clandestini abitatori
delle mie case in cartapesta.

Forse potrei
scendere a patti con la mia fortuna
dicono almeno che di ciò si tratta
ma bendata
da riconoscere ben data.

Vedete dunque quanto mi suppone
una logora attesa
e quanto spira
di me sospesa in quella notte triste
in cui tutto sarebbe terminato.

Allora pregherei
se un santo cui non credo mi credesse
che mi tracciasse come una parentesi
(dare vita ai miei figli e custodirli
in questa dimensione).

Io redimorta
tornare a quell’asfalto