Paolo Fichera, “nel respiro” (L’arcolaio, 2009). Lettura privata, parte prima

tu sei il germoglio,
il figlio caduto nel grembo
in trapasso di battito, mano e vena.

Padre, un altro padre e un battito
che la mano incarna
nel legno che non arde la distanza
si piega alla foce del respiro la fonte
si adagia al pensiero, cibo che affossa
la carne in aliti fissi, in respiri scelti

(nel respiro, p. 11).

La morte del padre e la nascita del figlio racchiudono come in un cerchio tutta la materia della nuova opera di Paolo Fichera, “nel respiro” (il titolo in minuscolo è scelta d’autore e come tale andrà sempre rispettata), uscita nell’autunno del 2009.
“nel respiro” (pp. 11-27), “nel sangue” (pp. 29-36), “nel battito” (pp. 37-47) sono i titoli dei tre rispettivi movimenti che compongono questo poemetto di impianto vagamente neoclassico (e giustamente Viola Amarelli rievoca la figura di Foscolo). Il verso eroso è la forza dirompente di questa poesia, che cerca di superare l’invalicabile dolore della perdita attraverso lo stupore della nascita: tutto ha inizio dove c’è una fine, si potrebbe sintetizzare. Ma è forse forzare il dettato di Fichera? «nulla è naturale manca il padre / che alimenta l’impasto del figlio / l’organo uomo chiamato Paolo / caviglie sottili, occhio chiaro // la mano il battito mano e il respiro / la vista nel respiro, solo il petto / si alza, si distende e alza il petto / e il fiato di chi guarda / e l’ombra non è più vergine / il corpo non più corpo / organo indifeso agli abbracci» (p. 12). Il figlio che è divenuto a sua volta padre cerca nell’eredità del proprio padre i segni da percorrere («insegnami padre la vena / che segna il tuo seno», p. 15). Ed è un percorso ribadito nelle costanti riprese lessicali, come fossero colpi che percuotono l’intero corpo; e così le parole ritornano in un sottile gioco di ripetizioni e non semplici richiami (respiro, mano, petto, madre, silenzio, figlio, notte; e la serie potrebbe continuare).
La poesia di Fichera non è certo di facile presa, nel senso che non si fa chiara da subito per ammissione dello stesso poeta, il quale nella prosa che chiude il volume – vera e propria dichiarazione di poetica – afferma che «ogni parola aggiunta è una sottrazione» (“l’urto il flusso la fame il nido”, pp. 49-50, p. 49); sicché è evidente quale sia l’impegno richiesto al lettore. Allo stesso modo è altresì evidente la dolorosa fase di gestazione di tale poesia (del logos farsi poesia) che tende a estremizzare l’astrazione della parola, negando ogni dualità; non c’è padre e non c’è figlio se le due figure coincidono nell’unica che si identifica nell’io narrante («i-o» con forza verrà due volte ribadito nel secondo movimento). E come si nega questa dualità altre ancora se ne negano: «figlio mio, soave vigore / battito di vagito / figlio mio, padre mio / non morte né vita / flusso che nel flusso resta», p. 20; «non più sapere o non sapere», p. 25; «non più orfano o non orfano // non più mondo o realtà appesa», p. 26).
Il superamento del dolore (o il suo tentativo) avviene là dove si implora il figlio di sorgere («fatti dove ha termine la notte figlio […] preghiera che scava, / carne che scava l’ombra del trapasso»; p. 13): «Idillio è sceso in una vergogna linda / tutto è scarno nulla crudele / il dolore che si perde sprofonda / il mio dolore che battezzo voce» (p. 14).

 

Continua…

© Fabio Michieli

6 comments

  1. “ogni parola aggiunta è una sottrazione”, come nell’arte della scultura e forse il paragone va oltre questo.
    Per motivi personali, e non solo intellettuali o di gusto, leggo questi versi e il post che li correda con interesse crescente.
    Bravi a tutti e due

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  2. grazie marzia. grazie gianni.
    la raccolta di paolo è davvero un libro da avere, da leggere e rileggere come si fa con i classici.
    fabio

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  3. Rimango attonito da tanta attenzione al testo, dalla profondità di pensiero su questa “catenaria” carnale che porta in avanti la vita.
    Caro Fabio, hai saputo realizzare un piccolo gioiello. Ma attendo la seconda parte del tuo esame critico. Non vedo l’ora di pubblicarlo sul sito de L’arcolaio.
    Un complimento all’autore che ha realizzato un libro che ho voluto nel catalogo con tutte le mie forze!
    Ciao, Fabio.
    Ciao, Paolo

    Vostro Gianfranco

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  4. durante un caotico ritorno in treno da Bologna, ho avuto modo di leggere “nel respiro” e ne sono rimasto profondamente preso…
    Qui il buon Michieli rende giustizia ad un progetto ben riuscito (quello dell’Arcolaio), e nel Respiro è una delle perle non rare presenti in questa collana sperimentale del “Laboratorio”.
    complimenti,
    roberto

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